Maria: un’altra donnadamare!!!!

Foto-0009Mi Chiamo Maria Bruno sposata con Emidio e madre di Valerio e Elena. E tutti innamorati di mare…

Piano piano, anno dopo anno, capivamo che i nostri due rispettabilissimi lavori cominciavano a farsi sentire sempre più stretti, insufficienti rispetto alle nostre aspettative mentre in maniera diametralmente opposta prendeva sempre più   forza la voglia e il desiderio  di una attività condotta in prima  persona, che desse sfogo alla volontà di metterci alla prova, alle nostre idee e alle rispettive inclinazioni personali. Magari qualcosa che avesse a che fare con il mare, con il settore turistico ad esempio, che con la sua dinamicità e relazionalità ci piaceva così tanto. Qualcosa che cambiasse la nostra vita e magari anche quella futura dei nostri figli. E l’occasione ostinatamente cercata arrivò e prendemmo la palla al balzo.: con praticamente tutti i nostri  risparmi e parte del TFR (preso in anticipo) da mio marito comprammo nel 1999 un piccolo noleggio di attrezzature balneari. Una piccola concessione demaniale marittima, per noi un investimento importante ,un po’un salto nel buio, ma era il sogno della  nostra vita e così siamo partiti.

Anche se da subito iniziarono i primi problemi.

L’attività era carente di qualsiasi servizio essenziale come servizi igienici e magazzini

Per anni mio marito, dopo aver lavorato insieme a tutti noi, rimaneva a dormire in spiaggia utilizzando un sacco a pelo e riparandosi in una baracca fatiscente di un pescatore li vicino. Questo per proteggere e sorvegliare le attrezzature e le barche lasciateci in rimessaggio. Niente corrente elettrica ne acqua potabile e neppure servizi igienici. Men che meno linea telefonica…

Iniziò così il nostro calvario in Comune per ottenere quello che era indispensabile per poter lavorare in maniera decorosa. Ci dicevano che bastava una canadese e per i  servizi igienici c’era il bosco di tamerici  subito dietro la spiaggia. Per anni abbiamo lavorato in quelle condizioni disumane fino a quando un giorno, nel 2005, il nuovo piano urbanistico del Comune  decise che li potevamo costruire una  struttura adeguata.

Naturalmente siamo in Italia e l’iter burocratico è andato avanti per anni con progetti fatti e rifatti finchè finalmente al Comune ne è piaciuto uno. Abbiamo quindi fatto un “bellissimo mutuo” di 20 anni, mettendo in gioco la nostra unica casa che grazie ai nostri risparmi e dei nostri genitori ai tempi avevamo acquistato.

Oggi non posso accettare che un’assurda, quanto ingiusta direttiva europea possa portare via il lavoro a me e ai miei figli. Vivo nel terrore di perdere tutto, compreso i miei ragazzi, perché se tutto questo finisse potrebbero decidere di andare via dall’Italia paese che ormai non è più in grado di dare loro un futuro certo.

Ci sono giorni dove, se penso che i nostri sacrifici e i progetti di una vita verranno spazzati via, impazzisco dal dolore, ma leggendo di voi mi do forza e dico: se siamo capaci d’amare, di essere madri, mogli, lavoratrici non possiamo e non dobbiamo sentirci delle fallite; è quello che vogliono, ma forse non hanno capito di cosa sono capaci di fare le Donne se vengono calpestate, umiliate, ferite e poi distrutte.

Forza!! amiche mie come solo Noi Donne sappiamo fare.

 

Un abbraccio, Maria

 

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