Debora Favilla

184056_153132788097674_4711211_nPer rispondere alla richiesta per la raccolta delle storie di “Donne d’A-mare Donneperl’impresebalneari” dovrei partire dai miei bisnonni (già balneari) che però non ho conosciuto, invece ho conosciuto mia nonna materna Venusta Gabrielli, piccola donna ma con grande carattere e tenacia (nata nel 1902 e morta nel 1983) che insieme a mio nonno Cesare Cipriani, erano già balneari da prima della seconda guerra mondiale. Quindi una dinastia familiare di veri pionieri dei bagni in una Lido di Camaiore all’epoca depressa e deserta.
Durante la seconda guerra mondiale il comando tedesco ordinò lo sgombero dello stabilimento balneare per ragioni militari che i miei nonni rimontarono passata la guerra. Nei racconti di mia madre Dalia e di mia zia Luana, nate a fine guerra, vi sono storie di miseria. I clienti si contavano sulle dita delle mani e mia nonna per racimolare qualche cliente di passaggio se ne stava a bordo strada davanti al bagno con una seggiolina per richiamare l’attenzione di qualche passante, proponendogli l’ombrellone e, se avevano qualche disponibilità in più, anche la cabina. Mio Nonno Cesare meglio conosciuto come “Cesarone”, invece, per guadagnare la “zuppa” per la famiglia, perché dal bagno non usciva altro che “dura pagnotta”, alternava l’attività di bagnino con quella di pescatore di arselle che poi, con un carretto tirato a mano per 12 km andata e ritorno, andava a spedire dalla stazione di Viareggio ad un commerciante di Livorno.
Sia mia madre Dalia che mia zia Luana, già da piccole, aiutavano i miei nonni in tutti i lavori che si presentavano al bagno. Nel frattempo, indebitandosi fino al collo con chi prestava soldi a strozzinaggio (di prestiti dalle banche non se ne parlava nemmeno) i miei riuscirono a costruire qualche cabina in più e a fare qualche miglioria alla modestissima casetta di guardianaggio dove abitavano. Da quando ho cominciato ad avere un’età che mi ha consentito di avere ricordi diretti, la situazione del bagno, se pur sempre modesta, è senza dubbio migliorata. Nel 1974 morì mio nonno Cesare e a distanza di una decina d’anni morì anche mia nonna Venusta. Alla morte di mia nonna, vera timoniera del bagno, subentrano nella gestione del “bagno” mia madre e mia zia con le rispettive famiglie. Dopo qualche anno lo stabilimento balneare si divise in Venusta 1 e Venusta 2, e da allora mia madre con mio padre, mio fratello ed io ci troviamo a gestire il Venusta 2.
Da mio padre Emiliano, bagnino da sempre, ho ereditato la grande passione del mare (ogni libecciata per noi era, e lo è ancora oggi, una piacevole occasione per avventurarci a nuoto a largo, all’insaputa di mia madre e con qualche mugugno degli altri bagnini della zona). Appena raggiunta l’età di 16 anni, e siamo all’anno 1986, prendo il brevetto FIN di bagnina di salvataggio e, a seguire, anche quello di istruttrice di nuoto. Questo mi ha consentito, oltre ad organizzare corsi di nuoto soprattutto per i bimbi, di poter aiutare mio padre Emiliano anche nei turni per la sorveglianza in mare. Nel frattempo mio fratello Andrea, pur essendo più piccolo di me di 6 anni, collaborava in tutte le altre attività del bagno.
Con il passare degli anni, sarà mio fratello Andrea, lasciati gli studi universitari a dedicarsi a tempo pieno allo stabilimento balneare, unitamente a mia madre. Oggi Andrea è diventato il perno centrale del nostro stabilimento balneare. Essere bagnina patentata giovanissima, un po’ raro per quei tempi, mi dette una certa notorietà fino ad essere invitata alla trasmissione RAI di “Uno Mattina” condotta da Luca Giurato e Livia Azzariti.
Nel ripercorrere la mia infanzia passata nel nostro stabilimento balneare, mi vengono in mente tanti ricordi: i racconti dei sacrifici da veri pionieri dei mie nonni, ma anche tanta allegria e spensieratezza. Bei ricordi e tanti amici: i salvataggi (all’epoca più frequenti); la pesca con le reti “sciabica e tramagli” (oggi proibita) che si tiravano coinvolgendo allegramente i clienti del bagno e con il pesce pescato, immediatamente cucinato, si organizzavano oceaniche cene e feste del bagno con canti e balli fino a tarda notte; fino al dramma della prematura morte di mio cugino Massimo Verdini non ancora quarantenne a causa di un tumore. Con mio cugino Massimo eravamo coetanei e molto legati. Lui gestiva l’altra metà del bagno Venusta 1 insieme a mia zia Luana. Anche Massimo aveva una grande passione per il mare, era bravissimo sia con la tavola da Wind Surf, sia con la tavola da onde. Con la moto d’acqua si avventurava con qualsiasi mare. Massimo era un ragazzo solare e allegro, molto conosciuto e stimato dai balneari anche per la sua professione di geometra. Tutti gli anni nell’anniversario della sua morte, che ricade il 22 agosto, viene ricordato da tutti i bagnini della zona con una fiaccolata in mare, animata con decine di pattini di salvataggio che vanno a deporre al largo una corona di fiori, mentre in aria sfrecciano aerei leggeri e deltaplani con fumogeni. Oggi la nostra famiglia è impegnata, unitamente ai balneari di tutt’Italia, nella lotta contro la “Bolkestein”.
Dal 2000 sono felicemente sposata con Gianni Simonelli e madre di tre figli: Emanuele, Viola e Leonardo, rispettivamente di 12, 10 e 6 anni.
Pensare che dall’oggi al domani si debba perdere la nostra piccola impresa familiare e con essa, le tradizioni e la stessa storia dello sviluppo balneare della Versilia, per dare spazio a qualche grande gruppo onnipotente e magari legato anche alla malavita, provoca tanta amarezza e tanta rabbia, ma anche tanta voglia di lottare per il riconoscimento del lavoro svolto in tutti questi anni.

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