NOTA CONGIUNTA SINDACATI NAZIONALI A PIER PAOLO BARETTA

225px-Pier_Paolo_BarettaLa risposta pervenuta alla X^ Commissione della Camera dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ad una interrogazione che riguarda le tutele che il Governo pensa di attuare nei confronti delle imprese balneari per evitare una applicazione traumatica della Direttiva servizi, presentata dall’on. Enzo Lattuca e da altri 11 co-firmatari, sorprende allarma e non è né soddisfacente né condivisibile.

Sorprende in quanto la risposta è, di fatto, il copia-incolla di parti di bozze di un disegno di legge frutto del lavoro di un tavolo tecnico interministeriale, al quale ha partecipato anche l’Agenzia del Demanio, che da autorevoli membri del Governo sono state definite “strumenti di lavoro” per arrivare, dopo ulteriori confronti e approfondimenti anche con le Organizzazioni di categoria, ad una stesura definitiva da presentare al Consiglio dei Ministri prima, e poi nelle aule parlamentari per la definitiva approvazione. Quindi, oggi, ci troviamo in una fase interlocutoria e di lavoro preparatorio.

Non è condivisibile e allarma in quanto elude, sostanzialmente, la questione politica sollevata di una disciplina transitoria che confermi la volontà del Governo di assicurare continuità alle imprese attualmente operanti. Disciplina transitoria, a nostro modo di vedere, assolutamente qualificante e irrinunciabile, che, invece, troviamo nell’ultima stesura di questi “strumenti di lavoro” che prevede una sorta di doppio binario individuato per affrontare la problematica: uno che riguarda il rilascio di nuove concessioni con la forma dell’evidenza pubblica e l’altro che attiene alle concessioni in essere per le quali prevede, appunto, un periodo transitorio. Periodo transitorio che nel documento unitario sottoscritto da tutte le Organizzazioni sindacali, con il quale da tempo è stata definita la nostra piattaforma e presentato al governo, è individuato in 30 anni. Così come non è condivisibile il sistema di riconoscimento e di calcolo dell’eventuale indennizzo che non può non tener

conto del fatto che l’impresa è e rimane di proprietà de concessionario e, quindi, ne va riconosciuto l’intero valore. Non lo sono nemmeno i principi per il calcolo del canone demaniale che non tiene conto della realtà oggettiva delle concessioni e che butterebbe fuori dal mercato qualche migliaio di imprese sulle quali si abbatterebbe un canone assolutamente insostenibile.

A ciò si aggiunga il rilievo che viene attribuito nella riforma in gestazione al fattore dell’investimento monetario, tralasciando del tutto la salvaguardia del fattore lavoro che costituisce – e deve continuare a costituire – la peculiare caratteristica della balneazione attrezzata italiana.

Su questi temi, ma più in generale su tutti quelli contenuti nelle bozze dei ddl, si è aperto un confronto al Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo e a quello agli Affari Europei, che dovrà proseguire nello spirito di collaborazione e di franchezza che abbiamo condiviso come giusto e auspicato metodo di lavoro, e nei quali siamo pronti a fornire il nostro contributo che sarà qualificato e responsabile.

E’ evidente che fatti come la risposta in oggetto mettono in forse questo metodo di lavoro e ne possono compromettere risultati e aspettative, allarmano e turbano tutta la nostra gente che, da anni, vive senza certezza del futuro e con l’angoscia di perdere l’attività e di gettare via anni di impegno economico e soprattutto, di lavoro.

Auspichiamo che, non appena sarà nominato il nuovo Ministro per gli Affari Regionali al quale è stata assegnata la delega sulla materia, si possa riprendere il lavoro per giungere entro il 2015 all’approvazione di una nuova legge di riordino che, ridando certezze alle imprese esistenti e aprendo il mercato a nuove concessioni, rilanci gli investimenti nel settore e rafforzi questo prodotto italiano di eccellenza che è elemento di forza dell’offerta turistica nazionale.

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