Il turismo del futuro secondo Carlin Petrini, Presidente di Slow Food

6a00d83451ec7d69e2017c34bc14c6970b-800wiSabato durante la conferenza del PD regionale sul turismo ho ascoltato con piacere l’intervento della Dott.ssa Roberta Milano vd blog, che ci ha parlato di web marketing legato al turismo, non è entrata nel merito della Bolkestein. Ha però parlato del turismo del futuro e per farlo ha utilizzato questa frase di Carlin Petrini:  “Il turismo del futuro? Parte dai cittadini residenti, dalla loro qualità della vita, dalla capacità di essere felici, dalla loro cura verso la terra che abitano. I turisti arriveranno di conseguenza”, quindi, forse quasi inconsciamente lo ha fatto…

Carlin Petrini e Slow Food, di cui è presidente, ha a cuore la terra, l’amore per essa e per chi ci lavora, per i cibi locali, le tradizioni e la tutela di esse. Non sappiamo la sua posizione in merito alla Bolkestein, anche se forse un pò, purtroppo, la immaginiamo. Però questa sua frase… beh ha acceso la speranza, forse un uomo che ha saputo guardare avanti e precorrere i tempi, rivendicando,  quando ancora nessuno lo diceva,  il consumo del cibo locale, il ritorno alla terra in anni in cui tutto sembra governato dalla logica delle multinazionali e delle grandi catene di supermercati.

Sappiamo tutti che la Bolkestein favorirà le multinazionali a discapito di 30.000 famiglie italiane (i residenti da lui citati nella frase), che creano realtà tipiche, diverse una dall’altra, completamente inserite nel territorio di appartenenza, con proprie tradizioni, mantenute dagli stessi proprietari, amate dagli stessi clienti, che decidono di andare in quello stabilimento e non in un altro. Un tipo di clientela che non andrebbe mai in un qualsiasi resort, spogliato di ogni tipicità e globalizzato a partire dal personale che vi lavora, ai servizi, al cibo offerto al pubblico.

I balneari italiani hanno saputo creare un made in Italy, che andrebbe tutelato come qualsiasi produzione tipica italiana e non distrutto, per darlo in pasto al miglior offerente (multinazionali, investitori cinesi e in generale esteri).

Eppure Carlin sa bene ciò che anni fà è successo alle piccole botteghe, spazzate via da grandi supermercati dove il cibo è uguale e standardizzato, dove non esiste più il rapporto tra venditore e acquirente, dove non si parla più e dove tutto è fatto, ad arte, a partire dalla disposizione degli scaffali per  aumentare i consumi di cibo molto spesso di bassa qualità.La Bolkestein, in virtù di una concorrenza che favorirà solo chi ha i soldi, vuole omologare anche quella parte di mondo che ancora resisteva, non capendo che distruggendo l’attuale sistema balneare italiano e non incentivandolo a migliorare, facendone tabula rasa,  sarà tutto uguale e stereotipato. Non si capirà più se lo stabilimento è in una regione piuttosto che in un’altra, forse non si capirà neppure più di essere in Italia.

Tutto questo sembra uno scenario da incubo per  chi fà un turismo buono (per usare un suo termine) da anni, che rispetta le regole edilizie, attento e rispettoso dell’ambiente circostante, attuando, in molti casi e finanziando di tasca propria opere di protezione dell’arenile dall’erosione del mare. Dietro alle spiagge, purtroppo ormai è chiaro, ci sono interessi economici enormi, di cui è anche difficile immaginarne la portata.

Ed ecco che i balneari, anch’essi, come gli altri, cittadini residenti, non vedranno più tutelata la qualità della loro vita, non avranno alcuna capacità di essere felici, e la gente non verrà più di conseguenza.

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