4 Gennaio, 2015: ad Arma di Taggia un convegno sull’ecosostenibilità come sviluppo turistico

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Organizzato da:

 Patrizia Lerda di Donnedamare

Associazione Spiagge Armesi

e QUARTO QUADRANTE

 

Domenica 4 gennaio 2015,alle ore 21  a VILLA BOSELLI, Arma di Taggia saranno riproposti tutti gli argomenti sull’ecosostenibilità delle nostre spiagge e dei nostri fondali. Un appuntamento da non perdere, già ben avviato, negli ultimi due anni, grazie all’Associazione Donne Damare Per L’impresabalneare, e saranno presenti Bettina Bolla e Patrizia Lerda di Donnedamare presidente dell’Associazione, Associazione Spiagge Armesi e QUARTO QUADRANTE, con Fabio Splendori, che ci hanno regalato per due estati consecutive, la loro esperienza e conoscenza da sub, in collegamento streaming con il pubblico.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI PER POTER AVERE TUTTI UNA CORRETTA INFORMAZIONE. GRAZIE.

 

Il turismo del futuro? Parte dai cittadini residenti, dalla loro qualità della vita, dalla capacità di essere felici, dalla loro cura verso la terra che abitano. I turisti arriveranno di conseguenza. Così  Carlin Petrini, patron di Slow Food, invitato al Forum Risorse, scenari e prospettive per una nuova idea di turismo – organizzato dalla Regione Liguria a Palazzo Ducale mercoledì 20 gennaio ha stravolto i canoni tradizionali con cui si pensa al turismo, e invita a cambiare paradigma. «La concezione secondo la quale più gente arriva, più soldi si incassano, è finita», dice. Qualità al posto della quantità, un capovolgimento del soggetto da qualificare: «c’è una nuova sensibilità verso la qualità della vita e la cultura del popolo che si va a visitare».

La felicità dei residenti, la difesa dell’ambiente in cui vivono, della sua biodiversità, la cura della terra che calpestano e coltivano, gli spazi dedicati ai bambini fanno molto di più di qualsiasi comunicazione.

Il turismo responsabile è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture e riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori.

Esiste quindi un modo di viaggiare la cui prima caratteristica è la consapevolezza: di sé e delle proprie azioni; un viaggiare etico che va incontro ai paesi di destinazione, alla gente, alla natura con rispetto e disponibilità; un viaggiare consapevole che sceglie di non avallare distruzione e sfruttamento, ma si fa portatore di principi universali: equità, sostenibilità e tolleranza.

Pur non avendo una vera e propria certificazione, il turismo responsabile si articola ad alcuni principi fondamentali

  •    la sensibilizzazione dei viaggiatori (preparazione al viaggio)
  •    la possibilità di contatto con la popolazione locale nel corso dei viaggi proposti (incontri, attività culturali, alloggio in famiglia)
  •    attenzione alle problematiche ambientali (sensibilizzazione dei viaggiatori, gestione dei rifiuti, gestione delle risorse)
  •    il coinvolgimento in uno o più progetti di sviluppo locale

 

Secondo il rapporto curato da IPR Marketing e Fondazione Univerde presentato a Milano in occasione della Bit 2014, il timore che con il turismo si possa danneggiare l’ambiente è molto alto ed è in crescita: dal 45% del 2011, all’attuale 49%. La prima preoccupazione, seppur in riduzione, resta la cementificazione che allarma il 63% degli intervistati (l’anno scorso era il 75%). Aumentano i timori dovuti all’i’inquinamento (dal 10% al 15%) e all’ipersfruttamento delle risorse del territorio (20%).

Sempre più italiani conoscono il turismo sostenibile (dal 61% del 2013 al 75% di oggi) anche se cala di un punto, attestandosi al 12%, la percentuale di chi sostiene sia molto o abbastanza praticato. Questo approccio viene ritenuto eticamente corretto (35%) vicino alla natura (31%) e solo dal 9% utopico. Bassa (4%) anche la percentuale di chi crede sia costoso.

Quella di fare scelte che non danneggino la natura è un’esigenza nata negli ultimi anni o di recente per la maggioranza degli italiani, il 53% e l’impegno economico da dover sostenere per questo tipo di turismo non sembra essere un fattore determinante: aumenta (dal 39% al 45%) chi pagherebbe fino ad un 10-20% in più per non danneggiare l’ambiente mentre scende dal 42% al 33% chi prende in considerazione solo i vantaggi monetari quando si trova a scegliere tra portafogli e ambiente. Inoltre il vincolo di sostenibilità viene ritenuto un freno per lo sviluppo di un’area turistica solo dal 4% degli intervistati, nel 2011 era l’8%.

Per informarsi si conferma la centralità del web (passato dal 65% all’88%) seguito dal passaparola (24%) mentre tv giornali e media tradizionali sono scesi dal 25% al 13%.

 

ECOTURISMO – Come nel caso del turismo sostenibile anche la conoscenza di questo tipo di approccio è in crescita: dal 47% del 2011 al 58% di oggi, con un picco dell’82% per gli over 54 anni. Il 55% degli intervistati è anche convinto che la sensibilità per l’ecoturismo crescerà nei prossimi dieci anni. Ancora una volta l’informazione passa essenzialmente dal web e più in particolare dai motori di ricerca (67%) e dai siti specifici (42%) con un vistosa crescita in un anno dei siti del turismo generalista (es. Trip Advisor, etc) passati dal 21 al 30% mentre i siti istituzionali restano scarsamente visitati (8%) così come i social (4%).

Nelle aree protette le attività più attrattive sono la conoscenza delle tradizioni locali (54%), i percorsi enogastronimici (42%) e lo sport (31%). La sistemazione preferita è invece l’agriturismo (che passa dal 43% del 2011 all’attuale 51%), seguiti da B&b (36%) e dimore storiche (29%). L’albergo tradizionale – in testa nel caso del turismo sostenibile – si attesta al 16%, dopo tre anni di oscillazioni tra il 24% e il 23%.

 

La sostenibilità nel turismo è divenuta un valore commerciale: molti viaggiatori sarebbero disposti a spendere per il plus ambientale, ma spesso non lo trovano. È quanto emerge dal terzo Rapporto sul turismo sostenibile presentato in Bit, illustrato da Sandra Cuocolo, ricercatrice senior di IPR Marketing, e realizzato in collaborazione con la Fondazione UniVerde.

Dallo studio risulta che il 39% degli intervistati sarebbe disponibile anche a pagare un 10/20% in più in cambio di precise garanzie ambientali e, a parità di prezzo, addirittura il 70% preferirebbe soggiornare in strutture percepite come “green”. Per ottenere informazioni ricorrono al web circa nove italiani su 10 (l’89%) e in particolare sono sempre più consultati i motori di ricerca e i siti specializzati. Gli italiani chiedono a gran voce il turismo sostenibile e non è un caso che per l’88% degli intervistati il vincolo della sostenibilità sia una necessità (38%) e una grande opportunità di crescita (50%) per lo sviluppo economico di un’area.

 

A conti fatti il turismo sostenibile appare sempre più come il futuro del settore in generale. Lo certificano il boom di agriturismi, la vendita di itinerari enogastronomici e l’exploit del turismo nei parchi, con un ecoturismo che si diffonde anche tra i visitatori provenienti dall’estero. Un fenomeno che noi di Donnedamare  vogliamo incoraggiare anche con il Manifesto per stabilimenti balneari ecosostenibili in collaborazione con Cesab,  con certificazioni e un ente di controllo, il Cesab che le renda credibili .

 

 

 

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