Bianca Bruzzone: Io ho sangue balneare nelle vene, non sangue blu, né sangue freddo… sangue balneare.

tre generazioni di donne balneari

tre generazioni di donne balneari

Grazie Mammaaaaa!!!!

E’ un po’ difficile parlare della mia storia di balneare.

Quando si tratta di andare a scavare nei ricordi, per me è sempre molto duro ed è per questo motivo che, nonostante le richieste di mia figlia, ho impiegato veramente molto molto tempo a farlo.

Ma credo che in questo periodo il suo lavoro vada supportato e credo che il mio intervento capiti a proposito. Nulla ci è mai stato regalato e siamo abituati a difendere con i denti ciò che di diritto ci appartiene. Almeno questa è l’educazione che ho dato a mia figlia ed è per questo che è così combattiva, soprattutto per quanto riguarda questa orribile Bolkestein, che vuole portarci via ciò che è nostro per diritto. A volte si arrabbia con me, accusandomi di essere troppo poco preoccupata di questo. Forse io, per non soffrire, preferisco evitare e non pensarci… intanto, penso, “lei fa per tre!”

Io ho sangue balneare nelle vene, non sangue blu, né sangue freddo… sangue balneare.

Credo che ogni balneare sappia cosa vuol dire. Proviamo a spiegarlo a chi non è del mestiere.

Nel lontano 1973 acquistai insieme a mio marito, Giorgio Bolla, un piccolo stabilimento balneare, ma la mia storia sulla spiaggia inizia prima. Mio padre Stefano Bruzzone vendeva Krapfen e bibite sulla spiaggia d’estate e, durante l’inverno, la notte, portava il carbone nelle case della gente e di giorno lavorava nel Cotonificio di Varazze.  Siamo sempre stati una famiglia unita, lavoratrice e umile. Con il lavoro  di mio padre siamo riusciti a comprarci prima un bar e poi, insieme a mio marito, i Bagni Mafalda.

Ricordo ancora quando li abbiamo comprati. Io e mio marito volevamo un futuro insieme e credevamo che quello fosse il mezzo per realizzare il nostro sogno. Mio marito ai tempi navigava già da 7 anni sulle petroliere, gliene rimanevano ancora 8 prima di decidere di smettere. Tornava a casa ogni sette mesi e molte volte era obbligato all’estero anche per molto di più. Abbiamo vissuto periodi orribili in cui mi sono ritrovata a gestire gli stabilimenti balneari, un bar e mia figlia piccola, che cresceva, vedendo il padre raramente.

In quegli anni, per fortuna, c’erano ancora i miei genitori vivi, senza di loro non avrei potuto portare avanti le cose.

Potrei scrivere un libro sulla mia vita in spiaggia e grazie agli stabilimenti balneari e alla loro conduzione ho dato un senso nuovo alla mia vita. Io non sono un tipo da spiaggia, mi occupo della direzione e raramente mi metto in costume… non ho nulla della bagnina, ma credo di saper gestire al meglio quei bagni, forse un po’ all’antica, si, ma mantenendo un rapporto vero con i clienti, che di anno in anno ritornano… ormai da 40 anni. Ho visto le persone innamorarsi, sposarsi e fare figli, ho assistito a separazioni e riavvicinamenti, ho pianto per le disgrazie, ho riso per le cose belle che capitavano ad ognuno di loro, amici più che clienti. Per me l’anno nuovo non inizia il 1 di gennaio, ma con l’apertura della stagione estiva.

Rinunciare a tutto questo per me sarebbe la fine della mia vita, non avrebbe neanche più senso abitare a Varazze, perché le mie radici sono soprattutto sulla spiaggia… Il mio futuro sono mia figlia e mia nipote, che hanno diritto di scegliere se continuare o no questo splendido e al contempo massacrante lavoro… Molte volte, mi fermo a riflettere e sembra quasi di aver combattuto e lavorato per nulla.

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