Mariagrazia Scartabelli

390159_2419269449693_750608925_nLa Bolkestein è un brutto affare si sa, ma quando conosci persone come Fabrizio Maggiorelli e la sua famiglia, capisci che non tutto il male vien per nuocere e vai avanti perché sai che con te, nella battaglia, ci sono amici così.

Rosa, Una donna da amare!

Mia madre e mio padre hanno cominciato la loro vita lavorativa insieme, già prima della guerra. Facevano insieme le stagioni lavorando nei boschi della Maremma, delle colline Pistoiesi, della Sardegna. Nei boschi, tagliavano la legna e producevano il carbone costruendo le Carbonaie.

Si, sono una figlia di Carbonai. Gente onesta, abituata al lavoro duro e che lavorava anche per 18 ore di fila e poi si riposava nei boschi dentro capanne e sui letti fatti di pagliericcio e di foglie di castagne.

Mia madre si chiamava Valeria, ma tutti la chiamavano “Rosa”. Quando nel dicembre del 1946 nacque mio fratello Sergio, lei e mio padre stavano lavorando ancora nei boschi della Maremma. Mia madre incinta di mio fratello dovette camminare nei sentieri per oltre quattro ore, prima di arrivare ad una casa riscaldata e poter partorire. Per questo motivo mio fratello Sergio è nato a Massa Marittima. Mia madre Rosa era una donna forte e coraggiosa. Nel 1947 con mio padre, si trasferirono a Viareggio nel quartiere Darsena. Con i soldi prestati da uno zio di mio padre comprarono un fondo commerciale nel quartiere e si misero a commerciare proprio la legna ed il carbone. Mio padre, oggi ha 92 anni, vive ancora con me e la mia famiglia, con mio marito Fabrizio e i miei tre figlie. Si chiama Giuseppe, ma per tutti è ancora oggi, “Beppe “ il carbonaio della Darsena.

Nel 1967 mia madre decise di comprare un Bagno in Darsena, mio padre era contrario, ci volevano troppi soldi, ma a mia madre piacevano le sfide. Sapeva bene che i sacrifici sarebbero stati tanti per riuscire a comprarlo, ma riuscì a convincere mio padre e fece “l’affare”. Un bagno con soli 14 ml di fronte mare e della superficie totale di 432 mq per 19 cabine e 4 spogliatoi, casa di guardianaggio, 14,50 mq per il Bar e 92 mq per la posa di di ombrelli e sdraio. Conservo ancora con cura quella prima concessione demaniale, mia madre ne era orgogliosa. La struttura completamente in legno e non era certo di prima categoria, si lavorava solo con gli amici e gli operai della darsena, rarissimi i “forestieri”.

In quegli anni, io ero abituata ad osservare i miei genitori stanchi morti dal lavoro, solo alla sera dopo il lavoro di una dura giornata,  rientravano in casa dal lavoro nel magazzino della legna e del carbone. Quando iniziammo la prima stagione estiva nel 1967, avevo solo dieci anni, ma ero felice perchè almeno lì, avevo mia madre e mio padre sempre con me e anche mio fratello Sergio che all’epoca faceva il bagnino, era sempre con noi.

Poi, subito dopo la prima stagione, il 23 ottobre 1967 arrivò la lettera del Comune di Viareggio. Il Bagno Arizona come tutti quelli costruiti sulla Marina di levante, nella zona della “Costa dei Barbari”, dovevano essere trasferiti in altra collocazione, perchè quell’area doveva essere ristrutturata per una nuova pubblica utilizzazione. Nessun compenso o indennizzo per l’acquisto appena fatto, solo la possibilità di ricostruire a proprie spese altrove. Così ci venne concesso di ricostruire lo stabilimento balneare a circa due Km più a sud perchè lì dove avevamo acquistato con atto notarile, in realtà non era nostro, ci spiegavano. Io ero piccola e non capivo, anche perchè già mi ero innamorata del “mio “ bagno quello dove giocavo, ma dove mia madre Rosa mi aveva cucito su misura un piccolo grembiule con il quale ero fiera di servire i clienti, di fare la mia parte in famiglia come lei mi aveva insegnato.

Il Comune di Viareggio doveva costruire una nuova Darsena per il porto di Viareggio. Era, ed è ancora oggi la legge, lo diceva il codice della navigazione, spiegavano a mia madre. A quel tempo, mia madre Rosa non si fece intimorire da questa legge.   Dovevamo ricostruire lo stabilimento balneare e a mio padre diceva sempre con fermezza: lo faremo più bello! Ci assegnarono una nuova concessione tra le dune di sabbia del parco Migliarino di San Rossore con nessun servizio pubblico, se non un pezzo di strada asfaltata solo in parte. Quel posto i Viareggini lo chiamavano e lo chiamano ancora “Vialone”.

In quella concessione non c’erano ne servizi, ne posti letto, ne una viabilità decente, solo la voglia di intraprendere di mia madre, della mia famiglia e di altre 13 famiglie di balneari. Alcuni di loro dovettero vendere, altri ce l’hanno fatta e si sono ricostruiti il loro nuovo stabilimento balneare.

Perfino il tubo dell’acqua potabile si dimostrerà poi insufficiente per tutti e 14 gli stabilimenti balneari e poi niente fognature, ma solo fogne a perdere e una strada che porta solo in fondo al vialone e poi trovi una sbarra che chiude la strada, quindi devi tornare indietro. Mia madre diceva sempre: se uno viene  alla Marina di Levante, si innamora e ci deve tornare per la strada che l’ha portato. Oggi rifletto che è ancora così. Nessuna strada alternativa in più, nessun albergo o posto letto in più. Tutto come ai tempi di mia madre Rosa. Solo molti investimenti fatti negli stabilimenti balneari. Solo una decina di anni fa l’Amministrazione ha fatto la nuova fognatura, l’illuminazione e una sistemazione dei parcheggi. Per il resto tutto come ai tempi di mia madre, le famiglie dei balneari e di alcuni commercianti fanno la differenza e la tipicità della nostra zona turistica balneare. Hanno costruito nuove piscine, hanno adeguato i loro locali alle normative vigenti in materia igienico sanitaria. Insomma hanno investito i propri denari con tanto di autorizzazioni e licenze edilizie nel pieno rispetto delle normative edilizie e paesaggistiche ambientali.

Ciò nonostante nel 1969 abbiamo fatto la prima stagione estiva nel nuovo bagno Arizona, 50 metri di fronte mare. Uno stabilimento balneare nuovo di pacca, tutto in legno e con servizi nuovi. Un unico problema, non c’erano i clienti. Infatti gli stessi abitanti della darsena ed i particolare i pochi “villeggianti” preferivano ancora per la maggior parte i più rinomati stabilimenti balneari della Passeggiata di Viareggio, rispetto a quelli della Darsena. Mia madre però non ebbe paura, conquistò i suoi clienti con la sua buona cucina e le sue buone maniere ed in pochi anni si fece i suoi clienti, qualcuno dei quali ancora oggi è presente al nostro stabilimento balneare in terza o quarta generazione.

Io ancora non capivo, ma quanti sacrifici vedevo fare ai miei genitori, mai un giorno di riposo, mai un giorno di ferie, quando mia madre smetteva di cucinare, si metteva a pulire le cabine, od a  lavorare con i bagnini. La ricordo ancora mentre spazzava i piazzali e intratteneva i clienti. Ma lei amava quel pezzo di spiaggia come la sua stessa famiglia e riuscì a convincere mio padre a costruire anche la piscina, la prima in muratura in Darsena a Viareggio, era il 1972. Lei era infaticabile alla guida del bagno, ma certo non tralasciava il suo primo lavoro, anzi con mio fratello riuscì ad ampliare ancora l’attività con i prodotti petroliferi e le cucine componibili. Aveva un solo problema non riusciva a ritagliarsi un giorno di festa. Finchè, un giorno gli scoprirono un male incurabile che nel gennaio del 1977 spegne definitivamente tutte le sue energie e la sua voglia di vedere crescere i suoi nipoti che tanto amava e tanto avrebbe amato. Quando si ammalò io avevo solo 16 anni e dovetti smettere di studiare, occupandomi della casa, di mio padre e del Bagno. Direttamente dai banchi di scuola al lavoro ai fornelli della Trattoria e della famiglia.

Nel 1979 mi sono sposata con mio marito Fabrizio, dal quale ho avuto tre figli, i nipoti di “Rosa”…

La mia prima figlia l’abbiamo chiamata Valeria, proprio come mia madre e ora anche lei lavora al bagno Arizona, insieme a Paolo e Giacomo gli altri miei due figli. Insieme a loro abbiamo condiviso i sacrifici di mia  madre e di mio padre, sino ad oggi. Abbiamo affrontato il lavoro duro sul mare, anche e sopratutto la mia grave malattia di due anni fa e poi le libecciate, le trombe marine che devastano la spiaggia in piena estate, le mareggiate, le domeniche assolate e piene di clienti e le giornate sconsolate di brutto tempo e con il personale che non sai cosa fargli fare. Abbiamo superato tutto questo e sono convinta che  supereremo anche questa Direttiva CE che sembra non voglia far riconoscere i sacrifici delle nostre famiglie. Ma quello che è più duro e di non vedere riconosciuto il valore delle nostre aziende, l’avviamento commerciale delle imprese familiari balneari, la tipicità e la bravura di tutte le donne come mia madre che hanno sacrificato tutto per il loro sogno sul mare, un mare da vivere, un mare da amare. Un mare dove si possa riconoscere anche un futuro per i nostri figli. Quello per cui mia madre Rosa ha tanto lottato.

Ora qualcuno vorrebbe che questa storia si concludesse con una “evidenza pubblica”?

Io dico che è sin troppo evidente che chi crede alla soluzione delle ASTE per le nostre aziende non sa di cosa si parla, non sa cosa è il mare e la sua spiaggia, non sa cosa è il lavoro e la fatica del mare. Confonde il tempo libero con la festa e il lavoro in ufficio del burocrate con l’impresa libera e spina dorsale del nostro paese. Non è il bagnino, non è il balneare, il burocrate non sa come gira il vento, quando si alza la tempesta o quando sta per arrivare una libecciata. Mia madre questo lo sapeva e si sapeva difendere, solo con la sua malattia ha combattuto e purtroppo ha perso, ma ha lasciato me e la mia famiglia e noi sapremo difendere la nostra azienda.

L’evidenza che mi ha insegnato mia mamma “Rosa” è una sola : il buon senso!

Proprio per il buon senso di mia madre, io ho insegnato ai miei figli il lavoro, il sacrificio e la determinazione nella lotta a mantenere la propria azienda familiare balneare ed a essere fieri della sua nonna Rosa.

Nessuno riuscirà a fare del male alla mia famiglia!

Buon Natale ai Burocrati e ai bagnini !!

Mariagrazia Scartabelli

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