CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA: LE CONCESSIONI DEMANIALI MARITTIME SONO LOCAZIONI DI BENI IMMOBILI

100_4568-300x195Pubblichiamo integralmente il post di  http://www.comitatobalneariliguria.it perché la notizia è degna di nota e merita attenzione da parte nostra, dei sindacati e dei politici.  

Alessandro Riccomini ci segnala un importante contributo di Elvo Alpigiani, amico e collega. Si tratta della sentenza emessa dalla Corte di Giustizia europea il 25 ottobre 2007, in relazione alla causa C-174/06. La pubblichiamo integralmente. La Corte chiarisce che, ai sensi della normativa comunitaria (articolo 13, parte B, lettera b, della VI Direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, n. 77/388/CEE): “un rapporto giuridico (omissis) nell’ambito del quale ad un soggetto è concesso il diritto di occupare e di usare, in modo anche esclusivo, un bene pubblico, specificamente zone del demanio marittimo, per una durata limitata e dietro corrispettivo, rientra nella nozione di “locazione di beni immobili” ai sensi di detto articolo.”

In altri termini – ai sensi della normativa comunitaria – una concessione demaniale marittima è concessione di beni e non di servizi, quindi la Direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, promulgata il 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, più conosciuta come Direttiva servizi o Direttiva Bolkestein, non trova applicazione nei confronti delle concessioni demaniali marittime, che sono concessioni di beni.
Il concetto è stato diffusamente sostenuto su base logica fin dagli esordi della questione balneare, ma una sentenza della Corte di Giustizia è ben altro. A questo punto le domande che ci poniamo, sono:
1.- la Commissione europea e il Governo italiano, all’apertura della procedura di infrazione europea (2 febbraio 2009) con i mezzi e le competenze di cui dispongono, non conoscevano la sentenza in questione, emessa il 25 ottobre 2007? Siamo al corrente delle obiezioni che si rifanno al diritto di stabilimento ex art. 43 TCE, ora articolo 49 del TFUE, e alla supposta violazione della concorrenza, ma sono storielle per bambini, prive di fondamento e a proposito delle quali esisteranno sicuramente sentenze che non conosciamo;
2.- perché non è possibile agire concretamente per ripristinare il diritto violato dei concessionari balneari italiani? Perché ormai la frittata è fatta? Non ci sembra che la questione possa essere liquidata con tanta colpevole leggerezza. Ci sono in ballo 30 mila imprese balneari. Centinaia di migliaia di persone e un sistema socio economico di primaria importanza nazionale. Giriamo la questione ai principali sindacati di categoria. Perché?

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