Multinazionali sulle spiagge? No Grazie!!!

580438_540611965989192_1270025723_nUn’errata interpretazione della Bolkestein prevede la messa all’asta delle concessioni demaniali marittime, provocando la distruzione di un sistema turistico che non ha uguali nel mondo. Un sistema dove le regole della concorrenza sono rispettate al massimo, ci sono 30.000 famiglie che creano realtà tipiche, diverse una dall’altra, completamente inserite nel territorio di appartenenza e dove ancora si respira un’atmosfera familiare, dove i proprietari conoscono i clienti per nome.

Negli stabilimenti balneari italiani si trovano tradizioni, mantenute dai proprietari e amate anche dagli stessi clienti, che decidono di andare in quello stabilimento e non in un altro. Un tipo di clientela che non andrebbe mai in un qualsiasi resort, spogliato di ogni tipicità e globalizzato a partire dal personale che vi lavora, ai servizi , al cibo offerto al pubblico.

Il sistema balneare italiano è un made in Italy che anzichè distrutto, per darlo in pasto al miglior offerente (multinazionali, investitori cinesi e in generale esteri) dovrebbe essere tutelato e, perchè no, anche esportato.

In un mondo globalizzato, dove non si fà tesoro di ciò che è successo anni fà a scapito delle piccole botteghe, spazzate via da grandi supermercati dove il cibo è uguale e standardizzato, dove non esiste più il rapporto tra venditore e acquirente, dove non si parla più e dove tutto è fatto, ad arte, a partire dalla disposizione degli scaffali per aumentare i consumi di cibo molto spesso di bassa qualità, si vuole omologare anche quella parte di mondo che ancora resisteva, non capendo che distruggendo l’attuale sistema balneare italiano e non incentivandolo a migliorare, facendone tabula rasa, sarà tutto uguale e stereotipato. Non si capirà più se lo stabilimento è in una regione piuttosto che in un’altra, forse non si capirà neppure più di essere in Italia.

Tutto questo sembra uno scenario da incubo per chi fà un turismo buono da anni, che rispetta le regole edilizie, attento e rispettoso dell’ambiente circostante, attuando, in molti casi e finanziando di tasca propria opere di protezione dell’arenile dall’erosione del mare. Dietro alle spiagge, purtroppo ormai è chiaro, ci sono interessi economici enormi, di cui è anche difficile immaginarne la portata.

Sia chiaro però, e mi rivolgo a chi vuole le spiagge libere o agli ambientalisti di turno, che annoveriamo tra i nostri peggiori detrattori , che al posto dei Bagni Savona, dei Bagni Liguria e dei Bagni Vittoria ci saranno degli autogrill del mare, non ci saranno spiagge libere, ma al contrario verranno costruite strutture sempre più grandi, per essere sfruttate dai nuovi acquirenti.

Viene dal senso che chi comprerà non distruggerà le baracche esistenti per far posto a distese di spiaggia libera, che non permetterebbe di trarne guadagno alcuno. Se gli ambientalisti vogliono la spiaggia libera, mi spiegate perchè allora si sta svendendo tutto alle multinazionali? Si dovrebbe abbattere tutto, distruggendo le attuali costruzioni e non permettere l’ingresso di nuovi proprietari.

Allora i casi sono due o c’è scarsa informazione a riguardo o c’è faziosità e odio verso una categoria che invece deve seguire regole ferree anche per mettere una singola piastrella (che si può facilmente rimuovere perchè appoggiata sulla spiaggia) come base su cui montare le cabine. Ricordiamo che molti stabilimenti balneari italiani vengono ancora montati su palafitte di legno. Avverrà la stessa cosa in futuro?

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