Comitato Balneari Lazio incontra l’europarlamentare Scurria

imagesIeri mattina a Roma presso la sede Nazionale di Fratelli d’Italia noi del Comitato Balneari Lazio abbiamo incontrato l’Europarlamentare SCURRIA MARCO.
Gino di Lello, Walter Galli e Luca Marini (AFIB) hanno chiesto al nuovo Gruppo Politico un preciso e serio impegno tramite l’Europarlamentare Scurria che certamente è parte attiva e informata sui fatti.
Dopo un’attenta disamina e analisi da parte nostra e la denuncia di un totale blocco dell’indotto da parte del rappresentante dei nostri Fornitori, iniziata con una ampia prospettiva della nefasta situazione che incombe complessivamente sulla Categoria e concentratasi su alcuni punti ( la questione della Direttiva Concessione/Servizi, della quale si è subito appreso direttamente l’esclusione dalla prima in sede europea; a che punto fosse giunta la richiesta di Alemanno, fatta proprio al europarlamentare Scurria, di produrre emendamenti efficaci e di contrasto alla Direttiva; se non fosse poi idoneo “prevedere” una rilettura dell’art. 345 del trattato di Lisbona che in “ultima ratio” porterebbe la chermesse di fronte alla Corte Europea con “biglietto di sola andata”…), l’Onorevole Scurria ha dato adito al suo punto di vista e quindi messo sul tavolo la sua disponibilità comprovata e quindi anche le sue risposte politiche.

Prima di riportarle in toto è bene che sia chiara la cornice nella quale si è svolto il dialogo che non può prescindere dai punti fermi e chiari della questione, in termini concettuali e concreti e può diventare matrice di fondo nel “comune linguaggio” che ci si auspichi venga usato durante questi e i prossimi incontri pre-elettorali.
E’ chiaro che la consapevolezza dei fatti e cioè dei meccanismi della Direttiva è largamente cresciuta e condivisa (oltre che condivisibile) all’interno della Categorie e delle forze che la rappresentano.
Ovviamente questo modello di analisi critica della Direttiva, insieme alle sue efficaci proposte (vedi documento del Dotto-Bellandi-Laila) deve cercare il massimo dei consensi possibili sia tra gli eurodeputati che tra i politici italiani presenti e futuri, al fine di creare la più compatta e risoluta massa critica dà dirigere verso la monolitica tecnocrazia europea ed il suo massimo esponente stesso (Barnier) nei tempi più celeri ed immediati.
Facendo un passo indietro alle origini ( laddove l’europarlamentare ha certamente annuito) la Direttiva Servizi attacca nel caso specifico l’autorità sovrana e poi la gestione stessa del bene ed ancora prima del servizio e quindi l’art. 345 del Trattato di Lisbona (in vigore) è chiaro che possa essere interpretato ed interpretabile dalla giurisprudenza più attenta, come il vero baluardo in difesa proprio dell’autorevolezza sovrana dello stato membro. Solo da questo punto iniziale possiamo poi reciprocamente convenire (come ieri) sul fatto che il recepimento stesso della Direttiva si macchia del peccato originale, e ovviamente peggiora anche nell’implementazione stessa con il concetto di proroga che fa luccicare nell’aria la mannaia dell’asta.
Dire allora, poi, che la Direttiva colpisce la gestione (servizii) e non il bene intimo dello stato (demanio costiero in questa circostanza) è uguale a dire che imporre un determinato foraggio o mangime al pastore non si ripercuota sulla pecora come “bene” intrinseco e di proprietà degli allevatori (vedi quota latte), considerando che per arrivare alla gestione del solo servizio, in questo caso, si predispone prima l’incameramento da parte dello Stato sovrano per poi metterlo all’asta.
Questo volto tecnocratico Comunitario, di difficile interpretazione dal punto di vista ideologico, si presta senza dubbio, anche fosse basato su principi cardine inequivocabili, ad intercettare l’immediata monetizzazione della gestione del servizio che prevarica il “bene complessivo” ivi esistente e di chiara proprietà (ve ne traccia nella funzione sociale), che appunto è a difesa di una esclusiva gestione privatistica e mercantile del servizio che insiste sulla “risorsa patrimoniale e demaniale”.
E proprio poi con gli articoli della Comunitaria, anche eretti a difesa (antidodo) degli scompensi della Direttiva, che chiariscono i termini evidenzianti i principi garanti della libera circolazione dei servizi tra gli Stati membri, che il cerchio davvero non si chiude affatto proprio sulla questione della risorsa limitata, bene che come sappiamo non è affatto esaurita, come abbiamo risottolineato all’Onorevole.
Oltre al fatto che la categoria ha chiesto ai Governi il preciso impegno e responsabilità di esplicare la funzione che gli viene chiesta dai Trattati di conferire al più presto proprio lo stato della risorsa con la famosa “ricognizione”, mai per altro attuata.
E’ chiaro allora che si possa solo convenire sulla stessa valutazione politica (ormai diffusa e trasversale e da ufficializzare) che la posizione di Barnier sia o troppo rigida o troppo ambigua nella personalistica interpretazione del Mercato Unico, ma certamente distante dalla dovuta accortezza che il complesso impianto legislativo comunitario dovrebbe avere verso gli stati membri o meglio della sua più corretta interpretazione ed applicazione stessa, che poi i Balneari Italiani chiedono.
E’ chiaro allora, condividendo questi inalienabili punti di partenza, che la politica deve vedere repentinamente come ristrutturare il dibattito ed il tavolo tecnico tra le parti (stato sovrano – governo – categoria e dall’altra comunità europea – europarlamentari – tecnocrati) proprio a Bruxelles, certamente dopo il voto nazionale. Ogni parte sarà chiamata al suo impegno:
Bruxelles, ci auguriamo di sfilarci dalla Direttiva, ed il Governo futuro a colmare il vuoto legislativo con la legge quadro.
A tale riguardo noi del Comitato Balneari Lazio faremo pervenire all’europarlamentare Scurria (impegnato sulla vicenda) sia il Documento del Dotto e il Doc. interlocutorio e di garanzie politiche dei Sindacati congiunti.
Su tale tema, fatte le debite precisazioni, noi del Comitato Balneari Lazio abbiamo tenuto a evidenziare che la lettura della Categoria divisa ed in conflitto con le sue proposte, sia alquanto datata proprio dalla chiusura del tavolo Fitto (che la vecchia interpretazione ancora giudica come il risultato della divisione e non quello della nascita dell’unione).
Walter ha poi tenuto a sottolineare, in chiusura, l’eccessivo ed insopportabile carico dell’onere concessorio, che oltre ad essere mal distribuito nella compagine balneare, si accanisce sia sulle pertinenza di difficile rimozione che sulla definizione di uso commerciale delle stesse: peso che rischia di schiacciare parte della categoria e di non far intercettare dallo Stato il miglior introito possibile.
Dopo alcune richieste reciproche di collaborazione e sostegno e l’invito a essere presente presso la Fiera Balnearia di Carrara, l’incontro si è concluso con l’intento di costruire la strada che ci porti all’incontro in sede europea. Appena dopo il voto.
Ci auguriamo che le sigle Sindacali e il Comitato Balneari Salva Imprese riescano al più presto ad incontrarsi per discutere e trovare intenti e soluzioni condivise da attuare in questi mesi decisivi per la sopravvivenza dell’intera categoria.

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