FOCUS IMPRENDITORIA FEMMINILE UE ED ERRATA APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA BOLKESTEIN AL SETTORE BALNEARE: UN FORTE CONTRASTO

impreNell’attuale fase di crisi economica e finanziaria, le donne dovrebbero avere più spazio nell’imprenditoria per poter esprimere il loro talento e far fruttare le loro competenze, sperimentando nuovi modelli gestionali, modificando la cultura aziendale, rompendo gli stereotipi e, non da meno, conseguendo ottimi fatturati aziendali.

Il comparto del turismo balneare è un settore che parla al “femminile”, nel senso che la maggior parte di coloro che vi lavorano sono donne.
Appare interessante notare come nelle imprese di piccole e medie dimensioni (tra cui inseriamo anche le imprese balneari) la discriminazione di genere sembrerebbe meno accentuata.
Per quanto attiene alle posizioni dirigenziali, le donne riescono a farsi meglio largo nelle imprese più piccole, ma questo, almeno in parte, potrebbe essere spiegato con il ricorso a forme di “autoimprenditorialità”, che portano, di fatto, le donne lavoratrici del settore ad diventare “dirigenti di se stesse”.

Molte donne hanno saputo, nel nostro settore, inventarsi un lavoro e mettere in gioco, creando nuove attività imprenditoriali, conciliando famiglia e lavoro e ritagliandosi un proprio spazio di realizzazione professionale e personale.

Abbiamo raccolto in quest’anno di duro lavoro storie normali di persone che si sono scoperte speciali, che hanno capito con il tempo di avere un talento e di sentirsi bene nell’esprimerlo.

Si affaccia, quindi, la necessità di un riconoscimento e nel nostro caso di protezione delle qualità femminili applicate al mondo del lavoro e della famiglia, collegate al profondo dell’identità-donna.

Le donne balneari si augurano che la politica permetta alle donne di acquisire la consapevolezza dei propri diritti, supportati da leggi che le tutelino realmente e, nel caso della Bolkestein, che è contraddizione a tutti quei bei principi cui si rifà l’UE di tutela del sesso sottorappresentato, che la si ostacoli, anche in virtù della tutela delle 60 mila donne impiegate e titolari di azienda delle imprese balneari italiane.
Infatti chiedo a tutti i politici che da sempre ci aiutano e condividono la nostra battaglia un’azione politica e governativa a livello italiano e comunitario, citando proprio
l’art. 23 della Carta Dei Diritti Fondamentali del Unione Europea prevede che “la parità tra donne e uomini deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione.
Ma il Comma 2 cita: “Il principio della parità non osta al mantenimento o all’adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato”.
Chiediamo quindi un’iniziativa a livello comunitario e italiano di carattere essenzialmente politico, volta a dimostrare che l’applicazione della direttiva 123/2006, senza tener conto della differenza di genere, verrebbe a creare una discriminazione a favore dell’imprenditoria femminile, così da ottenere che gli organi comunitari adottino quelle misure previste dal 2° comma dell’art. 23 della carta di Nizza, che ho citato sopra, poiché lo ricordiamo nell’impresa balneare italiana trovano impiego moltissime donne (circa due per impresa), molte di esse titolari e circa la metà giovani donne.

Private di quel lavoro, soprattutto in regioni dove il turismo rappresenta una delle voci più importanti dell’economia, non avrebbero altri sbocchi lavorativi. Di questo la politica deve tenerne conto.

Il problema dell’imprenditoria femminile nel mondo del lavoro assume connotazioni non soltanto tecniche ma anche psicologiche.

Occorre, quindi, dare fiducia alla donne che lavorano in proprio e nel particolare nell’impresa balneare poiché l’imprenditoria femminile è la spina dorsale dell’economia del nostro paese.

Le donne balneari chiedono al Governo la CONSERVAZIONE E TUTELA di un lavoro sviluppato, tramandato seguendo da sempre leggi nazionali ben più rispettose dei diritti sanciti nella richiamata Carta rispetto a quanto lo stato italiano ha mancato di sottolineare e tutelare.

MA COME CI PUO ESSERE UN’EUROPA CHE INCORAGGIA LE DONNE AD ESSERE IMPRENDITRICI E UN’ALTRA CHE METTE ALL’ASTA 60 MILA DONNE???????????? QUESTO AVETE IL DOVERE ALMENO DI SPIEGARCELO. ANCHE SE SIAMO SICURE CHE NON CI RIUSCIRETE.

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