Barbara La Rosa

wpid-295386_10200590458426524_1161191224_n-2.jpgBarbara La Rosa di www.empatiadonne.it e’ al nostro fianco dal dicembre 2012. Molti presenti al Sit In di Roma si ricorderanno di lei. Ha aiutato Donnedamare fin da subito, diventando mi permetto di dire una cara amica. Grazie Barbara!!!

Donne balneari: quanti pregiudizi verso la categoria?

Le donne per superare i pregiudizi, le discriminazioni e per vincerele battaglie, devono saper fare squadra. Mai come in questo caso vi e’la
necessita’ di gruppo per vincere la complicata partita sullaproroga delle concessioni demaniali. Un gruppo, quello di Donnedamare nato per rappresentare le donne della balneazione italiana con l’intento di denunciare i danni causati dal governo italiano neiconfronti delle imprese balneari, a causa dell’errato recepimentodella Direttiva Bolkestein. E’ per questo che con l’associazione per le pari opportunita’ Empatia, che mi vede presidente, abbiamo deciso di sostenere Donnedamare.
Una triplice sfida quella delle donne balneari che devono far comprendere all’Unione Europea i problemi catastrofici derivantidall’errata applicazione della Direttiva; al Governo l’errore commesso che comporta lo stravolgimento delle decisioni prese e ai cittadini che i balneari non sono una categoria privilegiata. Le imprese, prevalentemente gestite da donne, molte delle quali si tramandano da generazioni gli stabilimenti, sono pertanto seriamente messe a rischio insieme a migliaia di posti di lavoro. Il Governo italiano, a differenza degli altri Stati europei che hanno prorogato per almeno 30 anni le concessioni, ha concesso solo 5 anni alle aziende, un tempo troppo limitato se si pensa ai mutui altissimi che i/le titolari delle 30.000 imprese in Italia hanno dovuto richiedere al fine di avviare, proseguire e rinnovare la propriaattività. Come associazione per le pari opportunita’ interveniamo nel dibattito non soltanto perche’ le aziende della balneazione sono gestite da figure prevalentemente femminili, ma per contrastare il pregiudizio che ruota intorno alla categoria. Gli stabilimenti balneari, infatti, non sono, come spesso si pensa, organizzati da lobby di ricchi affaristi che gestiscono territori demaniali, bensì da lavoratrici e lavoratori comuni che hanno investito tutto il proprio patrimonio per valorizzare il territorio italiano, utile anche a rilanciare il turismo. Il pregiudizio che esiste da sempre è culturale, perche’ si associa la spiaggia come un bene pubblico sfruttato da chi lo gestisce. E’ necessario quindi vedere tutto attraverso un’altra prospettiva non stereotipata e – le attivita’ di sensibilizzazione svolte da Donnedamare attraverso il blog che raccoglie testimonianze, commenti, storie di vita delle donne balneari e delle proprie famiglie – sono fondamentali proprio per questo motivo. L’errata applicazione della “Direttiva Bolkestein” creerà un’emergenza sociale senza pari e un forte squilibrio economico. Danneggerà non solo gli stabilimenti balneari, ma anche tutte quelle attività che sostituiscono l’indotto: pensiamo ai fornitori, molti dei quali sono stati costretti a licenziare personale o addirittura a chiudere. Dal momento che ad essere toccati dalla carenza normativa ci sono ben 60mila donne imprenditrici balneari, di cui 30mila giovani, siamo al fianco delle amiche balneari di Donnedamare con Empatia (www.empatiadonne.it). Mai come in questo caso c’e’ realmente bisogno che l’empatia sia il fattore comune che permetta a tutti noi di metterci nei loro panni persostenerle.
Barbara La Rosa
www.barbaralarosa.it
Barbara La Rosa

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