Gravissimo Documento contro il comparto balneare italiano: La relazione programmatica 2014

rel progrDa Antonio Smeragliuolo

Che cos’è una RELAZIONE PROGRAMMATICA?

La relazione previsionale e programmatica è un documento giuridico di finanza pubblica, che elabora il Governo. È presentato dal Governo al Parlamento entro il 30 settembre.

 

 

fonte http://www.politicheeuropee.it/attivita/18796/relazione-programmatica-2014-al-parlamento

Questo documento che ci è stato segnalato da Antonio Smeragliuolo e spiegato dallo stesso ad Ardea http://www.donnedamare.it/ardea-17-febbraio-gli-interventi-tecnici-lintervento-di-antonio-smeragliuolo/ è  un documento obbligatorio che l’Italia deve redigere per l’appartenenza all’ Unione Europea, indicando i processi legislativi da attuare per l’anno 2014.

In esso è menzionata, con gravissime ripercussioni per il comparto balneare italiano, la Direttiva Servizi, con richiamo della legge 24 marzo 2012, n. 27 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita’. (12G0048) .GU n.71 del 24-3-2012 – Suppl. Ordinario n. 53.

Relazione_Programmatica_20140110-4 la parte che ci riguarda è a pagina 28 il punto:

1.1.2 Direttiva servizi

I servizi, quale motore fondamentale di sviluppo del mercato interno, restano al centro dell’attenzione delle istituzioni europee. A questo riguardo, il Consiglio Europeo di ottobre 2013 ha ribadito che occorre cogliere tutte le opportunità per accelerare l’apertura dei mercati dei servizi e che, in tale prospettiva, al fine di assicurare parità di condizioni di mercato dovranno essere rimossi tutti gli ostacoli ingiustificati o sproporzionati. La Commissione europea e il Consiglio sono chiamati ad elaborare relazioni annuali sui progressi compiuti dagli Stati membri, anche in singoli settori.

Il Consiglio del 2 dicembre 2013 ha invitato gli Stati membri a portare avanti la valutazione della proporzionalità dei requisiti e a discuterne regolarmente a livello di esperti. Ha, inoltre, invitato la Commissione a presentare entro la metà del 2015 un’analisi relativa ai rimanenti ostacoli al funzionamento del mercato dei servizi, includendo, per quanto possibile, anche l’analisi delle restrizioni non normative.

In questo contesto, le istituzioni europee pongono ancora una volta l’accento sull’urgenza di migliorare l’attuazione della direttiva servizi (direttiva 2006/123) attraverso un’attività di revisione tra pari (peer review), in considerazione del fatto che un incremento del 2,6 per cento del PIL europeo potrebbe derivare proprio dalla liberalizzazione dei servizi rientranti nel campo di applicazione della direttiva.

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La Commissione dovrà fornire orientamenti sul concetto di proporzionalità agli Stati membri, che saranno chiamati ad un esercizio di valutazione reciproca.

Di conseguenza, il Governo italiano sarà impegnato a portare avanti le azioni e le attività conseguenti all’esercizio di peer review tra i diversi portatori di interesse ed autorità competenti.

Le azioni di valutazione, in particolare, si focalizzeranno su due aspetti principali:

  • –  il principio di proporzionalità, per la verifica dell’idoneità e della necessità della misura di carattere normativo o di natura amministrativa che si intende adottare, con l’obiettivo di rimuovere le misure che non permettono un approccio più omogeneo tra gli Stati membri. A livello nazionale, pertanto, si valuterà l’opportunità di prevedere la predisposizione di una specifica scheda finalizzata ad analizzare, illustrare e motivare la ‘proporzionalità’ della misura che si intende adottare, analogamente a quanto già avviene per l’analisi di impatto della regolamentazione;
  • –  il recepimento nell’ordinamento italiano della direttiva servizi e, in particolare, dell’articolo 16 (libera prestazione dei servizi), essendo avvenuta (attraverso il d.lgs. n. 59/2010) mediante norma di carattere orizzontale e non settoriale, come evidenziato dalla Commissione europea, non fornisce certezza giuridica circa i requisiti previsti dalla normativa nazionale applicabili anche al prestatore di servizi che esercita la sua attività in uno Stato membro, diverso da quello di appartenenza, in maniera temporanea e occasionale. L’articolo 16 prevede, infatti, che eventuali requisiti nazionali possono essere applicati al prestatore transfrontaliero solo se giustificati da determinati motivi imperativi di interesse generale. In tale contesto, il Governo porterà avanti specifiche azioni finalizzate ad individuare quei requisiti nazionali per l’accesso e l’esercizio di attività di servizi da applicare anche ai prestatori transfrontalieri, con conseguente abrogazione di norme che prevedono limitazioni o pongono condizioni o divieti che ostacolano l’iniziativa economica o frenano l’ingresso nei mercati di nuovi operatori, ad eccezione di quelle giustificate da “un interesse generale, costituzionalmente rilevante e compatibile con l’ordinamento comunitario” (articolo 1, comma 1, lettera a), e che siano adeguate e proporzionate alle finalità pubbliche perseguite (articolo 1, comma 1, lettera b).Tali prescrizioni potrebbero essere efficacemente inserite all’interno del più ampio processo di liberalizzazione attualmente in corso ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge n. 1/2012, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 che tratta specificamente l’accesso e l’esercizio delle attività economiche a livello statale, anche attraverso l’utilizzo di strumenti di delegificazione.

    In tale ambito, saranno programmate e avviate, in stretta collaborazione con ANCI e Unioncamere, azioni informative relative allo Sportello Unico, la cui

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finalità principale è quella di aiutare gli imprenditori a reperire agevolmente le informazioni su adempimenti e formalità amministrative necessari per esercitare un’attività d’impresa sia in modalità temporanea che ‘in stabilimento’.

Con riferimento al settore del commercio, il Governo sarà impegnato infine a condurre con gli altri Stati membri l’esercizio del Performance check, nell’ambito del Piano europeo per il commercio (European Retail Action Plan – ERAP), presentato dalla Commissione europea e finalizzato a dettare, entro la primavera del 2015, una serie di azioni per il rilancio del commercio. Il Performance check ha, in particolare, l’obiettivo di rimuovere quelle limitazioni regolamentari ingiustificate per lo sviluppo del commercio nell’ambito del mercato interno, la cui importanza come motore della crescita e della creazione di posti di lavoro è stata ribadita dal Consiglio Europeo di ottobre 2013.

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