Barbara Palombelli

E’ stata con noi davanti a Montecitorio il 19 Dicembre dello scorso anno. Si è schierata apertamente a favore dei balneari alla radio nella sua trasmissione 28 minuti (4 dicembre 2012),  nel corso della quale  ha ospitato me, Bettina Bolla , allora ancora rappresentante di Comitato Balneari Liguria, Sandro Assenti – Presidente Confesercenti Turismo di Ascoli e Fermo e Fabrizio Maggiorelli – Vicepresidente Comitato salvataggio imprese e turismo italiano. Sempre in radio ha parlato di noi con l’On.le Argentin (19 dicembre 2012), con Giorgia Meloni (15 gennaio 2013), portando su di noi l’attenzione che ci viene concessa solo da pochi giornalisti e mai da nessuno del suo calibro.

Ancora prima, il  30 novembre 2012,  l’articolo scritto da lei sul Foglio (vedi) dove interveniva per difendere i balneari, denunciando, tra l’altro, le conseguenze che avrebbe la Direttiva servizi applicata al nostro settore. Da quel momento è diventata a tutti gli effetti la “madrina” dei Balneari. Avere avuto l’appoggio di una donna che da sempre si batte per i diritti delle donne è stato senz’altro uno dei fattori scatenanti che mi hanno fatto pensare di declinare al femminile le problematiche di una categoria così tartassata dall’opinione pubblica e dalla stampa.

Quest’ultima intervista è un’ulteriore prova del suo appoggio. Grazie Barbara!

 

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Sit-in di donnedamare a Montecitorio il 19 dicembre 2012

Gentile Sig.ra Palombelli, innanzitutto vorremmo ringraziarla per il suo intervento che ha dato voce alle nostre problematiche, e vorremmo rigirarle una domanda che si potrebbe definire “sociale” alla quale noi facciamo fatica a rispondere. Perché, secondo lei, l’opinione pubblica e i media si mobilitano per difendere il lavoro di centinaia o migliaia di operai, vedi Ilva, ed invece nei confronti degli operatori balneari, che sono lavoratori come tanti altri, c’è quasi una insofferenza e sicuramente una mancanza di interesse? Ma il lavoro, in quanto tale, non dovrebbe essere tutelato in tutte le sue forme?

Ho notato un vero vuoto di informazioni. Pochi conoscono le vere storie delle famiglie italiane che vivono sulle nostre coste… Quando la racconto, da innamorata del mare, scopro un grande stupore. Si immagina che il lavoro sia stagionale, e invece soltanto gli incassi lo sono. Conosco la fatica, la vostra fatica dell’inverno… Nessuno la paga, pochissimi sanno che vuol dire avere la ditta sulle dune, sugli scogli o su arenili a rischio alluvioni o smottamenti. Anche sui numeri, ho notato gran confusione… Chi immagina che siano quasi 700mila le persone impiegate in questa azienda nazionale?

Lei giustamente ha posto l’attenzione, nel suo intervento sui problemi dei balneari, sul risvolto “curativo” delle nostre attività. La talassoterapia ed i benefici dello iodio, sono uno dei tanti esempi di come le nostre attività si affianchino anche al benessere fisico. Ma secondo, lei trattandosi di vacanze, non dovremmo considerare anche il fatto che gli stabilimenti balneari sono una sorta di “cura” anche per le mente: noi vediamo arrivare all’inizio della stagione estiva persone stanche ed affaticate, con sulle spalle inverni di impegni professionali, familiari faticosi. La nostra accoglienza, il nostro sforzo di fargli trascorrere dei giorni, delle settimane di assoluto riposo, di svago, proponendogli ambienti familiari e tranquilli non ci valgono almeno il riconoscimento del valore di essere una sorta di dispensatori anti stress?

Sono innamorata non solo degli stabilimenti e delle persone che ci lavorano, ma anche delle loro storie di vita. Dall’Ottocento ai giorni nostri, la storia del nostro mare potrebbe riempire decine di biblioteche. Personaggi meravigliosi, scrittori, registi, pittori, moltissimi stranieri importanti si sono avvicinati negli anni all’Italia attraverso le albe e i tramonti delle nostre coste. Se avessi mille vite, girerei ad uno ad uno i vostri impianti per raccontarvi al mondo… le musiche, le canzoni, chi non ha il cuore legato per sempre a un granello di sabbia, a una chitarra, a un fuoco nella notte che accende gli occhi?

Perché solo per i balneari, il discorso di occupare spazi demaniali, viene visto come un’usurpazione, quando tantissime altre attività si svolgono negli stessi contesti, vedi porticcioli turistici, impianti sciistici, le aziende produttrici di acque minerali ecc?

lo spazio pubblico, i marciapiedi, le piazze, perfino l’aria e le onde che ci permettono di vedere la tv e sentire la radio: tutto si ottiene con una concessione a pagamento. Non si capisce come mai, visto che esistono centinaia di spiagge libere, non si rivendichino anche piazze aperte a tutti, marciapiedi gratis o spazi aerei per tutti.

Cosa pensa del nostro gruppo Le Donnedamare e pensa che potranno essere un valido aiuto per il settore balneare? Aumentare il lavoro femminile e favorire l’imprenditoria “in rosa” è fondamentale per rilanciare la crescita, ma mettendo all’asta il lavoro di 30 mila imprese si metterà all’asta anche il lavoro di 60 mila donne, non crede che ci sarà un’emergenza sociale senza pari? E perché secondo lei nessuno si accorge di questo?

Grazie al vostro impegno, il clima mi sembra molto cambiato. Fra donne, come sapete, ci siamo capite subito. Abbiamo anche manifestato insieme in piazza Montecitorio.sono qui. Pronta alle prossime battaglie!!!!

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