PESCA: LEGA PESCA, BENE INTERROGAZIONE A BRUXELLES SU CONCESSIONI DEMANIALI

Da Antonio Smeragliuolo
(AGENPARL) – Roma, 22 apr – L’acquacoltura italiana è al centro di una vera e propria emergenza che mette a rischio occupazione ed investimenti, dettata dalla incertezza normativa sulle modalità di rinnovo delle concessioni demaniali, già scadute o in procinto di scadenza, su cui insistono gli impianti di allevamento. Recependo l’allarme degli acquacoltori, Lega Pesca/AMA, in raccordo con le altre Associazioni del Coordinamento Pesca dell’Alleanza delle Cooperative, sta proseguendo l’azione intrapresa per colmare l’attuale vuoto normativo con l’obiettivo di arrivare ad nuova organica disciplina di rilascio e rinnovo delle concessioni, che rappresenta di per sé un pilastro fondamentale per impostare lo sviluppo dell’acquacoltura nazionale in linea con gli indirizzi della politica marittima integrata dell’Unione Europea. Per fare il punto della situazione, il seminario nazionale organizzato a Goro sotto la sigla dell’Alleanza delle Cooperative ha consentito di acquisire il parere unanime di autorevoli giuristi e tecnici circa l’inapplicabilità alle concessioni per l’acquacoltura delle previsioni e scadenze della cosiddetta “Direttiva Servizi”o “Direttiva Bolkestein”, la Direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno, con tutto quello che ne consegue rispetto alle ben diverse interpretazioni date sulla materia da alcune Regioni. Il seminario di Goro ha costituito un primo passo incoraggiante, che ha gettato le basi per procedere ai diversi livelli. Primo fra tutti quello dell’Unione Europea che rappresenta la fonte primaria del diritto. In quanto autorità che ha emanato la direttiva in questione, è quanto mai dirimente assumere la sua posizione ufficiale in materia. Per questo motivo, è da accogliere come ulteriore passo avanti nell’azione intrapresa, l’iniziativa congiunta degli europarlamentari S&D, Sergio Cofferati (Commissione Mercato Interno e Protezione Consumatori) e Guido Milana (Vicepresidente Commissione Pesca), che hanno presentato alla Commissione Europea una interrogazione parlamentare a risposta scritta volta a chiarire l’esclusione del regime di rinnovo delle concessioni demaniali per lo svolgimento delle attività di acquacoltura dall’ambito di applicabilità della Direttiva Servizi. Anche se l’esito sarà scontato, la risposta nero su bianco della Commissione sarà utile a sciogliere definitivamente ogni dubbio e non andare a soluzioni pasticciate nel confronto che si apre in Italia tra i diversi Ministeri competenti e le Regioni. A parte Bruxelles, è chiaro che la vera partita si gioca in Conferenza Stato Regioni, dove l’Ordine del Giorno presentato in merito alle incertezze applicative della direttiva servizi rimane esemplare delle difficoltà in atto. Sulla indispensabile base di certezza giuridica che fornirà la risposta della Commissione, Lega Pesca intende proseguire la sua azione a livello nazionale, dove l’obiettivo rimane quello di intraprendere, in raccordo con tutti i soggetti istituzionali coinvolti, un percorso volto a definire, per lo specifico ambito del rilascio ed il rinnovo delle concessioni per l’acquacoltura, una nuova disciplina organica che sia strumento di sviluppo del comparto. L’assenza di normative specifiche crea confusione ma consente anche un certo margine di flessibilità per ipotizzare, un regime transitorio che, nell’immediato, metta al sicuro investimenti e lavoro e dia risposta ad acquacoltori che oggi esercitano l’attività in aree il cui titolo è scaduto. Ciò anche perseguendo l’obiettivo di un rinnovo della delega al Governo approvata ma non esercitata per scadenza (delega legislativa contenuta nell’art. 11 della legge comunitaria 2010 (legge 15 dicembre 2011, n. 217) per la definizione di linee guida nazionali di disciplina di rilascio e rinnovo delle concessioni demaniali, in cui, accanto alle esigenze di evidenza pubblica siano contemperate quelle di gestione sostenibile delle risorse, politica sociale, limiti alla capacità di sfruttamento, etc., così come l’indicazione di parametri per il rinnovo delle concessioni. La proposta, già portata all’attenzione di Ministeri e Stato/Regioni, fissa come principi irrinunciabili: rispetto delle unità economiche già definite, tenendo conto sia della redditività delle unità economiche minime che di esigenze ambientali e di tutela del territorio, e capacità di sfruttamento; adeguata considerazione della esperienza già maturata nel settore e delle garanzie ambientali locali ed occupazionali; previsione di un sistema di indennizzo per il concessionario eventualmente uscente per investimenti non ancora ammortati e clausole sociali per i lavoratori coinvolti; durata delle concessioni demaniali tale da garantire la redditività degli investimenti già effettuati e gli investimenti futuri (incluso il collegamento con eventuali concessioni a terra); esplicita netta separazione tra concessioni rilasciate per lo svolgimento di attività di produzione primaria e concessioni rilasciate per lo svolgimento di attività di servizi.

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