Balneari: l’Imu uccide le imprese

L’Imu sugli immobili strumentali delle imprese sta distruggendo la piccola impresa. Da un’analisi effettuata dalla Cna, emerge che su un piccolo capannone industriale di valore catastale inferiore a 1 milione di euro, l’imposta comunale è arrivata a superare gli 11.500 euro, segnando, quindi, un incremento medio di circa 5mila euro a cui corrisponde un incremento percentuale superiore al 77%. Sullo stesso immobile, gli aumenti sono stati diversificati sui 21 capoluoghi di regione su cui è stata fatta l’analisi. L’incremento maggiore si registra a Milano con oltre 7.600 euro di aumento (più 154,4%) mentre la crescita più bassa si registra a L’Aquila con poco più di 2mila euro di incremento. Le cose non cambiano per un piccolo laboratorio artigiano di valore catastale di circa 270mila euro. In questo caso si è registrato un incremento medio di circa 1.800 euro a cui anche qui corrisponde un +101%.
Il presidente di Cna Balneatori Liguria, Alessandro Riccomini, ha dichiarato: “Uno dei casi analizzati dallo studio di Cna riguarda proprio i gli stabilimenti balneari. Noi siamo praticamente in affitto, paghiamo cioè un canone demaniale che equivale ad un affitto per l’utilizzo dell’arenile su cui lavoriamo. Ciò che viene costruito sugli arenili è di proprietà dello Stato (e in Liguria il 90% si tratta di cabine in legno. Di “immobile” non c’è nulla. Anche se oggi parliamo di Imu, siamo in presenza di un’impostazione che deriva dall’Ici, un’imposta che avrebbe dovuto gravare sui proprietari degli immobili, e i proprietari non siamo noi, bensì lo Stato. Ma non è solo questo il problema; il fatto è che ci è stata applicata un’aliquota talmente alta che non possiamo sostenere. Un esempio? per il mio stabilimento a conduzione prevalentemente famigliare, con 3000 metri quadrati di spiaggia in affitto, dovrei dare al Comune di Sestri Levante 18mila euro, per i due canoni del 2013 e (retroattivamente!) del 2007. Due annualità, per un totale che io non so proprio dove reperire: un aumento dei prezzi verso i miei clienti? certamente non è pensabile, in questo momento di crisi; dovrei quindi non assumere le persone che mi servono? Devo quindi non investire e non assumere per pagare un balzello?
Noi della Cna Balneatori – ha concluso Riccomini – non chiediamo che venga eliminata questa tassa, bensì mitigata: per aziende piccole come la mia, 18mila euro sono una cifra insostenibile!”.
Per gli uffici e i negozi va anche peggio. Un piccolissimo negozio di valore catastale di 56mila euro nel 2012 ha dovuto pagare mediamente 850 euro di Imu, segnando un +480 euro, ossia un incremento medio del 132%. Si tratta di un autentico salasso per le imprese già duramente colpite da una pressione fiscale generare insostenibile. Nei periodi di crisi economica, i tributi che pesano maggiormente sull’economia delle imprese sono proprio quelli che prescindono dalla produzione del reddito. Inoltre, occorre considerare che gli immobili strumentali delle imprese non rappresentano un accumulo di patrimonio, ma sono destinati alla produzione. E, in quanto tali, sono già sottoposti a imposizione attraverso la tassazione Irpef od Ires del reddito d’impresa o di lavoro autonomo che contribuiscono a generare. Senza poi considerare che l’indeducibilità dell’imposta comunale dal reddito d’impresa fa pagare imposte anche se si è in perdita. La penalizzazione diventa ancora più evidente se si considera che il tributo comunale si applica anche agli immobili realizzati dalle imprese di costruzione in attesa di vendita.
La Cna richiede, pertanto, che gli immobili strumentali siano esclusi dalla tassazione Imu o che, quantomeno, che le aliquote applicate siano allineate a quelle previste per le abitazioni principali.

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