Nasce la commissione Bolkestein Dovrà risolvere il rebus spiagge

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La modifica della direttiva Bolkestein? Non è necessaria. E comunque, non si farà. Michel Barbieri, commissario Ue alla concorrenza e al mercato interno, resta coerente con se stesso: nell’ennesima interrogazione al Parlamento di Bruxelles, risponde picche alle richieste di rivedere la direttiva che – nei fatti – riassegnerà le concessioni demaniali marittime. A Barnier è stato chiesto se era d’accordo con le parole della collega Maria Damanaki, che qualche mese fa suscitarono una tiepida speranza tra i balneari. Damanaki parlò di una revisione della Bolkestein, anche se non era chiaro in quale senso. Barnier si è dissociato dal commissario greco e anzi, ha ribadito la necessità che la direttiva Servizi sia applicata più e meglio. Parole che, pare, siano state recepite in maniera chiara anche a Roma.
Quando non si sa cosa fare, recita un vecchio adagio della politica, si crea una commissione. Ma, al netto dello scetticismo, l’obiettivo del Governo è risolvere un rebus che dura da anni: la messa all’asta delle spiagge, o meglio delle concessioni demaniali marittime in mano ai balneari, così come richiesto dall’Unione Europea per alimentare la concorrenza su sdraio e ombrelloni. Ed è per questo fine che è stata formata a Roma una commissione ad hoc: un gruppo di tecnici che dovrà sviscerare per l’ennesima volta la direttiva Bolkestein e le altre norme europee, in cerca di una soluzione che non ammazzi le imprese balneari e non faccia infuriare l’Europa. Da trovare entro ottobre, che è la nuova scadenza per il cosiddetto “riordino delle concessioni”, dopo il rinvio del 15 maggio scorso. Hai detto niente. Sulla composizione e le competenze di questo team, bocche stracucite. Qualsiasi dettaglio che aggiunga qualcosa potrebbe far saltare il banco. Ma c’è un elemento che emerge, e che certo farà insospettire i concessionari degli stabilimenti: il lavoro, considerato fondamentale, che si dovrà fare sul cosiddetto “equo indennizzo”. I soldi, cioè, che spetterebbero al balneare se dovesse perdere la propria concessione – e quindi la propria attività – in caso di vittoria di un altro imprenditore, o società, nella gara a evidenza pubblica per l’affidamento del titolo. Un vero rebus nel rebus, che è già stato analizzato in mille modi. Sembra – ma al momento sono solo ipotesi – che si ritenga fondamentale non trasformare le possibili, future gare a evidenza pubblica delle concessioni in una sorta di espropri da Repubblica sovietica. Che darebbero il la a una valanga di contenziosi. Serve, perciò, un risarcimento che in caso di perdita dell’impresa ne riconosca il valore commerciale: l’avviamento, gli investimenti fatti negli anni, la qualità e quantità dei servizi offerti. Ma come si possono quantificare queste cifre? Questo è il dilemma. Servirà una perizia, certo. Ma forse qualche altro documento che attesti il valore dello stabilimento in maniera oggettiva. Tutelando, perciò, il balneare che si vede confiscata la propria attività dopo decenni di lavoro. L’attenzione di Palazzo Chigi sull’indennizzo, peraltro, dimostra come si ritenga difficile poter evitare le aste. L’ultimo pronunciamento di Michel Barnier, commissario europeo che ha in mano la questione Bolkestein, lascia pochi dubbi sull’idea di Bruxelles. Nonostante l’apertura cauta del commissario Maria Damanaki, che aveva fatto sperare i balneari. Ma la confusione c’è, ed è tanta, anche sulla scadenza dei titoli. Tutti in Italia danno per scontata la durata delle concessioni in vigore fino al 31 dicembre 2020, grazie alla proroga concessa dal Parlamento rispetto alla precedente scadenza del 2015. Ma i rinvii, le incertezze e gli errori fatti dai Governi precedenti sembrano averla messa in pericolo. L’obiettivo, perciò, è trovare una soluzione entro ottobre. Altrimenti non si sa cosa potrebbe accadere. 

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