Patrizia De Filippo

20130510-011347.jpgMi chiamo Patrizia e vi racconto i Bagni Nettuno.

Varazze, prima stagione anno 1997. Siamo partiti con le idee chiare fin da subito, volevamo far diventare questa spiaggia un posto indimenticabile per il quale i nostri clienti una volta tornati a casa sognassero il loro ritorno . Volevamo che assomigliasse ad un piccolo villaggio turistico ben arredato con piante , giochi, piscina e servizi vari con il bar aperto alla sera, con un’apertura stagionale più lunga.
Abbiamo passato il primo inverno a costruire letteralmente l’arredamento del bar, io facevo il boccia, abbiamo anche progettato una nuova disposizione delle cabine e del dehor con due tende tensostatiche, le prime a Varazze al posto dei “cannicci” che avevano tutti i bagni di allora.
Le tende dapprima sono state approvate dal Comune, una volta montate ci è stata intimata la demolizione perché a detta di qualcuno “emergevano in maniera episodica” …. Insomma quella novità dava fastidio! Per fortuna il TAR ci ha dato ragione.
Quel primo anno la condizione della spiaggia dopo le mareggiate invernali era a dir poco disastrosa: tante pietre e poca sabbia. I clienti storici dei bagni ci hanno raccontato che erano parecchi anni che era così, tranne il periodo precedente la discarica dell’attuale secca del surf, prima era la spiaggia più bella di Varazze. Dopo aver portato via dall’arenile camionate di sassi, potete immaginare con quanti sforzi sia fisici che economici, ci siamo ripromessi che dalla stagione successiva avremmo dovuto trovare una soluzione più duratura.
A Varazze, come il maggior parte delle spiagge liguri, già da quegli anni esisteva il fenomeno dell’erosione degli arenili e con i colleghi interessati, durante il periodo invernale, ci siamo attivati per studiare e vagliare la migliore soluzione. Ho smosso, come si suole dire, mari e monti e la prima riunione per le barriere soffolte è stata fatta ai Bagni Nettuno e anche molte altre successive.
Eravamo carichi di energia e motivati. Nonostante le difficoltà per l’iter burocratico e approvativo decisamente mastodontico nel 2002 i bagni marini di Varazze hanno portato all’esecuzione il progetto barriere soffolte. Ovviamente non per tutto il litorale, gli stabilimenti a ponente quelli in prossimità del porto non hanno aderito poiché in quell’anno è stato approvato in contemporanea il progetto del nuovo porto “Marina di Varazze”; poteva essere una occasione positiva per tutte le spiagge, ma non è accaduto così. Per una serie di situazioni che non sto a descrivere ma che conosco benissimo perché le ho vissute in prima persona, il Comune ha dato il via all’esecuzione delle barriere ad un primo lotto nella zona di levante del fiume Teiro.
Tutta la mia volontà ed il mio impegno messi a disposizione in tutti quegli anni con riunioni su riunioni con tecnici, politici ed enti competenti aveva portato a risolvere il problema erosione ad altri e non alla nostra spiaggia sempre così disastrata, inoltre il progetto ci aveva fatto spendere cifre di notevole entità anche per noi esclusi ( per tre stabilimenti balneari ben € 82.000,00 )
Era una beffa…. .il grande Totò avrebbe detto : cornuti e mazziati !!! …… E l’arenile sempre una cava di pietre ! Le abbiamo anche macinate durante due stagioni invernali naturalmente a nostre spese senza alcun contributo.
Negli anni abbiamo migliorato la qualità dell’arenile ma non la sua profondità. Ogni mareggiata anche di piccola intensità ci invade lo stabilimento balneare ancora adesso, con notevoli disagi d’estate e con danni alle strutture fisse d’inverno (l’anno scorso è crollata una soletta).
Potrei andare avanti a raccontare le vicissitudini della mia spiaggia ancora per altrettante pagine, vi potrei dire anche che abbiamo presentato e finanziato altri due progetti per ripascimenti strutturali nella nostra zona, la cui esecuzione neanche a dirlo è in stallo poichè non ci sono fondi regionali…. È ovvio coi tempi che corrono !
Dopo tutto questo laborioso percorso mi sono chiesta cosa ci fosse di positivo , perché ci doveva essere qualcosa di positivo se in tutto questo tempo non ho mai mollato.
In effetti mi piace lavorare sul mare e ho imparato a conoscerlo molto bene, tutte quelle riunioni mi hanno fornito un bagaglio di conoscenza anche tecnica del mare e degli arenili. Ho imparato a dialogare con enti, politici e amministratori di ogni genere e colore facendo ben attenzione a riporre la fiducia a uno o all’altro, in alcuni casi è importante ricordare una famosa locuzione latina “verba volant, scripta manent”.
In questa spiaggia ci ho cresciuto Stefano, mio figlio aveva cinque anni quando abbiamo iniziato quest’avventura, di giorno scorrazzava libero tenuto d’occhio da noi e dai clienti di lunga data, di sera quando avevamo il bar aperto dormiva nel cabinone del bagnino, suo padre. In seguito a sedici anni ha preso il brevetto da assistente bagnanti e da allora oltre ai suoi impegni di studio lavora con noi.
Avere e vivere uno stabilimento balneare e sempre stato il sogno di tanti ma soprattutto un nostro sogno che in effetti abbiamo realizzato, e ora con questa storia delle aste il sogno sta diventando un incubo con zero prospettive per il futuro. Mio figlio, una volta laureato, non vede l’ora di andare all’estero per realizzarsi mentre noi con questa incertezza della licenza demaniale ci dobbiamo convivere.
Stagione dopo stagione l’unica cosa che è rimasta intatta nel tempo è la mia (e nostra) testardaggine a voler migliorare la condizione della nostra spiaggia e del nostro lavoro …….. ho la testa dura come le pietre che i miei uomini maneggiano ogni giorno e quando sto per arrendermi, sopraffatta dai problemi, penso alla ragione per cui ho resistito così a lungo.

PATRIZIA – Bagni Nettuno Varazze

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