27 gennaio: oggi a Bruxelles si discutono due petizioni

images-3Siamo in contatto diretto con il balneare che ha scritto una delle due petizioni che saranno discusse oggi 27 Gennaio 2015 alle ore 16 in Commissione Petizioni a Bruxelles. avremmo dovuto esserci anche noi, al dire il vero eravamo già in lista ma l’influenza ci ha trattenute in Italia!

 

Petizione 1517/2012, presentata da G.S., cittadino italiano, sull’esclusione delle concessioni marittime dello Stato italiano dalla direttiva 2006/123/CE</TITRE>

  1. Sintesi della petizione

Nella petizione si chiede di non applicare la direttiva 2006/123/CE (Bolkestein) alle concessioni marittime statali per gli stabilimenti balneari privati.

Secondo il firmatario tale direttiva riguarda la liberalizzazione dei servizi, mentre le concessioni marittime statali sono concessioni di risorse o proprietà destinate all’uso pubblico, che sono simili alle concessioni pubbliche per lo sfruttamento di sorgenti di acqua minerale.

L’applicazione di questa direttiva agli stabilimenti balneari privati comprometterebbe, stando al firmatario, l’esistenza di migliaia di piccole medie imprese distruggendo posti di lavoro.

  1. Ricevibilità

Dichiarata ricevibile il 6 maggio 2013. La Commissione è stata invitata a fornire informazioni (articolo 202, paragrafo 6, del regolamento).

  1. Risposta della Commissione, ricevuta il 28 agosto 2013

“La richiesta principale del firmatario consiste nell’escludere le ‘concessioni’ balneari dal campo di applicazione della direttiva servizi. A sostegno di tale tesi, il firmatario ritiene che le succitate ‘concessioni’ riguardino dei beni e non dei servizi e che i concessionari non perseguano soltanto un interesse economico, ma anche pubblico. Inoltre, il firmatario ricorda la presa di posizione della Commissione, secondo cui lo sfruttamento di sorgenti di acqua minerale sarebbe escluso dal campo di applicazione della direttiva servizi e, alla luce di tale presa di posizione, afferma che dovrebbero essere escluse anche le ‘concessioni’ balneari. In caso contrario, chiede che la direttiva servizi sia applicata in modo ‘corretto’ dato che, a suo avviso, le spiagge non costituiscono una risorsa limitata (ai sensi dell’articolo 12 della direttiva servizi) e in quanto i concessionari partecipano anche al potere pubblico e prestano servizi sanitari.

 

 

Questo il testo dell’introduzione che il collega fece lo scorso anno quando per la prima volta si discusse la petizione che stata mantenuta aperta. Oggi i contenuti, ci dice, sono stati modificati:

Con questa presentazione si vogliono mettere in risalto alcuni aspetti controversi del caso delle concessioni demaniali italiane e dimostrare che c’ è bisogno di un maggiore approfondimento

 

Il primo aspetto che si intende affrontare è l’affermazione contenuta nella risposta della Commissione secondo cui l’articolo 12 della Direttiva Sevizi quando prende in considerazione i ‘beni’ lo fa in riferimento alle ‘risorse naturali’.

 

A ben guardare il dato letterale dell’art. 12 non consente questa interpretazione: il concetto di “risorse naturali” risulta essere astratto e generale. E date le conseguenze imprevedibili che tale astrattezza ha determinato nel sistema balneare Italiano, occorre elaborare un approfondimento in grado di stabilire quali sono in Italia le risorse naturali che hanno implicato o ancor oggi implicano l’adozione di una disciplina restrittiva a fini protezionistici e quali sono le risorse naturali che sono dall’ordinamento italiano trattati come beni economicamente sfruttabili,   qual’è il suo sistema autorizzatorio, come ha contemperato in un secolo le esigenze di tutela ambientale e di libera circolazione delle attività terziarie, rispetto alle discipline applicate alle risorse naturali nel senso stretto del termine.

 

secondo aspetto

La commissione afferma che la risorsa spiaggia è per definizione limitata.

ma la direttiva chiaramente non parla di risorse limitate ma bensì di scarsità di risorse. , d’altronde anche il territorio di uno stato è una risorsa limitata appunto dai suoi confine , non per questo tutte le attività di servizi che necessitano di un suolo debbano sottoporsi ad una selezione dei candidati,

Allora ritengo che la commissione debba accertare la effettiva scarsità della risorsa spiaggia, che non può essere data per definizione ma va dimostrata.

Riporto alcuni dati

 

tratto da un documento del ministero della salute

RAPPORTO ACQUE DI BALNEAZIONE 2010

L’Italia è lo Stato europeo con il maggior numero di spiagge. Con 4.921 siti di balneazione sui 13.741 di tutti i paesi europei, il nostro Paese rappresenta il 35,8% di tutte le coste balneabili del continente europeo. Dopo l’Italia ci sono la Francia con 2.005 siti di balneazione, la Spagna con 1910 e la Grecia con 1273………..

dati sull’utilizzo delle coste italiane tratto da uno studio del wwf del 2011

i km di coste naturali italiane sono 7600 delle quali circa 5000 km sono atte alla balneazione , di queste circa 900 km sono occupate dalle concessioni balneari che equivale ad un 18% , per cui c’è un teorico 82% di coste balneabili ancora disponibili,

un’altro dato interessante riguarda il numero delle concessioni che dal 2000 al 2011 risulta quasi raddoppiato, ciò indica che ogni anno vengono immesse sul mercato un numero consistente di nuove concessioni senza alcun tipo di preclusione di nazionalità e attraverso opportune evidenze pubbliche, e questo dato non considerare tutti i regolari contratti di compra-vendita avvenuti, altro modo di venire in possesso di una concessione

di conseguenza è difficile affermare che che sia una risorsa scarsa o non disponibile.

Ultimo aspetto

La Spagna ha potuto attraverso la nuova Ley de Costas “sanare” le posizioni di soggetti privati che ritenevano di aver costruito immobili (anche per lo svolgimento di attività di servizi ) su aree private che poi si sono rivelate demaniali perché ubicate sul mare, applicando una proroga pari a 35 anni come se fossero delle concessioni demaniali marittime che, altrimenti, sarebbero state avocate al pubblico demanio nel 2018.

Tra queste concessioni vi sono un centinaio di hotel , 3000 ciringuito con strutture fisse (dei quali 1300 ristoranti e 1700 chioschi) tutte in prossimità della spiaggia.

La vice Presidente della Commissione Europea Viviane Reding, Commissario alla Giustizia, si è complimentata con il governo spagnolo per l’iniziativa. Il tutto ha trovato la giusta soluzione perché per il caso spagnolo si è potuto parlare di proprietà di un bene o di un’azienda. Si tratta, in tutta evidenza di casi simili che dovrebbero trovare l’applicazione della medesima soluzione. L’Italia appartiene alla stessa Unione Europea a cui appartiene la Spagna?

Eppure quando il governo italiano si apprestava ad approvare una proroga similare di 30 anni per le nostre concessioni è stata fortemente osteggiata dalla commissione del mercato interno, né ci si è mai soffermati a valutare la validità del sistema normativo italiano che ha meglio realizzato il sistema economico balneare in tutto il panorama europeo.

Concludo

dicendo che la commissione non dovrebbe solo considerare se secondo la normativa europea le concessioni di beni demaniali rientrino nella direttiva ma anche considerare se ciò sia giusto dal punto di vista dei disagi sociali ed economici che questa scelta può determinare e, soprattutto, se vi è la certezza e la garanzia che questi disagi compensino gli eventuali dubbi benefici, soprattutto in questo momento di grandissima difficoltà e crisi economica.

Se, tra l’altro, sia giusto eliminare i REQUISITI PERSONALI E PROFESSIONALI RICONOSCIUTI in tutti questi anni agli attuali concessionari che, oltretutto, non sono solo cittadini italiani in quanto vi sono anche cittadini europei venuti in possesso regolarmente di concessioni balneari italiane. L’eliminazione dei suddetti requisiti che hanno determinato la nascita e lo sviluppo del nostro sistema ha creato vere e proprie imprese che con il sopraggiungere di una non adeguata interpretazione ed applicazione della normativa europea sono destinate alla chiusura

Questi sono alcuni dei temi che andrebbero approfonditi maggiormente , con i diretti interessati cioè con i concessionari, i quali potrebbero argomentare, con l’apertura di un tavolo di studio con i Commissari, la validità del sistema normativo italiano nel rispetto della non discriminazione e della libera circolazione dei servizi contemperando altresì le esigenze di tutela ambientale, di pubblica sicurezza e del diritto al lavoro.

Il tema è molto complesso e richiede appunto la partecipazione dei diretti interessati .

Chiedo quindi di attivare le procedure, anche politiche, che ci possano consentire di eseguire l’approfondimento sopra illustrato con le nostre rappresentanze sindacali e le autorità italiane interessate , specificando che il Governo Italiano ha aderito alle richieste di abrogazione dell’art. 37 del Cod Nav e poi del rinnovo automatico perché minacciata di infrazione europea e quindi non ha mai avuto il tempo necessario per dimostrare la validità e l’unicità del suo sistema normativo perfettamente compatibile con i principi europei.

Grazie per l ‘attenzione.

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La seconda petizione in discussione oggi è quella di Renato Papagni, Presidente di Federbalneari Italia. che si basa sugli investimenti da effettuare da parte di coloro che ottengono una concessione …… La Commissione non  quindi la durata della concessione come un problema in sé ….. considerato il potere discrezionale che lo stato membro dispone per fissare la durata della concessione”.

In altre parole la Commissione considera che la durata di una concessione demaniale marittima può/deve essere commisurata all’ammontare degli investimenti effettuati e che tale durata deve essere definita, a seconda dei casi, dallo Stato membro. Tale principio non solo è contenuto nella direttiva 2006/123 (la direttiva Servizi) ma anche nello stesso Codice della Navigazione.

Abbiamo sentito al telefono Marco Della Valle di Federbalneari Salento e ha ribadito che in Italia vige la legge di avere le pluriennali. Si possono chiedere le concessioni pluriennale con business planning che va in base al canone demaniale /(ex 2000 euro on business planning di 150 mila euro in 20 anni)

Appena avremo maggiori informazioni sull’esito delle discussioni vi faremo sapere

 

 

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