Ettore Nesi: “si può espropriare una proprietà privata per realizzare un porto o una strada, ma non per assegnarla a un altro imprenditore”

Al direttivo Cna Balneatori l’avvocato Nesi illustra le importanti conseguenze della sentenza del Tar Toscana che stabilisce il diritto di superficie per gli stabilimenti balneari. Tomei: ‘Il governo vari una normativa adeguata per evitare 30.000 ricorsi’ di Alex Giuzio
La sentenza del Tar Toscana che sancisce il diritto di superficie per i concessionari balneari (numero 328/2015, vedi notizia) potrebbe rappresentare l’elemento giuridico necessario per impedire che gli stabilimenti balneari vadano all’asta. Lo ha spiegato questa mattina l’avvocato Ettore Nesi, intervenuto al direttivo nazionale Cna Balneatori trasmesso in diretta streaming.
«La sentenza – ha detto Nesi – stabilisce il diritto di proprietà privata sui manufatti realizzati dagli imprenditori balneari; un diritto sovracostituzionale sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Ne consegue che lo Stato non può mandare a evidenza pubblica tali manufatti: si può espropriare una proprietà privata per realizzare un porto o una strada, ma non per assegnarla a un altro imprenditore. Essendo stato abrogato l’articolo 37 del Codice della navigazione che stabiliva il rinnovo automatico delle concessioni demaniali marittime, alla scadenza delle concessioni entrerebbe in vigore l’articolo 49 che permetterebbe allo Stato di espropriare gli stabilimenti balneari senza indennizzo, ma questo articolo diventa incostituzionale con la sentenza del Tar Toscana che stabilisce la proprietà privata sui manufatti». Ciò dimostra a livello giuridico quanto gli imprenditori balneari affermano da tempo, e cioè che i concessionari balneari sono titolari di un bene e non di un servizio. «Per evitare una pioggia di ricorsi – ha aggiunto Nesi – è auspicabile che il governo vari il prima possibile una normativa che tenga conto del diritto di proprietà sui manufatti realizzati dai concessionari balneari». Tutto ciò rappresenta un importante assist per gli imprenditori balneari nella trattativa con il governo sulla riforma del demanio marittimo, che in base ai disegni di legge emersi nei mesi scorsi intenderebbe al contrario mandare a evidenza pubblica le imprese balneari. Un altro punto a favore è poi rappresentato dalla posizione unitaria che le regioni italiane stanno raggiungendo, con l’approvazione di ordini del giorno avvenuta in diverse giunte e con il lavoro di intermediazione e coordinamento che sta svolgendo l’assessore della Regione Liguria Gabriele Cascino, che convoglierà in un incontro unitario in programma lunedì 16 marzo a Roma. «A questo proposito – ha annunciato il coordinatore nazionale di Cna Balneatori Cristiano Tomei – consegneremo alle Regioni un memorandum di sintesi delle tesi del libro bianco che Cna Balneatori sta redigendo per mettere nero su bianco le ragioni del comparto balneare corredate di tutti gli opportuni dati statistici. Auspichiamo che questo documento sia condiviso da tutti gli assessori regionali competenti, per arrivare al tavolo tecnico con una posizione congiunta sindacati-enti locali da sostenere davanti al governo». Tavolo tecnico che, ha aggiunto Nesi, assume un’importanza decisiva alla luce della sentenza del Tar Toscana. Per unire l’azione sindacale all’interpretazione normativa della pronuncia, secondo Nesi bisogna infatti «aprire un nuovo tavolo concentrandosi sul piano tecnico e spiegando le conseguenze della sentenza al governo e all’Agenzia del demanio, i quali dovrebbero “arrendersi” all’evidenza di questo passo in avanti della giurisprudenza rispetto alla situazione normativa attuale. I sindacati dovrebbero invitare il governo a lavorare insieme per un testo di legge in linea con la pronuncia del Tar per evitare 30.000 ricorsi». Nel corso del direttivo Cna Balneatori, l’avvocato Nesi ha esposto i retroscena che hanno portato alla pronuncia del Tar Toscana, essendosene occupato in prima persona: «Il ricorso risale al 2010 e riguarda un bar-chiosco sulla spiaggia del Comune di Isola del Giglio in regime di concessione dal 1995, per la quale l’amministrazione comunale dal 2007 ha cominciato a chiedere il pagamento di “super-canoni” con la pretesa di applicare i valori Omi sui manufatti. Abbiamo replicato che le opere realizzate dal concessionario non rientrano nel canone demaniale, trattandosi di un diritto reale e di proprietà, arrivando alla sentenza dello scorso 27 febbraio che sancisce il diritto di proprietà per tutti gli imprenditori balneari, che dunque non è più una tesi sostenuta dai sindacati di categoria, bensì una pronuncia normativa nazionale». Molto soddisfatto per la sentenza e per gli esiti del direttivo di oggi è Cristiano Tomei, che conclude: «Il governo fornisca immediate certezze sulla proroga delle concessioni balneari al 31 dicembre 2020, sulla quale insistono ancora troppe minacce, e convochi il prima possibile un nuovo tavolo tecnico di confronto per individuare la migliore soluzione di tutela delle imprese balneari esistenti, alla luce di quanto emerso dal Tar Toscana. I sindacati balneari impugneranno questa sentenza per farla valere nella trattativa sulla riforma del demanio marittimo». Fonte: MondoBalneare.com
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