Anche i tavoli tecnici della Leopolda sconfessano le aste.

Matteo Renzi a Leopolda 13Questo che pubblichiamo di seguito è il verbale del tavolo tecnico della Leopolda, un percorso coerente col Testo Unico dell’Impresa balneare, che è stato presentato dalla Sen. Granaiola in data 19 dicembre 2014  (ddl Atto Senato n.1723) e che sarà descritto  in conferenza stampa lunedì alle ore 12 in Comune a Viareggio.

 

 

Verbale della Riunione del Gruppo di lavoro Tavolo 38 intitolato “DEMANIO E DIRETTIVA SERVIZI: l’ottica del consumatore” Firenze Stazione Leopolda.

Scaricabile anche qui:Verbale della Riunione del Gruppo di lavoro Tavolo 38 definitivo-3

 

Partecipano:

 

Prof. Piero Bellandi in qualità di Moderatore

Sen. Manuela Granaiola PD referente politico del tavolo

Avv.Prof. Roberto Righi in qualità di esperto giuridico

Avv. Ettore Nesi in qualità di esperto giuridico

Avv. Luca Toselli in qualità di esperto giuridico

Vincenzo Lardinelli presidente Nazionale F.I.B.A.

Graziano Giannessi Presidente SIB Toscana Vice Presidente Vicario S:I.B Nazionale

Emiliano Favilla Presidente Comitato Salvataggio Imprese e Turismo italiano

Daniela Frangioni Vice Presidente Nazionale Donne DA’AMARE – Donne Impresa Balneare

Ezio Filippucci Imprenditore

 

e una folta presenza di persone interessate all’argomento.

Introduce l’argomento del Tavolo il Moderatore Prof. Piero Bellandi osservando che la Direttiva Servizi ha come obiettivo fondamentale l’integrazione del mercato interno dell’Unione Europea, liberalizzandolo, con conseguenti positive ricadute sulla concorrenza ed in ultimo sul consumatore. Tuttavia il moderatore osserva che, l’introduzione acritica sul tessuto economico italiano, della direttiva in argomento, porta anche serie conseguenze agli attuali imprenditori balneari, in particolare quando introduce procedure di selezione degli operatori soggetti ad autorizzazione all’esercizio dell’impresa, equivocando la natura delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico ricreativo. In particolare potrebbero venir messe in discussione le trentamila imprese balneari esistenti che occupano 100.000 unità lavorative con un indotto di oltre 1.000.000 di occupati e che, rappresentano il 55% sul PIL Turistico Nazionale oggi rappresentativo dell’11% del PIL Nazionale.

Prende quindi la parola la referente politica Senatrice del Partito Democratico Manuela Granaiola la quale ritiene questo incontro alla Leopolda 2013 molto importante per capire quali sono i problemi che l’applicazione non corretta della direttiva comporta, sia ai consumatori, sia agli imprenditori, vale a dire sia alla domanda che all’offerta turistica. La Senatrice informa il Tavolo che esiste un documento del Partito Democratico in cui si affrontano i problemi in argomento, documento che incontra la volontà della maggior parte degli esponenti del Partito Democratico, se si esclude una piccola parte di Amministratori Locali della Costa Romagnola. E’ noto poi che, ancorché non formalizzata, esiste una proposta Governativa descritta ed esplicitata dal Sottosegretario al Ministero dell’Economia Onorevole Baretta con la quale si intende porre rimedio alle problematiche che l’errato recepimento della Direttiva Servizi ha comportato. La Senatrice è del parere che si debba capire che questo è un problema dell’Economia Nazionale la cui soluzione necessita di un’ ampia convergenza sulle modalità attraverso le quali si possono risolvere le rilevanti questioni in essere, e che è importante che nessuna forza politica ci metta una sua “bandierina” sopra.

Il moderatore, riprendendo la parola, pone come prima domanda di discussione se il consumatore possa essere avvantaggiato da una procedura di selezione degli imprenditori balneari attraverso evidenze pubbliche o se invece la modifica dell’offerta di questo mercato possa comportare ulteriori problematiche. Risponde l’Avv. Prof. Righi il quale precisa che l’Europa non conosce la fattispecie giuridica ‘Concessione demaniale Marittima per usi turistico ricreativi’ assimilandola più ad un concetto di autorizzazione all’esercizio di impresa di servizi, che alla locazione di un bene pubblico. L’Avv. Prof. Righi sostiene che, su queste basi, la Direttiva Bolkestein non contempla le imprese Balneari; osserva tuttavia che per molti politici si è creata una “mitologia” giuridica per la quale la Direttiva Servizi introdurrebbe una procedura di selezione tra imprenditori balneari, perché le risorse naturali di cui tali imprenditori si avvalgono non sono limitate; per cui mai ci si sarebbe dovuto riferire all’art. 12 della stessa direttiva. L’Avv. Prof. Righi focalizza l’attenzione sul fatto che le risorse di cui trattasi sono un bene su cui gli imprenditori balneari sono titolari di un diritto di superficie, ancorché a tempo, cioè sono portatori di un diritto reale. Non solo, ma trattandosi di beni di proprietà dello Stato, non si può prescindere dalla realità degli stessi, come di realità si parla quando si vanno a combinare gli altri fattori della produzione apportati dall’imprenditore (immobili, attrezzature, avviamento, marchi di impresa e Know How) . A tale proposito ricorda che i beni in proprietà sono tutelati in linea di diritto dall’art. 1 della CEDU – Convenzione Europea Diritti Dell’Uomo – e dell’art. 345 TFUE – Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea – quest’ultimo articolo ritenuto di pari dignità con il 49 TFUE sulla Libertà di Stabilimento. Per cui, secondo l’Avv.Prof.Righi, la Direttiva Bolkestein non si sarebbe dovuta applicare ai balneari per i due motivi citati.

In caso di procedure di selezione è dunque assai probabile che gli imprenditori balneari facciano valere i loro diritti attraverso un contenzioso che potrebbe assumere dimensioni nazionali e di esito incerto per lo Stato e per gli Imprenditori, che potrebbe in primis demotivare gli imprenditori turistici da ulteriori investimenti a danno dell’offerta e successivamente a pesanti oneri per il contribuente in caso di condanna dello Stato. Ciò a dire ,in ultima analisi, in un danno certo proprio per quei consumatori che la Direttiva intende avvantaggiare con i suoi principi.

Per dimostrare tecnicamente la sua esposizione fa un breve excursus di altre fattispecie di servizi che invece sono da ricomprendere in quelle che, utilizzando un bene pubblico, devono ,per la sua assegnazione ,ricorrere a procedure di selezione ad evidenza pubblica. Tale è il caso degli ambulanti, delle concessioni di terreni da cui sgorgano acque minerali o termali eccetera.

Precisa inoltre che male hanno fatto alcune Regioni a voler legiferare in materia perché tali argomenti attengono al Diritto Civile e come tali, ai sensi dell’art.117 comma 2 della Costituzione, sono di competenza riservata allo Stato. E, in effetti ,lo Stato ha impugnato di fronte alla Suprema Corte tali leggi regionali e la Corte Costituzionale ne ha dichiarato l’incompetenza alla loro emanazione. Tutta la vicenda adesso si è complicata stante proprio lo stratificarsi di sentenze affermanti che il demanio stia tra la direttiva e il trattato, per cui ritiene purtroppo molto arduo ottenere una impostazione corretta della questione.

L’intervento stimola altri dubbi nel Moderatore proprio relativamente alla realità dell’impresa. Il Referente Politico del Tavolo però intende ritornare alla domanda iniziale se cioè l’applicazione della Direttiva Servizi con l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime tramite procedure di selezione con evidenza pubblica possa portare vantaggi per il consumatore. Prende la parola Ezio Filippucci il quale afferma che per il tramite delle evidenze pubbliche paradossalmente il consumatore non avrebbe possibilità di scegliere il miglior offerente del servizio, sulla base dell’armonico rapporto tra prezzo e qualità, e quindi in modo concorrenziale, oppure di scegliere il servizio che meglio lo aggrada, in quanto personalizzato. Si troverebbe anzi nella condizione di essere sostituito nelle sue scelte dal valutatore dei progetti imprenditoriali da selezionare, che potrebbero di contro e per prassi andare verso offerte di servizi indifferenziati. Inoltre il progetto selezionato potrebbe essere bellissimo sulla carta, ma poi comportare seri problemi di realizzazione e non essere gradito al consumatore finale. A tale proposito il Moderatore si chiede se il disposto dell’art.9 della Direttiva Servizi non possa essere analogicamente applicato al contesto presentato da Filippucci, se cioè, il fatto di poter solo a posteriori valutare la positività di un progetto non infici la bontà dello stesso, ancora sottraendolo alla scelta del consumatore. Filippucci prosegue affermando che la vera concorrenza potrebbe essere quella di utilizzare le aree ancora possibili da concedere per creare nuove imprese in modo che le trentamila imprese esistenti dovrebbero fare i conti in concorrenza con le nuove realtà. Ed è per quelle imprese che naturalmente dovranno essere previste le evidenze pubbliche per l’assegnazione delle nuove aree. L’Avv. Prof. Righi aggiunge che il consumatore non verrebbe avvantaggiato dell’esistenza delle evidenze pubbliche perché il Diritto Comunitario impone che l’imprenditore che venga sostituito dopo un’evidenza pubblica andrebbe indennizzato dei valori che ha creato sul terreno demaniale concesso, stante il fatto che l’art.49 del Codice della Navigazione sarebbe incostituzionale e in contrasto con i principi affermati dalla Corte di Giustizia Europea. Quindi se è lo Stato che deve indennizzare il concessionario uscente, il consumatore ,che è anche contribuente, si ritroverebbe a pagare maggiori oneri a carico della finanza pubblica; se invece fosse il concessionario entrante a indennizzare l’uscente si dovrebbe rivale sul consumatore per far sì che il suo investimento fatto di miglior progetto e di valore di indennizzo trovi remunerazione nei prezzi di erogazione dei servizi. E il consumatore dovrebbe acquistare i servizi a prezzi maggiorati. Prende la parola il Presidente Nazionale FIBA Confesercenti Vincenzo Lardinelli, dicendo che non ci si deve arrendere, accentandola, a quella ‘mitologia’ giuridica esposta dall’Avv. Prof.Righi, ma occorre continuare nella ricerca della verità giurisprudenziale da un punto di vista tecnico. Tuttavia tale strada potrebbe non bastare e quindi la partita potrebbe essere giocata, sempre in difesa del consumatore, qui cittadino, cercando di risolvere il problema magari con maggiori vantaggi per lo Stato Italiano e il suo Debito Pubblico. Lardinelli, infatti, si relaziona alla proposta Governativa fatta dal Sottosegretario al Ministro per L’Economia Baretta presentata alle Organizzazioni di Categoria lo scorso 26 settembre. In tale proposta si evoca la possibilità di procedere alla sdemanializzazione delle aree su cui insistono gli immobili di proprietà degli imprenditori balneari trasformando la concessione e il relativo diritto di superficie in un diritto obbligatorio quale la locazione. Diritto che, a sua volta, potrebbe trasformarsi, solo per le aree occupate dai manufatti strumentali all’esercizio dell’impresa, in una vendita di tali terreni con opzione in favore dell’attuale concessionario. Infatti ,non potendo modificare le convinzioni giuridiche relativamente alla Direttiva Servizi, ritiene che, stante anche il disposto dell’art.49 del TFUE sulla libertà di stabilimento, non sia il caso di agire sugli aspetti proprietari, viste le considerazioni svolte dall’Avv.Prof. Righi. E in questo senso ritiene estremamente interessante la proposta governativa relativa alla sdemanializzazione e alla possibilità per l’attuale concessionario di riscattare le aree su cui insistono gli immobili e gli impianti turistici, residuando alle evidenze pubbliche sole le aree ad ombreggio; si spinge poi a proporre di dare una prelazione all’utilizzo di queste aree al concessionario acquirente delle aree, anche per consentire alle imprese che si dichiareranno disponibili a tale acquisizione di avere i flussi finanziari necessari all’ammortamento dei mutui contratti per l’acquisizione. Sulla sdemanializzazione aggiunge che non si tratta di un istituto sconosciuto al nostro ordinamento, ma che anzi ogni anno vengono sdemanializzate e commercializzate aree ingenti di Demanio Statale. Conclude dicendo che si è molto meravigliato che una minoranza avversi tale soluzione utilizzando supposti principi giuridici che a lui sembrano invece celare interessi economici importanti. Il Moderatore interviene chiedendo agli esperti se una siffatta soluzione possa avere validità giuridica. Prende la parola l’Avv.Nesi spiegando che l’art.28 del Codice della Navigazione finalizza il Demanio Statale ai pubblici usi del mare, tra cui la pesca, l’elioterapia e la balneazione. Sdemanializzare non necessita di una legge: la procedura può essere fatta dagli organi competenti a partire dal Ministero dello Sviluppo Economi Direzione Generale delle Infrastrutture, sentita l’Agenzia del Demanio. In questo caso la sdemanializzazione verrebbe fatta per legge con una forza giuridica maggiore. L’Avv.Prof. Righi sostiene che dopo la sdemanializzazione alle fattispecie in argomenti si applicherebbe la legge 394 sulle locazioni commerciali, dove l’inquilino avrebbe una prelazione all’eventuale rinnovo del periodo locativo e una prelazione all’acquisto. Il referente politico chiede maggiori lumi, perché per come l’ha ricevuta Lei, la proposta Baretta presupponeva un’opzione all’acquisto a favore del concessionario/locatore esistente. Il Prof. Righi precisa che la prelazione verrebbe dalla situazione giuridica de iure condito, ma che anche un’opzione potrebbe benissimo venir introdotta nell’ordinamento delle fattispecie in argomento. Il Moderatore chiede se esista la prelazione sui beni pubblici. Risponde l’avv.prof.Righi che la prelazione sui beni pubblici demaniali nell’attuale situazione non esisterebbe; ma se si sdemanializzasse ,si applicherebbe il diritto contrattuale privato con le previsioni della legge 394. Lardinelli chiede agli esperti se è possibile avere l’opzione sulle aree occupate dagli immobili, una volta sdemanializzate e contemporaneamente ottenere sulle aree residue che andrebbero ad evidenza pubblica, una sorta di prelazione. Gli esperti unanimemente ritengono che la somma dei due diritti potrebbe costituire una violazione di nuovo alle previsioni Comunitarie; per cui consigliano le Organizzazioni di Categoria a “non chiedere la Luna”. Anche il Moderatore è del parere che l’opzione sarebbe sufficientemente tutelante. Segue un’approfondita discussione sull’argomento. Il Tavolo conferma che la prelazione non è giuridicamente perseguibile, ma occorrerà trovare altre motivazioni, per lo più tecniche piuttosto che giuridiche per affermare l’unitarietà funzionale dell’impresa balneare. Il Moderatore ricorda che per il contribuente/consumatore tale ipotesi potrebbe essere interessante perché supererebbe l’attuale incertezza normativa che ha causato l’azzeramento degli investimenti delle imprese, prevenendo tutto il contenzioso che si verrebbe a creare. In più le risorse finanziarie che si verrebbero a liberare sarebbero utilizzabili per abbattere il debito pubblico nazionale in modo da far ripartire l’economia nazionale. Sull’argomento prelazione l’avv.Nesi ritiene che possa essere sbagliato andare a chiedere la prelazione perché l’Europa potrebbe veramente riaprire una messa in mora sull’argomento. Invece il concorrente che dovesse risultare vincitore della gara di assegnazione, dovendo pagare l’indennizzo al concessionario uscente, potrebbe desistere dalla partecipazione alla gara stessa. A questo punto il Moderatore chiede se allora non sarebbe provocatorio permettere che il valore commerciale dell’azienda posseduta dal concessionario in scadenza non possa essere considerato prezzo di base d’asta. Questa potrebbe essere una misura di equità. Il Moderatore chiede poi se lo spostamento della linea demaniale o meglio la ridisegnazione delle aree demaniali può esser fatta o con rilievo cartografico o mediante catasto. L’Avv.Prof. Righi dice che se la sdemanializzazione sarà effettuata con legge, sarà la legge stessa che ci dirà come. Lardinelli poi informa il Tavolo che la proposta Baretta incontra delle forti obiezioni da parte della Regione Emilia-Romagna i cui amministratori sostengono che il problema sdemanializzazione in virtù del federalismo demaniale dovrebbe essere delegato alle Regioni. Chiede agli esperti di chi sarebbe la competenza. Gli esperti confermano che ad oggi, con l’attuale normativa ,non c’è possibilità che questa operazione possa essere fatta su basi regionali. Sul regime proprietario è infatti sempre lo Stato a legiferare, in quanto effettivo proprietario del bene. Alle Regioni sono state infatti solo delegate le funzioni amministrative che, a loro volta, le stesse hanno rigirato ai Comuni. In più le concessioni seguono ancora il diritto civile che è competenza riservata dello Stato. Il Decreto sul Federalismo prevede poi espressamente che l’attività della sdemanializzazione appartenga allo Stato. Interviene una signora del pubblico chiedendo quale per il consumatore sia la migliore soluzione tra pagare un indennizzo al concessionario in scadenza o piuttosto consentire al concessionario di acquisire il terreno dove insiste la struttura per il cui tramite vengono erogati i servizi. Ai presenti sembra più conveniente per la collettività dare continuità aziendale in quanto foriera di nuovi investimenti da realizzarsi tramite le risorse che l’imprenditore balneare attiverebbe in un contesto di maggiore certezza giuridica, piuttosto che prevedere che l’imprenditore concorrente debba destinare parte delle sue risorse finanziarie ad indennizzare il concessionario uscente. Filippucci chiede se si possa normare differentemente le aree dove insistono gli immobili e le conseguenti aree di ombreggio rispetto alle aree dove non insistono imprese e di conseguenza risultano assegnabili. Quindi si chiede se non sarebbe opportuno, una volta concesso dall’amministrazione statale il diritto di opzione alle imprese esistenti, dare la disponibilità delle aree libere da imprese alle amministrazioni locali onde ricavarne nuova finanza pubblica locale, rendendo non più necessario trasferire risorse dal centro alla periferia, con evidenti risparmi sul bilancio statale. Filippucci rende edotto il Tavolo della posizione della vice Presidente della Commissione Europea Viviane Reding, Commissario alla Giustizia, relativamente alla Legge Spagnola sulla Coste, che ha recente affermato: “bene ha fatto la Spagna ad uscire dalla logica delle evidenze pubbliche relativamente all’utilizzo di aree costiere, prorogando di diversi anni, fino a 75, visto l’alto grado di incertezza che il sistema della Legge sulle Coste dell’88 aveva comportato”. Il tutto perché anche per il soggetto spagnolo si può parlare di proprietà di un bene o di un’azienda. Poi si chiede retoricamente se anche l’Italia appartiene alla stessa Unione Europea a cui appartiene la Spagna. Il Moderatore fa presente in merito che anche il vice primo ministro, Soraya Saenz de Santamaria, ha spiegato durante il Consiglio dei ministri che la legge precedente di 24 anni fa, centrata sulle evidenze pubbliche e su una liberalizzazione delle autorizzazioni, non ha centrato “correttamente” gli obiettivi prefissati per la protezione delle coste e dell’ambiente e ha poi creato “incertezza del diritto”. La riforma ha lo scopo di “tutelare il nostro patrimonio ambientale, liberando la costa urbana da atrocità edilizie”, ha detto, Saenz de Santamaria e ha sottolineato che la Commissione europea ha molto vivamente approvato questo nuovo testo. L’Avv.Prof. Righi ritiene molto difficile ripercorrere la strada spagnola perché l’Italia ha subito due procedure di messa in mora. Continua affermando che il problema delle concessioni è un problema ideologico in Italia e come tale andrebbe politicamente trattato. La Senatrice Granaiola informa che aveva presentato una proposta di legge in cui, modificando l’art.822 del Codice Civile, meglio si definivano le aree demaniali marittime, introducendo giuridicamente l’area dell’arenile, che sottratto agli usi pubblici del mare sarebbe automaticamente sdemanializzato. Gli esperti ritengono che tale proposta porterebbe ai medesimi effetti già esposti. Interviene un signore del pubblico che si dichiara essere un dipendente comunale di un comune del Salento il quale intende tornare sul tema dell’assegnazione e chiede la esatta procedura di assegnazione della scogliera su cui possono essere realizzati investimenti produttivi creatori di un’impresa balneare. Tutti gli esperti concordano che su tali assegnazioni è necessario procedere tramite una procedura di selezione con evidenza pubblica. Al suono della sirena il Moderatore dichiara conclusi i lavori del Tavolo 38; i partecipanti dichiarano di essere soddisfatti dell’esperienza condivisa.

 

 

 

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