Draghi: con questa disoccupazione “rischio proteste estreme”

20130507-180322.jpg(AGI) – Roma, 6 mag. – L’alta disoccupazione, soprattutto quella giovanile, in alcuni Paesi europei “ha raggiunto livelli che incrinano la fiducia in dignitose prospettive di vita e che rischiano di innescare forme di protesta estreme e distruttive”. Lo ha sottolineato il presidente della Bce, Mario Draghi, nella Lectio Magistralis in occasione della cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in Scienze Politiche alla Luiss. “E’ indubbio che una crescita duratura – ha aggiunto Draghi – sia condizione essenziale per ridurre la disoccupazione, in particolare quella giovanile”. La crescita del prodotto, secondo il presidente della Bce, “e’ stata una condizione essenziale per l’affermazione del modello sociale europeo. Lo straordinario sviluppo economico nella cosiddetta ‘Golden Age’, cioe’ nei trent’anni che sono seguiti alla Seconda guerra mondiale, ha consentito un forte miglioramento delle condizioni di benessere materiale di larga parte della popolazione in Europa. Allo stesso tempo, questo benessere ha rafforzato il processo di crescita. Sono state poste allora le basi in Europa dei moderni sistemi di welfare, volti alla protezione degli individui dal rischio che la disoccupazione, la malattia o la vecchiaia si tramutassero in una caduta dei loro standard di vita. E’ anche grazie a questi strumenti che la crisi finanziaria e la recessione – ha concluso Draghi – hanno avuto gli effetti socialmente devastanti della Grande Depressione”. E’ necessaria, ha sottolineato Draghi, una piu’ “equa” distribuzione del reddito per una crescita “sostenibile”, perche’ in Europa “da quasi vent’anni e’ in atto una tendenza alla concentrazione dei redditi delle famiglie che penalizza i piu’ deboli”. “Specialmente per i paesi con livelli di debito pubblico strutturalmente alti, quindi non temporaneamente elevati a causa della crisi attuale – ha spiegato il presidente della Bce – cio’ significa non tornare indietro dagli obiettivi raggiunti. Non si dimentichi che in un contesto istituzionale in cui la solvibilita’ degli stati sovrani non e’ piu’ un fatto acquisito e la governance dell’Unione e’ ancora incompleta, la mancanza di credibilita’ della finanza pubblica di un paese si traduce rapidamente in separazione delle banche di quel paese dal resto del mercato finanziario dell’euro e in mancanza di credito per il settore privato di quel paese: e’ l’esperienza che stiamo vivendo”.
Secondo Draghi, al risanamento dei conti pubblici gli stati europei devono coniugare una politica che mitighi “gli effetti inevitabilmente recessivi del consolidamento di bilancio con una sua composizione che privilegi le riduzioni di spesa pubblica corrente e quelle delle tasse”. Il presidente della Bce ha quindi puntato il dito sulle riforme, poiche’ “mirano a sciogliere i nodi che imbrigliano la capacita’ competitiva e soffocano la crescita”.”Un’efficace promozione e tutela della concorrenza, un adeguato grado di flessibilita’ del mercato del lavoro che sia ben distribuito tra generazioni, una burocrazia pubblica – ha specificato – che non sia di ostacolo alla crescita, un capitale umano adatto alle sfide poste dalla competizione globale, un ambiente migliore sono fronti su cui, malgrado progressi recenti, non poco resta da fare, sia pure in misura diversa nei singoli Paesi”. (AGI) .

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