Le Donnedamare pronte a partire per Bruxelles per dire che non ci può essere un’Europa a due velocità

1374538_10202136087552550_448160668_nC’è chi si sveglia alle 3 di notte, chi alle 5, chi parte da Roma, chi parte da Pisa, ma tutte insieme le Donnedamare e alcuni balneari (mariti, compagni o soltanto amici) andranno a Bruxelles in visita al Parlamento Europeo.

Era l’8 gennaio del 2013 quando annunciavamo in questo post http://www.donnedamare.it/comi-30-mila-giovani-donne-rischiano-il-posto-di-lavoro/ che l’On.le Lara Comi ci aveva promesso di portare una nostra delegazione in UE per farci parlare con associazioni che si occupano di promuovere le pari opportunità in Europa.

Ed ecco che la promessa è stata mantenuta: lunedì 14 ottobre, invitate dall’On.le Lara Comi appunto, faremo visita al PE ed incontreremo alcuni degli Eurodeputati che si occupano del problema dei balneari e di pari opportunità  tra cui la Vice Presidente del Parlamento Ue Roberta Angelilli, che da sempre ha sposato la causa dei balneari. http://www.donnedamare.it/on-le-roberta-angelilli/

Avremo anche un importante incontro con Amalia Sartori, Presidente della Commissione Industria, Gruppo del Partito popolare europeo (Democratico Cristiano), nel passato membro della Commissione per i diritti della donna e le pari opportunità.

Crediamo sia importante valorizzare il nostro lavoro di imprenditoria femminile e portare a conoscenza anche dell’Europa che con l’applicazione della Direttiva, le donne attualmente impiegate nel settore balneare non avranno a disposizione altri posti di lavoro.

Queste  donne, diventeranno tra poco le nuove emarginate e  molte di esse hanno famiglia, figli a carico e situazioni di vita anche difficili.

L’errata applicazione della “Direttiva Bolkestein” creerà un’emergenza sociale senza pari, un forte squilibrio economico. Danneggerà non solo gli stabilimenti balneari, ma anche tutte quelle attività che costituiscono l’indotto: pensiamo ai fornitori, molti dei quali sono stati e saranno ancora di più costretti a licenziare personale e addirittura a chiudere. Senza garanzie di lungo periodo le aziende balneari non investono più e non rinnovano le proprie attrezzature, non assumono personale o rilanciano la propria attività.

Non ci può essere un’Europa a due velocità: il 2013 è l’anno europeo del cittadino e uno dei suoi obiettivi è far crescere l’occupazione femminile, ma se l’UE non interviene a favore dell’Italia noi donne balneari perderemo il nostro lavoro.

Non dimentichiamo che se l’Europa è stata distratta su questo tema è anche perché l’impresa balneare è , sostanzialmente un’attività quasi solo italiana, dato che le imprese italiane rappresentano oltre l’80% di tutte le imprese balneari europee..

Un Europa a due velocità o un Europa che discrimina le nazioni mediterranee e, soprattutto, l’Italia?

Tutte ciò viene, dalle donne balneari, vissuto come una profonda ingiustizia: dov’è la tutela delle donne in Europa, forse solo in qualche nomina importante o nella difesa del lavoro “rosa”?

Deve esserci consapevolezza di tutto questo: l’Europa in primis e il Governo Italiano, poi, non possono permettere che si attui questo grande esproprio, dove in nome della concorrenza, si applica una inutile sostituzione di impresa.

 

 

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