Marco Buticchi: Il vero nodo delle spiagge

DownloadedFileDa Piero Bellandi

Pubblichiamo l’articolo di Marco Buticchi, uno scrittore italiano.  Marco è figlio di Albino Buticchi, petroliere e presidente del Milan dal 1972 al 1975. Il suo hobby è quello della scrittura ed è il proprietario di un albergo situato nelle vicinanze di Lerici, l’Hotel del Lido, e vi esercita, nei mesi estivi, la professione di bagnino. A suo dire è proprio sulla torretta in spiaggia che gli vengono in mente le trame dei suoi libri, tutti bestsellers.

“Mi sia concesso prendere la parola sulla querelle delle spiagge. Ritengo necessario un distinguo essenziale: la proposta di legge non riguardava la vendita di coste o arenili… di Marco Buticchi

MI SIA concesso prendere la parola sulla querelle delle spiagge. Ritengo necessario un distinguo essenziale: la proposta di legge non riguardava la vendita di coste o arenili, bensì l’alienazione di ciò che, nella maggior parte dei casi, i concessionari erano stati autorizzati a costruire e poi avevano ceduto senza spese allo Stato per mezzo di una procedura detta «d’incameramento». In pratica, lo Stato, dopo averne acquisito la proprietà senza costi e percepito un affitto, avrebbe rivenduto il bene a chi lo aveva costruito a proprie spese. Detto così, sembra un buon affare. A parer mio però, e parlo con cognizione di causa, non è l’alienazione il nocciolo del problema: dopo anni di disinformazione pilotata in cui i concessionari balneari sono stati trattati come pirati, evasori, occupatori del bene comune, oggi c’è da stupirsi perché venga combattuta una battaglia per (a quanto si legge) favorire i loro interessi. In realtà, la categoria che ha inventato e fatto prosperare un modello di turismo, corrisponde allo Stato ciò che lo Stato chiede, dando lavoro a centinaia di migliaia di addetti, effettuando investimenti in beni ricevuti in affitto e contribuendo a preservare le coste d’Italia.

QUELLO che penso sia doveroso riconoscere agli oltre trentamila concessionari balneari non è certo la proprietà di un muretto o di qualche cabina vicino al mare, ma un’ identità. È un settore che investe, crea lavoro e ricchezza, garantisce sicurezza e regala spensierate vacanze. E non si può trattare come un giocattolo che si può rompere, smontare o alienare per subdoli interessi o per prese di posizione. In settori analoghi (porticcioli turistici, cantieri) le concessioni hanno durata pluridecennale per garantire certezze agli imprenditori, assicurare investimenti, pianificare. Nella sorta di precariato in cui vive da anni il settore balneare, invece, non vi è nulla ormai di certo. E proprio caos e incertezze sono il terreno fertile su cui prosperano gli appetiti degli amici degli amici, che si concretizzano nelle stolte leggi — pilotate — di un’Europa che sembra accanirsi contro le peculiarità italiane. Il mio stupore è che nessuno dei nostri rappresentanti abbia il coraggio di alzarsi e, come l’impavido Fantozzi, dire che certe direttive comunitarie sono «una boiata pazzesca».

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