Lettera di donnedamare a SE NON ORA QUANDO (SNOQ)

donnedamare@gmail.comVogliamo condividere con voi la lettera che abbiamo scritto a Se Non Ora Quando (SNOQ), un gruppo di donne diverse per età, professione, provenienza, appartenenza politica e religiosa. Raccoglie appartenenti ad associazioni e gruppi femminili, donne indipendenti del mondo della politica, dei sindacati, dello spettacolo, del giornalismo, della scuola e di tutte le professioni.

 

Se Non Ora Quando è un movimento trasversale, aperto e plurale, che organizzerà il flash mob che vedrà coinvolte moltissime donne in tutte le piazze del mondo per dire no alla violenza di genere.

Ci è stato chiesto da una delle organizzatrici di inviare la nostra denuncia allo SNOQ nazionale e, siccome, donnedamare ha l’onore di rappresentare tutte voi, ci sembra giusto condividere con tutte le donne balneari la nostra lettera.

Ecco ciò che abbiamo scritto:

“Donne D’A-Mare https://donnedamare.wordpress.com/ nasce con l’intento di denunciare la violenza perpetrata dal governo italiano nei confronti delle donne balneari che, a causa di un’errata applicazione della direttiva servizi, meglio conosciuta come Bolkestein, si vedono scippate del loro diritto al lavoro e giocoforza della loro dignità di donne e di madri. Il blog è un contenitore di storie di vita con l’intento di dimostrare che i balneari non sono una lobby, ma bensì persone, escluse dal mondo del lavoro, che hanno dovuto inventarsi un’occupazione, investendo se stessi e il loro denaro in imprese che ora lo stato reclama.

Ora l’errata applicazione della “Direttiva Bolkestein” creerà un’emergenza sociale senza pari, un forte squilibrio economico. Danneggerà non solo gli stabilimenti balneari ma anche  tutte quelle attività che operano in regime concessorio e che insistono sulle aree demaniali e ha già danneggiato tutte quelle aziende che costituiscono l’indotto, pensiamo ai fornitori, molti dei quali sono stati costretti a licenziare personale e addirittura alla chiusura.

Tale Direttiva, contro i dettami della stessa Comunità Europea, stravolgerà la tutela del diritto di garantire la salute e il benessere dei lavoratori e il lavoro fino ad ora svolto dagli imprenditori italiani i quali hanno sempre investito molto nella loro attività sia in termini di opere realizzate, che in termini di professionalità, che in termini economici, contribuendo a far crescere, anche in un momento di forte recessione, l’economia del Paese.

Non dimentichiamoci poi che tra gli imprenditori balneari ci sono anche moltissime donne. I numeri sono altissimi 60mila donne sono imprenditrici balneari, di cui 30mila sono giovani.

Non ci può essere un’Europa a due velocità. Da una parte si cerca di tutelare le pari opportunità e di far crescere il numero di donne imprenditrici e dall’altra si vuole togliere il lavoro a 60mila donne.

Il 2013 è l’anno europeo del cittadino e uno dei suoi obiettivi è far crescere il numero delle donne impiegate agli alti livelli imprenditoriali. Far crescere vuol dire anche mantenere I posti che attualmente ci sono.

Tutte queste discrepanze che da noi donne balneari sono vissute come ingiustizie non possono coabitare in un’UE che si è per definizione a tutela delle donne e per questo motivo vanno denunciate, anche attraverso l’unione, la coesione di noi donne balneari, per denunciare questa grande ingiustizia”

 

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