On.le Caterina Bini

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Ringrazio l’associazione Donnedamare – Donne per l’impresa balneare che ospitano gentilmente questo mio intervento. Fa piacere vedere questa declinazione al femminile di una battaglia per la difesa delle imprese del sistema turistico balneare che ha coinvolto anche tanti colleghi uomini. Le donne sapranno portare quella marcia in più con il loro coraggio, la loro energia e la loro inventiva e noi staremo al loro fianco.

La questione delle imprese balneari e la precarietà da cui sono avvolte da anni per effetto della direttiva comunitaria cosiddetta Bolkestein mi preoccupa e ci preoccupa. Stiamo attraversando la fase di crisi economica e sociale più profonda e importante dalla seconda guerra mondiale, che sta attanagliando imprese, lavoratori, cittadini. Di fronte a questa crisi abbiamo bisogno di portare avanti misure concrete che diano stabilità al mercato del lavoro, che diano respiro alle imprese e ai lavoratori costretti in un vicolo cieco per effetto della mancanza di lavoro e per la forte tassazione, che trovino speranze per i giovani senza prospettive, costretti a vivere una vita sempre più precaria.

Le aste previste dalla direttiva Bolkestein introducono nuova incertezza e nuova precarietà per la vita di migliaia di imprese turistiche e per il loro indotto nel nostro paese. Fatto salvo il principio della libera concorrenza, che nessuno vuole mettere in discussione, ci si chiede piuttosto come si possa introdurre un principio di carattere generale senza considerare le specificità del sistema turistico del nostro paese. Ci si chiede come non si possa considerare che migliaia di imprese hanno fatto investimenti a fronte di una sicurezza di continuità delle concessioni e che da un anno all’altro potrebbero trovarsi a perdere tutto quanto hanno investito e coperte di debiti. Ci si chiede come si possa, in una fase come questa, creare nuove incertezze e nuova precarietà a fronte dei tanti enormi problemi già esistenti e che abbiamo da risolvere. Dovremo lavorare per chiarire in sede di governo e in sede europea questa questione. Dovremo trovare ogni forma civile per portare avanti una battaglia giusta che blocchi questa incertezza e che tuteli le nostre specificità e il nostro sistema turistico. Credo dovremo anche chiarire e modificare una volta per tutte il Codice di Navigazione datato ai tempi della Guerra e completamente inattuale oggi. Faccio solo un semplice esempio. Si parla della facile difficile rimozione delle strutture presenti sul demanio marittimo. Questo tema era posto in questi termini quando la spiaggia, in tempi di guerra, doveva rimanere libera per permettere l’accesso dal mare delle forze militari. Che senso ha oggi? Non solo oggi le nostre spiagge hanno esclusiva finalità turistica, ma anche nel caso in cui si dovesse ripresentare il rischio di un conflitto internazionale, i moderni mezzi di cui disponiamo rendono di facile rimozione qualunque struttura. Inoltre a queste strutture sono stati dati i permessi per la costruzione secondo le normative vigenti. Solo oggi ci si rende conto che essi sono di difficile rimozione creando scompiglio ed incertezza tra gli operatori?

A questo problema si aggiunge quello dei balneari pertinenziali. In questa fattispecie si ritrovano circa 300 aziende nel nostro paese, costrette a pagare canoni insostenibili, completamente sproporzionati rispetto a altri concessionari di analoghe dimensioni. Imprese che quindi, oltre al problema più generale della direttiva Bolkestein, si trovano a dover affrontare un carico fiscale eccessivo che non riescono a sopportare.

Sono stata nominata componente della X Commissione della Camera dei Deputati, la commissione che segue le attività produttive ed anche le problematiche legate alle questioni del turismo. Ho intenzione di seguire con forza e determinazione questi temi in stretto contatto con gli operatori che sentono sulla propria pelle il peso delle scelte. Già in Regione Toscana mi sono occupata attivamente di questi problemi e lo stesso farò da Deputata della Repubblica perché abbiamo bisogno di provare a risolvere i problemi esistenti e di fare in fretta, non di aumentare la precarietà o di crearne di nuovi.

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