Giornalettismo: Perché il MoVimento 5 Stelle non vuol far pagare l’affitto delle spiagge?

 

imagesfonte http://www.giornalettismo.com/archives/1261719/la-legge-stabilita-e-la-guerra-delle-spiagge/

Questo articolo ci è stato postato come commento sul nostro blog. La cosa divertente che riprende, neanche in maniera troppo originale l’Huffington Post, http://www.huffingtonpost.it/2013/11/12/spiagge-vendita-pd_n_4260879.html dove veniva postato il link ad un nostro post a sostegno della Sen. Granaiola. Ricordiamo a questi signori che Donnedamare sostiene tutti i politici che giustamente ed eroicamente stanno dalla parte dei balneari. Certamente, la Senatrice è tra quelli che si sono maggiormente spesi, ma la lista è lunga, come potrete vedere qui: http://www.donnedamare.it/le-donne-che-aiutano-le-donnedamare/. Forse ci si sta accorgendo da più parti che la nostra categoria è una categoria di persone che lavorano, e che si creerà un’emergenza sociale senza pari se non ci verrà data continuità di impresa.

Ecco il testo:

Mentre fuori i forconi bloccano i caselli delle autostrade in Commissione Bilancio alla Camera si velocizzano i lavori per il ddl Stabilità, anche troppo. Sono circa 3.436 gli emendamenti presentati in commissione Bilancio dove gli ultimi voti sono previsti nel fine settimana. Tra le proposte però rispunta il tema delle spiagge e del demanio marittimo.

 

ACQUISTO E CONDONO – Cosa propone Forza Italia? C’è un emendamento a prima firma di Ignazio Abrignani e che prevede che entro 180 giorni l’Agenzia del Demanio individui le aree del demanio marittimo “occupate da manufatti di qualsiasi genere connessi al suolo, ivi comprese le aree occupate da strutture e attrezzature alle medesime attività asservite”. Le aree individuate saranno escluse dal demanio ed attribuite al concessionario che, sempre entro 180 giorni potrà esercitare il diritto di prelazione nell’acquisto. Non saranno acquistabili i terreni dove sono stati commessi abusi edilizi. In caso di non acquisto viene riconosciuto un indennizzo da parte del subentrante. Sull’ emendamento Abrigani sono favorevoli anche gli alfaniani che con NCD, tramite Sergio Pizzolante, hanno inserito un cambio: le aree identificate vengono attribuite ai proprietari degli stabilimenti balneari e “sono assegnate con diritto di superficie per una durata di 50 anni, con riconoscimento, a favore del concessionario attuale, del diritto di opzione, da esercitarsi entro 180 giorni dall’emanazione del decreto interministeriale”. Attenzione però: due emendamenti identici, uno di FI e NCD propongono una sanatoria sui contenziosi sui canoni, solo però per “le concessioni pendenti al 30 giugno 2013″. Come? Pagando il 25 per cento delle somme dovute, con un tetto massimo di 200 mila euro.

IL PRECEDENTE DELLA SIGNORA DELLE SPIAGGE – E il PD? Ha fatto scalpore l’emendamento che parlava di privatizzazione delle spiagge. A presentarlo fu la senatrice del Pd Manuela Granaiola insieme ad altri 9 compagni di Largo Nazareno. La proposta (poi ritirata) era illustrata così da Granaiola

La senatrice spiegava nel pomeriggio che la sua proposta era analoga a quella del Pdl per quanto riguarda la vendita delle aree su cui si trovano le strutture balneari mentre differiva per quanto riguardava la proroga delle concessioni sulla parte non ‘sdemanializzata’: il Pd non prevede la prelazione legale degli attuali concessionari. Granaiola spiegava in una nota che il suo emendamento prevedeva “la soluzione dell’annosa vicenda delle concessioni demaniali marittime per uso turistico ricreativo, che si trascina con alterne vicende dal lontano 2006, anno di emanazione della famigerata Direttiva Bolkestein”. E aggiungeva: “Si puo’ essere o non essere d’accordo, ma non si possono sparare giudizi o attacchi grossolani, dettati dall’ignoranza della materia, dalla pigrizia mentale e da vetusti, quanto nocivi, preconcetti e pregiudizi, forieri solo di nuovi equivoci e di ulteriore confusione”.

Però preme ricordare che Granaiola è vicina all’associazione Donne da Mare (Donne per l’impresa balneare) con tanto di sostegno durante le primarie. La proposta al tempo ricevette anche la contrarietà del ministro Orlando: «Un conto è interrogarsi – sosteneva Orlando – su come evitare che la normativa europea impatti in modo eccessivamente negativo su imprese che producono servizi e occupazione; un altro è pensare di aggirare la normativa stessa svendendo un pezzo del patrimonio ambientale e paesaggistico del Paese». Dopo il grande polverone fu ritirato tutto. E ora? A Montecitorio i dem sono divisi. Valentina Conte spiegò qualche giorno fa su Repubblica:

Si va dalla privatizzazione (al Senato l’emendamento fu ritirato, qui ricompare) alla concessione trentennale dei diritti di superficie, passando per un più comodo rinvio ad un decreto legislativo.

Tra gli emendamenti PD che finora hanno ricevuto ok uno prevede una scadenza: entro il 31 marzo 2014, tramite decreto legislativo, si potrà avere revisione e riordino sulle concessioni “demaniali marittime”.

QUEI 100 MILIONI DI EURO – «Invece di insultare, i deputati del M5S farebbero meglio ad approfondire quello che scrivono negli emendamenti perché non solo confermiamo ogni singola parola di quello che abbiamo denunciato ieri sul regalo da 100 milioni alla lobby dei balneari ma segnaliamo ai deputati che oggi ci attaccano con tanto livore che beneficerebbe della ‘sospensione’ prevista dal loro emendamento anche il ‘povero’ stabilimento Twiga di Briatore a Lucca che paga solo 14 mila euro annui di concessione». Angelo Bonelli, co-portavoce attacca così in una nota i deputati di Beppe Grillo. «Negli anni sono state concesse 30 mila concessioni sul demanio marittimo legate a 15 mila stabilimenti balneari nei 600 comuni costieri- spiega Bonelli- tutto è avvenuto senza gare di evidenza pubblica e con le concessioni sono passate nel corso degli anni da padre in figlio o cedute attraverso la creazione di società di gestione di servizi». Con il demanio marittimo lo Stato ha incassato circa 102 milioni di euro nel 2012, mentre nel 2010-2011 circa 90 milioni di euro e gli anni precedenti la metà, secondo le cifre diffuse dal co-portavoce.

IL GIRO DI SOLDI – «In sintesi – precisa Bonelli – lo stato incassa 3.400 euro a concessione, mentre gli incassi che gli stabilimenti balneari realizzano ogni anno in Italia si aggirano intorno ai 10 miliardi». I canoni di concessione denunciano i Verdi “sono bassi” e stabiliti in base alla legge 27 dicembre 2006 n. 296 comma 251. Per le aree scoperte dovrebbero pagare 1,27 euro centesimo metro/q all’anno e per le aree dove insistono attività da 2,12 euro metro/q anno. «Ora – precisa Bonelli sui 5 Stelle – sono nei palazzi della politica da cui noi siamo usciti dal 2008. Ci saremmo aspettati proposte in difesa dei beni comuni, come le spiagge, invece della sospensione del pagamento dei canoni per stabilimenti che fatturano milioni pagando concessioni pari al costo annuale dell’affitto di un bilocale in una città italiana».

L’EMENDAMENTO M5S – La proposta presentata dai 5 stelle è questa: l’emendamento 1.1391, che prevede sospensione dei pagamenti dei canoni e “100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016″ fino a settembre del prossimo anno.

«5-bis. Nelle more dell’approvazione di una normativa chiara e congrua volta a stabilire gli importi dei canoni da applicare alle concessioni demaniali marittime, fino alla data del 30 settembre 2014 sono sospesi i pagamenti dei canoni per le concessioni demaniali marittime indicate all’articolo 03 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, e successive modificazioni, anche qualora i relativi importi siano stati iscritti al ruolo esattoriale e siano state emesse cartelle di pagamento da parte degli agenti incaricati alla riscossione». 183-ter. Fino alla stessa data del 30 settembre 2014 sono sospesi i procedimenti amministrativi avviati dalle amministrazioni competenti, e gli effetti dei medesimi relativi alla sospensione, revoca o decadenza dalla concessione demaniale marittima derivante dal mancato versamento del canone demaniale marittimo nella misura determinata dall’articolo 1, comma 251, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Conseguentemente, al comma 524 aggiungere, in fine, le parole: ivi comprese le variazioni di cui al periodo successivo.Le dotazioni di parte corrente, relative alle autorizzazioni di spesa di cui alla predetta Tabella C sono ridotte in maniera lineare per un importo pari a 100 milioni di europer ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016.

MACCHE’ CONDONO – Alle accuse dei Verdi i 5 stelle replicano: «Nessun condono, nessun favore, nessuno sconto. Sulle concessioni demaniali marittime i Verdi vanno fuori bersaglio e dimostrano perché sono ridotti a percentuali di consenso da prefisso telefonico. Sorte inevitabile per chi negli ultimi decenni ha occupato i palazzi della politica riempiendosi la bocca con spot e slogan senza mai tirarsi su le maniche per lavorare». Secondo i pentastellati a pagare col ddl stabilità saranno sempre i soliti, non chi meriterebbe di sborsare: «Il governo si prepara a stangare i soliti noti, tra i concessionari, che vedranno aumentare i canoni anche del 300-400% – aggiungono – Mentre i furbi, come al solito, la faranno franca. Perché? Semplice: il settore non è monitorato a dovere e lo Stato non ha contezza di chi paga quanto. I dati dovrebbero convergere sul Sid (Servizio informativo demaniale) presso il ministero dei Trasporti. Ma oggi questo registro non è aggiornato ed è di difficile consultazione. Le amministrazioni competenti sono inadempienti sul fronte dell’inserimento dati e, quindi, non è possibile fare alcuna politica perequativa sui canoni». Per loro nove tempi di sospensiva utili per inagare ancor di più: «Non vogliamo buttare il bambino con l’acqua sporca vogliamo scoperchiare un verminaio che testimonia l’inefficienza del nostro Stato e la connivenza dei partiti. Vogliamo entrare nel merito, riordinare la materia e arrivare, magari, a una legge quadro che metta ciascuno di fronte alle proprie responsabilità. Lo scopo è avere un sistema di canoni finalmente equo e stabile». Correre per coprire assenze decennali di registri. Così la sdemanizzazione prende sempre più concretezza. I registri un po’ meno.

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