Donnedamare: “La speranza è l’ultima a morire, le nostre aziende muoiono prima”.

wpid-attenzione-2.gifCrediamo che la chiarezza, soprattutto tra balneari, sia d’obbligo. Pubblichiamo quindi il nostro comunicato riguardo alla levata di scudi contro la sdemanializzazione e il nostro appoggio ad essa, nonostante noi si creda sia di difficilissima attuazione e nutriamo poche speranze in merito.

“La speranza è l’ultima a morire, le nostre aziende muoiono prima”

Dopo la levata di scudi contro la proposta di sdemanializzazione contenuta all’interno dell’emendamento proposto per il PDL dal Sen. Antonio D’Alì, che ha avuto l’appoggio sui media anche da Angelino Alfano, vicepresidente del Consiglio dei Ministri, l’Associazione Donnedamare, per l’impresa balneare (www.donnedamare.it) sottolinea che è necessario, infatti, fare chiarezza su un punto fondamentale: nessuno ha parlato di vendere le spiagge, che continueranno a essere demanio dello Stato, bensì la proposta contenuta nell’emendamento PDL è quella di acquisire soltanto le aree sulle quali, con importanti investimenti, sono state costruite regolarmente le strutture balneari che nel corso degli anni hanno consolidato il sistema turistico delle comunità costiere del nostro Paese.  Condividiamo a questo proposito le parole del Senatore D’Alì, vicepresidente dei Senatori del PDL. “Nessuno vuole vendere le spiagge. La proposta del Pdl prevede la vendita di strutture già date in concessione ai privati e che non comprendono il demanio
indisponibile dello Stato. Quindi né le spiagge, né gli arenili, né i
bagnasciuga”. “L’obiettivo – ha aggiunto D’Alì – è quello di permettere ai privati di acquisire definitivamente strutture e terreni già in concessione, in modo da migliorare i servizi e creare maggiori opportunità di lavoro in un settore come il turismo, fondamentale per il nostro Paese. Per il vicepresidente dei Senatori Pdl “pare evidente che le polemiche sollevate dalla
sinistra sono del tutto strumentali e pretestuose”.

 

Inoltre, vogliamo sottolineare che la crisi ormai manifesta del nostro paese ha portato in anni di incertezza sulle nostri sorti di aziende balneari non solo al blocco degli investimenti ma ad una reale disaffezione allo spirito imprenditoriale che ha distinto in oltre cento anni il nostro impegno.

Chiediamo di chiudere questa triste pagina dei diritti lesi ad un comparto balneare che ha sempre investito in prima persona e contribuito al bene del paese. Vogliano i nostri politici farsi artefici di dare sicurezza agli attuali concessionari e conduttori sostenendo l’emendamento sulla sdemanializzazione e per quanto riguarda i concessionari pertinenziali, concessionari che pagano cifre altissime di canone annuale (dai 60 mila ai 120 mila e oltre) di trovare una soluzione definitiva al loro problema.

Ricordiamo, inoltre, se ancora occorre, che è stato il comparto balneare che da baracche sul Mare, il nostro Mare Italiano, ha sviluppato i retrostanti paesi e poi le città, è stato valorizzare i terreni demaniali che ha portato l’Italia ad un turismo conosciuto in tutto il mondo, nel contempo, chiediamo che il prezzo sia rapportato alla valorizzazione che è ex ante al valore di mercato già sviluppato dalla vita dei balneari in generazioni.

 

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