Altri On.li contro la proposta Baretta: per ricordare

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Da Antonio Smeragliuolo e Bettina Bolla

Pubblichiamo questo documento di seduta della Camera, datato 25 Ottobre, dal quale si evince come la sommatoria degli attacchi demagogici e strumentali abbia portato a far decadere la decisione presa dal Sottosegretario di Stato On.le Baretta a nome del governo il 26 settembre 2013, dimostrando la fragilità del governo verso la sua stessa parola.

Fonte http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0105&tipo=documenti_seduta
Chiarimenti in merito alla disciplina relativa all’assegnazione delle concessioni balneari, con particolare riferimento al rispetto della normativa comunitaria – 2-00262F) 

Mannino, Busto, Daga, Segoni, Terzoni, DeRosa, Zolezzi,Tofalo, Nuti, Lupo, Carinelli, Cozzolino, Nesci, Spessotto, D’Uva, De Lorenzis, Paolo Nicolò Romano, Parentela, Grillo, Lorefice, Turco, Colonnese, Di Vita, Bechis.
  

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro per gli affari europei, per sapere – premesso che:    
la procedura di infrazione comunitaria n. 2008/4908, relativa al regime normativo vigente nel nostro Paese in materia di concessioni balneari, è stata avviata, nel febbraio 2009, dalla Commissione europea in relazione all’incompatibilità del sistema di attribuzione delle concessioni demaniali marittime per finalità ricreative con il cosiddetto diritto di stabilimento protetto allora dall’articolo 43 del Trattato della Comunità europea (ora articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea);    
nella procedura di infrazione venivano contestati, in modo particolare, l’articolo 37 del codice della navigazione e le disposizioni della legge n. 493 del 1994, allora vigenti, che riconoscevano il cosiddetto diritto di insistenza, ossia un sistema di preferenza per il concessionario uscente e, a seguito delle modifiche introdotte con la legge 16 marzo 2001, n. 88, il rinnovo automatico delle concessioni della durata di 6 anni;   
l’Italia è intervenuta a rimuovere le cause all’origine della procedura di infrazione inserendo all’articolo 1, comma 18, del decreto-legge n. 194 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 25 del 2010, una disposizione con la quale è stata abrogata la parte dell’articolo 37 del codice della navigazione, che riconosceva il diritto di insistenza, e, nello stesso tempo, è stato stabilito che le concessioni in essere alla data in vigore del decreto e in scadenza entro il 31 dicembre 2015 fossero prorogate fino a quella data;    
in sede di conversione dello stesso decreto-legge n. 194 del 2009, è stato modificato l’articolo 1, comma 18, stabilendo che erano fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 03, comma 4-bis, del decreto-legge n. 400 del 1993, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 493 del 1993, e, dunque, richiamando, indirettamente, l’articolo 01, comma 2, dello stesso decreto-legge, che fissava in 6 anni la durata delle concessioni e ne prevedeva il rinnovo automatico alla loro scadenza;    
alla luce di questa disposizione, la Commissione europea ha provveduto, in data 5 maggio 2010, a inviare una lettera di messa in mora complementare con la quale, oltre a mantenere aperta la procedura di infrazione – in considerazione al fatto che l’ordinamento italiano conservava ancora una norma che autorizzava il rinnovo automatico delle concessioni demaniali – rilevava come l’ordinamento italiano in materia si ponesse in contrasto con l’articolo 12 della direttiva servizi n. 2006/123/CE (la cosiddetta direttiva Bolkestein), che era entrata in vigore a partire dal 28 dicembre 2009;    
l’articolo 12 della direttiva servizi prevede, infatti, che «qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali, che presenti garanzie di imparzialità e di trasparenza e preveda, in particolare, un’adeguata pubblicità all’avvio della procedura e del suo svolgimento e completamento» e che «l’autorizzazione è rilasciata per una durata limitata adeguata e non può prevedere la procedura di rinnovo automatico, né accordare altri vantaggi al prestatore uscente o a persone che con tale prestatore abbiano particolari legami»;    
l’Italia è intervenuta, di nuovo, per rimuovere le cause alla base della procedura di infrazione n. 2008/4908 approvando, all’interno della legge comunitaria 2010 (legge 15 dicembre 2011, n. 217, articolo 11), alcune modifiche al citato decreto-legge n. 400 del 1993 e, nello specifico, abrogando il già richiamato comma 2 dell’articolo 01 e tutti i richiami a quest’ultimo comma, contenuti all’interno dello stesso decreto-legge;    
con il comma 2 del citato articolo 11 della legge n. 217 del 2011, il Governo è stato delegato ad adottare un decreto legislativo avente ad oggetto la revisione e il riordino della legislazione relativa alle concessioni demaniali marittime secondo principi e criteri direttivi elencati nello stesso comma 2;    
tra i principi e i criteri direttivi elencati nell’articolo 11 della legge n. 217 del 2011, ai quali il Governo doveva conformare il decreto legislativo delegato, sono stati inseriti, tra gli altri, i principi di concorrenza e di libertà di stabilimento;    
a seguito dell’approvazione e dell’entrata in vigore della legge 15 dicembre 2011, n. 217, la Commissione europea, in data 27 febbraio 2012, ha chiuso la procedura di infrazione n. 2008/4908;    
in base al decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, in attuazione dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42, è stata disciplinata l’attribuzione dei beni statali, ai comuni, alle province, alle città metropolitane e alle regioni stabilendo, all’articolo 3, il trasferimento alle regioni dei beni del demanio marittimo;    
in base all’articolo 4, comma 1, del citato decreto legislativo n. 85 del 2010, è stato stabilito che i beni appartenenti al demanio marittimo non entrano a far parte del patrimonio disponibile delle regioni e che restano assoggettati alle disposizioni del codice civile, del codice della navigazione, delle leggi statali, regionali e delle norme comunitarie di settore, con particolare riferimento a quelle di tutela della concorrenza;    
da notizie di stampa si apprende che il Sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze Baretta ha incontrato, in diverse occasioni, le organizzazioni di categoria interessate a un riordino della materia e, in particolare, alla risoluzione dei problemi discendenti dall’approssimarsi del termine di scadenza delle concessioni demaniali in essere – fissato al 31 dicembre 2015 –, dall’impossibilità di procedere al rinnovo automatico delle stesse concessioni, dall’obbligo di procedere all’assegnazione delle stesse concessioni con procedure ad evidenza pubblica e dall’assenza di un quadro normativo che regoli la situazione giuridica dei soggetti che attualmente sono titolari di concessioni demaniali in scadenza;    
negli incontri con le organizzazioni sindacali, anche in occasione di manifestazioni pubbliche, il Sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze Baretta ha reso note le linee guida di un riordino della legislativa relativa alle concessioni demaniali marittime, che prevede:     
a) la sdemanializzazione delle aree frontali delle spiagge dove insistono gli immobili dello stabilimento e la loro cessione a un prezzo calmierato – da definirsi a livello nazionale – con diritto di prelazione a beneficio del concessionario uscente;     
b) l’assegnazione della parte restante dell’area demaniale con meccanismo che riconosca un diritto di prelazione ai soggetti che acquistano la parte della spiaggia retrostante «sdemanializzata»;    
la procedura di infrazione comunitaria n. 2008/4908 è avviata per violazione del principio della libertà di stabilimento delle imprese comunitarie protetto dall’articolo 43 del Trattato della Comunità europea (ora articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea);    
l’articolo citato vieta le restrizioni alla libertà di stabilimento dei cittadini di uno Stato membro nel territorio di un altro Stato membro e, dunque, ogni disposizione con la quale uno Stato, entro i propri confini nazionali, limiti e/o restringa la possibilità, per gli imprenditori provenienti da un altro stato dell’Unione europea, di accedere alle attività autonome e al loro esercizio e di costituire e gestire imprese e società –:    
se si ritenga che la cessione, a prezzi inferiori a quelli di mercato, di beni statali – per giunta già trasferiti alle regioni, in base al decreto legislativo n.85 del 2010 – con procedure preordinate ad assicurare l’acquisizione degli stessi beni da parte dei soggetti che, attualmente, vi conducono un’attività economica in forza di concessione demaniale, non esponga l’Italia all’ennesima procedura di infrazione da parte delle autorità comunitarie. (2-00262) 

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