Le Donne Siciliane si ribellano all’aumento del canone del 600%

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Giovanna Giglio, mamma ed imprenditrice balneare

Ieri avevamo pubblicato la lettera indirizzata al Presidente Crocetta di una collega balneare siciliana, Angelina Zito LEGGI QUI.

Oggi segue il suo esempio un’altra collega, Giovanna Giglio.

Ringraziamo entrambe ed il nostro unico modo di farlo è di pubblicare sul blog le vostre lettere… sperando che qualcuno o, addirittura il Presidente Crocetta, le legga.

Complimenti a queste due donne di Sicilia che con forza e con determinazione decidono di affrancarsi dagli stereotipi di una regione forse ancora troppo maschilista e raggiungere con caparbietà i propri obiettivi.

Due donne da ammirare per avere avuto il coraggio di mettersi in gioco nella vita, nel lavoro e di dire pubblicamente NO alla decisione presa dalla Regione Sicilia di aumentare i canoni del 600% in questo periodo di crisi e di incertezza normativa che tutti noi balneari stiamo attraversando. 

 

 

“Esimio Presidente, anch’io come la mia collega e amica Angelina Zito, siamo ridotte a fare il bilancio della nostra vita, io per fare impresa sette anni fa sono stata costretta a vendere la mia casa e un piccolo appezzamento di terreno e tutto questo in previsione di un futuro migliore, un futuro da tramandare ai nostri figli. Io ne ho tre e per loro non c’è futuro tanto che vogliono andarsene via dalla Sicilia, via dall’Italia. Non ci sentiamo tutelati.

Io vedevo in Lei, un buon padre di famiglia pronto a difendere i figli deboli, ho riposto grandi speranze!

Veda di rivedere, di aprire un tavolo tecnico con gli organismi del settore balneare. Non uccida le nostre piccole imprese, non possiamo sopportare questo aumento scellerato, metteteVi una mano sulla coscienza!

La Sicilia, potrebbe vivere di solo turismo, fino ad oggi nessuno lo ha compreso!!! Io ho già fatto i miei appelli, sono disposta a vendermi un rene, per avere e dare disponibilità economica ai miei figli per poter emigrare. Ed anche se il verbo “emigrare” fa paura rimane pur sempre l’unica speranza, come fecero i nostri nonni, mezzo secolo fà, di riappropriarsi della propria vita.

Perdoni lo sfogo, tanto sono sicura che non si preoccuperà di leggerlo.

Cordiali Saluti.

Giovanna Giglio

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