Ciao Mariolina…

Ricordo ancora quando decisi di pubblicare le storie delle donne balneari tu fosti una delle prime ad inviarla. Ricordo ancora quella parola “freddo bubbolone” con cui descrivevi il duro lavoro dei tuoi figli nelle riparazioni invernali dello stabilimento.

Non volevo scrivere nulla, la morte, soprattutto delle persone a cui tengo non sono mai riuscita ad accettarla. Ieri ho pianto, oggi ti ho ricordata durante una riunione di balneari e l’ho fatto dicendo che ieri abbiamo perso, è stata una sconfitta perché volevo o almeno pensavo di riuscire ad arrivare alla vittoria prima, prima che una persona come te che si è battuta, nonostante gli acciacchi, nonostante la malattia, per vedere risolto il problema, mancasse. Ed è una delle angosce più tremende, che ora che sono diventata mamma mi assale: non sapere che futuro le attende.

Spero che per qualche motivo in cui forse si mettono davanti le priorità tu negli ultimi giorni della tua vita abbia pensato solo a circondarti degli affetti dei tuoi cari, non pensando a questo schifo.

Ho provato come tutti gli altri dolore, rabbia, impotenza. Poi oggi Foffo ha postato questa foto, quell’istante in cui ridevamo sedute per terra a Bologna, tu sul tuo sgabellino,  parte del tuo kit manifestazione. Chissà cosa ci stavi dicendo, forse ridevamo per i coperchi delle pentole che sbattevi, forse per una delle tue tante, ma mai scontate battute ironiche. Un istante, un fotogramma che rimarrà nella nostra memoria, che vede me Alessia e Vicky sedute insieme a combattere, ancora inconsapevoli di ciò che sarebbe successo, quella Direttiva che, guardando con un’altra prospettiva ci ha dato la possibilità di conoscerci, di avere a che fare con una persona come te.

Ieri ho chiamato la Patrizia Lerda e le ho detto che le volevo bene, ho scritto ad Anna Acconci la stessa cosa. E con questo post lo voglio dire a tutti quanti, quelli che ti hanno conosciuto e goduto della tua amicizia. D’altronde ormai siamo una grande famiglia e il lessico è famigliare…

Un abbraccio a Daniele e Serena, scusandomi dell’invadenza.

 

 

 

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