I Balneari rispondono a Calenda

Caro Signor Ministro Calenda,

pensiamo al ruolo di un uomo politico ai suoi livelli, pensiamo alle sue grandi indubbie capacità che le hanno permesso di ricoprire un così importante ruolo, ovviamente tralasciando il fatto che gli Italiani ormai non sono più chiamati al voto da molto tempo e quindi incapaci di scegliere i loro rappresentanti.

Ci permettiamo di sottolineare che l’Italia balneare comprende 30 mila imprese o micro imprese per la maggior parte a conduzione famigliare che non meritano la definizione da lei attribuita “Ci sono dei casi eclatanti, come le concessioni balneari, che spesso sono vergognosi, visto che nelle spiagge di grido le concessioni costano come un ombrellone e lì lo Stato sta dando una rendita al gestore”. Non scambi per favore una parte per il tutto, soprattutto attraverso un comunicato stampa o un’ansa, arrivata ovunque che ha all’interno un attacco a una parte della categoria e che rischia di nuocere a noi tutti e che non  comprende elementi utili per consentire al lettore medio, che non ha esperienza alcuna dell’argomento in discussione, di capire di cosa realmente si stia parlando e di effettuare una corretta valutazione dell’argomento in discussione.

Nella sua valutazione riguardo alle cifre demaniali pagate bisognerebbe aggiungere  parametri essenziali, quali la dimensione del fronte mare e l’area della superficie demaniale complessivamente, essendo, a quanto ne sappiamo, le spiagge di grido limitate rispetto alle 30 mila concessioni balneari italiane.

Occorre infatti precisare che in molte regioni italiane  si tratta di spiagge spoglie, prive di qualsiasi struttura fissa, nelle quali gli impianti – spesso perfino quelli fognari – sono stati realizzati e sono mantenuti a cura e spese del concessionario.

Inoltre, il concetto fondamentale che lei ha divulgato con questo comunicato è che gli stabilimenti balneari pagano cifre irrisorie come contropartita dell’utilizzo del bene demaniale. Questo potrebbe anche essere vero per la specifica voce “canone demaniale”, ma trascura il fatto che esistono altri innumerevoli elementi di costo indissolubilmente legati all’esercizio della concessione balneare. Senza di questi la concessione non può essere attivata.

Ci riferiamo all’obbligo di sorveglianza alla balneazione con le rigide modalità regolamentate; alle mansioni obbligatorie del primo soccorso; alla pulizia estiva e invernale degli arenili. E inoltre – considerata la funzione di vero e proprio presidio esercitata nel contesto litoraneo dallo stabilimento balneare e alla conseguente esigenza di esistere fisicamente in loco – ci riferiamo anche alla necessità (in alcune regioni) di ricostruire e smontare, anno dopo anno, le strutture mobili dello stabilimento, lavorando per mesi senza incassare un centesimo e pagando   per movimentazione sabbia e altro, nonché agli indispensabili oneri di magazzinaggio delle attrezzature.

Infine consideriamo gli aspetti fiscali: IVA applicata con un’aliquota che non ha riscontro nei settori, del tutto analoghi, della ricezione e della ristorazione; IMU, vera e propria anomalia di sistema; Imposta regionale sul canone demaniale, tributo medievale, se si considera che è imputato ad un “bene comune” sull’utilizzo del quale il concessionario paga uno specifico canone, la cui entità è stabilita da organi tecnico-finanziari dello Stato. Prestazioni tutte obbligatorie, quelle menzionate, le quali, indipendentemente dalle valutazioni che se ne possono dare, comportano un cospicuo aumento degli oneri legati all’utilizzo turistico ricreativo del bene demaniale.

Le sue dichiarazioni sono state effettuate in un momento socio-economico-politico estremamente delicato per gli stabilimenti balneari e fanno male, molto male non solo all’immagine della categoria, ma colpiscono anche il cuore di 30 mila famiglie italiane, che lei comunque, nella veste di Ministro, è tenuto a rispettare e difendere, i prossimi futuri 30 mila  esodati italiani se verrà applicata la Direttiva a cui lei piace tanto e che mi dispiace sottolineare non ci comprendeva, finché qualcuno ci ha inserito.

Firmato

i Balneari italiani

 

 

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