Direttiva servizi vs direttiva concessioni

DownloadedFile-1La direttiva concessioni riguarda gli appalti pubblici ed è diversa dalla direttiva servizi.

La sostanziale differenza è che invece di avere evidenze pubbliche, che comunque sono Aste mortali per tutti noi, come vuole la Bolkestein, si avrebbero gare d’appalto, più conosciute dal nostro diritto.

La XIV Commissione della Camera l’11 dicembre 2012 ha proposto di inserirci nella direttiva concessioni, escludendoci dalla direttiva servizi.

Quello appena citato è un parere della commissione, noi siamo ancora nella direttiva servizi e non ancora (si spera) nella concessioni, dalla quale sapremo di essere esclusi il 23 o il 24 gennaio 2013, giorno in cui saranno votati gli emendamenti presentati da Lara Comi, volti ad escluderci da essa. Bisogna quindi prestare la massima attenzione perché la direttiva concessioni è un terreno che ancora non conosciamo, in quanto è un documento in fase di avanzata elaborazione, che sarà approvato, come detto sopra, il 23 o il 24 gennaio.

QUESTO NON ESCLUDE IL FATTO CHE LE EVIDENZE PUBBLICHE, VOLUTE DALLA BOLKESTEIN, RAPPRESENTINO LA MORTE PER IL NOSTRO SETTORE E CHE GOVERNO ED EUROPARLAMENTARI DI COMUNE ACCORDO CERCHINO LA SOLUZIONE PER NON MANDARE LE NOSTRE IMPRESE ALL’ASTA.



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4 Responses to “Direttiva servizi vs direttiva concessioni”

  1. Oreste

    Ho sempre sostenuto, da molto tempo ormai, che la peculiarità del nostro comparto dovrebbe permatterci da sola ad uscire dalla direttiva servizi, alla stessa stregua dei tulipani Olandesi, dei mercatini di Natale Austriaci o Tedeschi ecc. Serve solo che i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo facciano quadrato ovviamente con l’appoggio del nostro Governo e trasversalmente di tutto il Parlamento. Le nostre imprese, per vivere, hanno bisogno di certezze, di futuro; il tempo deve essere illimitato e non a scadenza.
    Un’altra cosa che non capisco riguarda la lunghezza delle noste coste: tenuto conto della lunghezza complessiva delle coste in circa 8.500 Km e tenendo conto che 1.200 Km sono rocciose e s’immergono in mare, delle restanti il 40%, per legge, devono restare libere, il 28% sono in concessione a privati, ne restano ancora moltissime da assegnare. Perchè, quindi, non attivare evidenze pubbliche in questi siti e spingere gli imprenditori europei ad investire al sud portando lavoro e risorse in zone bellissime ma da sempre carenti di imprenditoria.Ovviamente gli attuali concessionari si aspettano una sanatoria da parte del Governo per l’esistente od il ripristino del diritto d’insistenza che possa garantire certezze e continuià.
    In ultimo c’è il problema dell’IVA, oggi al 21% che a luglio prossimo passerà al 22%.
    Non potremo mai competere con realtà come Francia, Spagna ecc dove l’aliquota è del 5% – 6%.

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  2. Edi Perino

    Caro Oreste, temo che una soluzione “logica” come intendi giustamente tu, sia impossibile da ottenere con una classe politica come la nostra, dove all’ultimo posto delle sue priorita` c’e` il “tirare avanti alla meno peggio con un colpo alla botte e uno al cerchio” senza pero` cercare soluzioni efficaci e risolutive che non danneggino cittadini e imprese; …al primo posto delle sue priorita` c’e` invece il tenersi la poltrona bene attaccata sotto il culo… Per me e` pazzesco sperare in un “rinsavimento” del sistema. Forse e` piu` saggio capire bene come questo sistema “malato” funziona, cercare di entrarvi, ed agire per intaccarlo dall’interno…

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  3. Gigi

    La peculiarità del nostro settore è incontestabile ma non è detto che venga riconosciuta e sostenuta da altri Stati, soprattutto se non hanno un turismo di costa, che mantengono loro interessi a “monte” ma a mare in casa altrui.
    In merito alle spiagge da assegnare c’è una nota ,in merito, nella richieste di Comi-Bartolozzi

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