Regione Liguria: “Aspetti generali della Regione Liguria” di Devis Pierno

images-3 Pubblichiamo una parte di una tesi di laurea dal titolo “Analisi dei bed & breakfast in Liguria”, scritta da Devis Pierno. Naturalmente abbiamo selezionato le parti che ci interessano, che potranno servirci come base per ulteriori approfondimenti.

Se volete leggere tutta la tesi, scriveteci a donnedamare@gmail.com, tenendo presente che la riproduzione di questa tesi, con qualsiasi mezzo, totale e parziale, non può avvenire senza un’autorizzazione scritta dell’autore. Ogni violazione verrà perseguita a norma di legge.”

Liguria: descrizione ed analisi delle caratteristiche proprie di questa Regione.

Credo che per poter meglio comprendere le peculiarità economico-produttive di una Regione sia assolutamente utile se non necessario avere dapprima chiaro l’aspetto geografico nonché storico che l’ha caratterizzata nel tempo. Inizio dando delle informazioni geo-morfologiche inerenti la Liguria.

Informazioni geo-morfologiche.

Questa Regione, è un arco di terra compreso tra la linea spartiacque delle Alpi Marittime a ponente e degli Appennini a levante ed il mar Ligure. Il suo territorio è prevalentemente montuoso (il 65% della superficie totale) mentre il resto è collinare. Benché i rilievi non raggiungano altezze particolarmente elevate già a livello infrastrutturale si può ben vedere che sono esistite difficoltà maggiori rispetto a regioni quali ad esempio l’Emilia Romagna. E’ una Regione non molto grande (5.416 kmq che rappresentano solo l’1,18% della superficie nazionale) ed è abitata da 1.621.016 persone pari ad una densità di 299 abitanti/kmq. E’ composta da quattro province (entro breve saranno tre) che concentrano nei loro Comuni capoluoghi quasi tutti i residenti lasciando ampissimi spazi impervi praticamente disabitati, con una costellazione di piccoli Comuni e frazioni.

La costa Ligure, che si sviluppa per oltre 300 chilometri, ed ha un aspetto molto vario, con alternanza di scogliere scoscese e di spiagge (ora di ciottoli, ora di sabbia). Tratto caratterizzante della costa ligure è la macchia mediterranea, dove, agli ulivi dell’entroterra, fanno da contrappunto le pinete che crescono a ridosso del mare tra un centro abitato e l’altro, anche su terreni sterili e impervi. Pur essendo collocata nel nord Italia questa Regione è caratterizzata da un clima assolutamente unico e negli inverni rarissimamente si assiste a temperature sotto lo zero sulla costa.

Non si può parlare, in Liguria, di veri e propri fiumi: essendoci più che altro corsi d’acqua con prevalente carattere torrentizio dalla portata limitata, ma soggetti a notevoli aumenti durante il periodo delle piogge. Ciò ha da sempre reso questa Regione fragile e soggetta a frane e smottamenti.

 Informazioni economiche.

Anche parlando di economia l’attività agricola in Liguria deve fare i conti con la conformazione accidentata del territorio: su terreni di piccole dimensioni (spesso strappati alla montagna con i terrazzamenti) si privilegiano colture ristrette ma molto redditizie, come la coltivazione di fiori, piante ornamentali, frutta e ortaggi (si segnalano soprattutto le coltivazioni specializzate di carciofi e asparagi nella piana di Albenga). L’industria alimentare, molto fiorente, è trainata dalla produzione di olio, presente su tutto il territorio (soprattutto a ponente). L’industria pesante è concentrata nel savonese (settore chimico) e nel genovese (cantieristica) anche se l’attuale crisi ha infierito e non poco in queste realtà. Si evince quindi quanto sia importante per una Regione con queste caratteristiche il turismo che inoltre è favorito dal clima (temperature medie tra i 7 e i 10 gradi in inverno e tra i 25 e i 28 in estate) e da un paesaggio affascinante. E’ simbolico anche l’uso di nomi evocativi come “Golfo Paradiso”, “Baia delle Sirene”, “Baia del Silenzio”, “Baia delle Favole”, “Riviera delle palme” “Eco del Mare”. Negli ultimi anni inoltre al turismo di costa si è aggiunto quello che porta alla riscoperta dell’entroterra.

 Informazioni storiche.

Passando ora ad una analisi storica la Liguria vide la presenza dell’uomo in tempi remotissimi sin dalla preistoria. E dei ritrovamenti sia nel loanese che a Ventimiglia nella grotta dei Balzi Rossi richiamano turismo. Stessa cosa succede con le grotte di Toirano, di Bergeggi e di Borgio Verezzi. Gli antichi romani invece hanno caratterizzato questa Regione soprattutto con la realizzazione di importantissime strade (molto usate tutt’oggi essendo vere e proprie arterie viabilistiche) quali la Aurelia e Julia Augusta sulla costa, Postumia ed Aemilia Scauri verso l’interno che contribuirono a rafforzare l’unità territoriale e a incrementare gli scambi e il commercio. Sulla costa si svilupparono grandi centri e si costituirono i primi Comuni, sui quali Genova (importantissima repubblica marinara potente sia nel commercio che nella politica) che ebbe ben presto il predominio; mentre l’entroterra rimase per lunghissimo tempo suddiviso in feudi di proprietà delle famiglie patrizie. Una serie infinita di invasioni ed occupazioni resero abbastanza povero ed ostile al nuovo questa popolazione che ancora oggi ha in se radicata una certa chiusura verso tutto ciò che viene da fuori (turisti inclusi).

Solo nei primi del novecento la crescita economica della Regione fu notevole: dall’imperiese allo spezzino fiorirono molte industrie rallentate però, come ovvio, dalle tragiche parentesi delle guerre mondiali.

E’ ora chiaro quindi che sia la morfologia che gli eventi storici Liguri hanno reso questa Regione molto diversa dalle Regioni con essa confinanti.

 Informazioni turistiche

A livello turistico è raro trovare in altre Regioni Italiane una concentrazione tale di bellezze sia naturalistiche che storiche. Giustò per citare le più eclatanti non posso non parlare di Genova che occupa una posizione geografica invidiabile, arrampicata sulle colline e nello stesso tempo adagiata sul mare. Questa città, purtoppo molto caotica e poco attenta all’aspetto turistico ha uno dei centri storici tra i più grandi d’Europa, ricco di tesori nascosti e al tempo stesso di contraddizioni. Vi sono palazzi splendidi costretti in vicoli stretti e bui ed è un ambiente unico e fragile al punto da essere diventato dal 2006 patrimonio dell’Unesco. Atri due siti in Liguria possono fregiarsi di questo titolo e sono il paesaggio delle Cinque Terre ed il Geoparco del Beigua nel savonese (incantevole e suggestivo Parco ma che è tenuto in pratica sconosciuto ai flussi turistici).

Fuori porta svariatissime località note al mondo intero attraggono turismo da secoli. Ne cito solo alcune tra le quali Nervi, Portofino, San Fruttuoso e  Sestri Levante.

Nella vicina La Spezia (sviluppatasi attorno all’arsenale della marina militare) non possono non essere evidenziate località quali le Cinque Terre ed il Golfo dei Poeti che va da Porto Venere a Lerici. Il savonese, conosciuto per il suo mare, le sue coste, le sue spiagge, i suoi impianti balneari, offre ai turisti un’ampia e ricca scelta anche nell’entroterra ricco di boschi e di castelli. Infine l’imperiese che è al confine verso la Francia e la costa azzurra e da questa potente località turistica viene abbastanza penalizzato non essendo assolutamente valorizzato. Anche se è la località che più di tutte potrebbe essere attrattiva avendo il clima migliore e una vegetazione ancora pressoché intatta.

Dopo aver fatto questa escursione volontariamente ristretta ai minimi termini è emerso quindi che in Liguria si possono soddisfare i più disparati bisogni del mercato turistico ma i numeri dimostrano che invece ancora molto è da fare  e moltissime sono le potenzialità non sfruttate.

 Studio del mercato turistico ligure.

Il turismo Ligure è da sempre stato caratterizzato da un turismo costiero, balneare con flussi estivo (vere e proprie invasioni) da parte di lombardi e piemontesi. Gli stessi hanno poi scelto questa Regione per insediarsi acquistandoci degli immobili da adibire a seconda casa e poi, in molti casi, anche a prima casa. Ogni week end si assiste a fiumi di macchine che ingorgano ogni minimo spazio disponibile e tal evento è visto quasi come una violenza da parte dei residenti locali che non lavorano con i turisti. Si respira chiaramente una vera e propria ostilità nei confronti dei turisti. Ciò è grave e controproducente ed è spesso la causa per la quale molti turisti abituali si spingono altrove, non sentendosi ne benvenuti ne a loro agio.

La struttura turistica di quest’ area è da sempre sbilanciata verso gli esercizi alberghieri, anche se, come in tutto il territorio nazionale, il numero dei B&B vede un’esponenziale sviluppo anche in Liguria. Con l’evoluzione della domanda turistica, in virtù anche della crescente richiesta da parte di un turismo breve (week end, ponti) nonché di un prodotto esperienziale ed economico, la Liguria vede una migliore distribuzione lungo l’arco dell’anno dei flussi turistici. Un forte incremento riguarda ad esempio i mesi invernali quando moltissimi Enti locali lombardi e piemontesi mandano i propri anziani a “svernare” in Liguria. Qui le strutture ricettive alberghiere, altrimenti deserte o quasi, accolgono queste comitive a prezzi competitivi.

Inoltre si assiste anche ad un incremento delle presenze turistiche straniere che hanno capito quante opportunità siano presenti ed ancora da scoprire nel territorio, nella cultura, nella storia e nella gastronomia Ligure.

Questa nuova iniezione di turisti ben contrasta la stagnazione alla quale era destinata questa Regione stracolma di seconde case ed impossibilitata (a causa dei vincoli morfologici nonché dei prezzi proibitivi degli immobili esistenti) ad ampliare o rinnovare la propria offerta turistica.

La varietà quindi dei segmenti e la variabilità dei consumi concedono all’offerta ampie opportunità di differenziazione.

Analisi dell’impatto del turismo sul mondo del lavoro in Liguria.

Le imprese liguri che lavorano con il turismo sono prettamente micro imprese (7 imprese su dieci hanno meno di 5 dipendenti) vedendo impegnate circa 54 mila persone. Questo numero in una Regione come la Liguria significa che in pratica ben oltre il 6% degli occupati nella Regione lavora nel turismo (contro il 5% medio italiano).

Va detto però che a quasi tutte loro sono offerti contratti stagionali per un periodo massimo di sei mesi, lasciando quindi scoperti i restanti sei mesi.

Infatti, la stagionalità dei flussi turistici in questa Regione è un vero tallone di Achille da risolvere. I dati Istat dimostrano che l’alta stagione (giugno-settembre) copre nel 2011 il 54,1% degli arrivi ed il 62,1% delle presenze nelle strutture alberghiere mentre ben il 66,8% degli arrivi ed il 72,9% delle presenze nelle strutture extra – alberghiere (con una preoccupante e costante crescita nell’ultimo triennio).

Analisi dei principali prodotti turistici offerti dal mercato ligure in relazione alla domanda reale.

Volendo raggruppare il mercato ligure in cinque principali prodotti turistici possiamo identificare i seguenti prodotti:

  • Turismo balneare;
  • Turismo delle città;
  • Turismo verde;
  • Turismo sportivo;
  • Turismo eno-gastronomico.

 Partendo dal primo in elenco (turismo balneare) è preponderante il peso dello stesso rispetto agli altri prodotti. Infatti, ben il 64,8% dei turisti che visitano la Liguria alloggia nelle località di riviera. E di conseguenza in queste località hanno sede ben il 50,9% delle unità locali attive nella filiera turistica. Si tratta di quasi 11 mila unità locali di cui quasi 9 mila sono strutture ricettive e ristoranti e le restanti milleduecento circa sono attività correlate (quali attività ricreative, sportive o culturali).

Dei turisti che scelgono questo tipo di prodotto, solo il 7,4% nel 2011 ha scelto di soggiornare nei B&B liguri. Dominanti restano gli alberghi (38,8%) e le seconde case o residenze di amici e parenti (29,9%).

In merito al turismo di città, grazie anche agli sforzi fieristici sui quali questa Regione sta investendo (vedi ad esempio il salone nautico di Genova) le città accolgono il 34.9% delle unità locali presenti nella filiera turistica allargata. Anche per questo prodotto turistico solo il 7,4% delle scelte ricade nei B&B con il predominio degli alberghi (45,5%).

Il turismo verde ricopre un ruolo ancora troppo basso rispetto al mercato totale e richiede un forte investimento produttivo dal ritorno economico certo. Infatti attualmente solo il 14,3% delle unità locali della filiera turistica allargata si trovano nell’entroterra (poco più di 3000 unità). Il turismo naturalistico riveste ancora un ruolo di turismo di nicchia in Liguria e viene spesso associato a turismi complementari quale quello eno-gastronomico o quello sportivo. I B&B in quest’ambito raccolgono ben il 12,9% delle scelte mentre gli agriturismi il 17,5%.

Il turismo sportivo è per una Regione come la Liguria un prodotto strategico, sia per l’elevato appeal che dimostra di anno in anno preso la domanda turistica, che per la sua trasversalità che, come detto in precedenza, coinvolge più prodotti (entroterra e mare, eventi, cibo cultura etc). Si stima infatti che ben il 24,7% dei turisti che frequentano la Liguria lo faccia per praticare sport e attività annesse. Questo dato è notevolmente maggiore rispetto alla media nazionale (9,5%) ed in continua crescita.

Ultimo dei prodotti analizzati è il turismo eno-gastronomico che da solo muove ben il 5,4% dei flussi turistici regionali (in linea con la media nazionale) Ma anche su questo tipo di turismo ci sono enormi spazi non ancora valorizzati che la Liguria offre. Pare che i turisti stranieri abbiano percepito meglio questa potenzialità. Vi sono infatti stime che imputano all’enogastronomia la spinta dell’8,2% degli stranieri verso la Liguria (contro un 4% di italiani) e rispetto ad una media nazionale del 6,9%. Vista la trasversalità di questo tipo di turismo risulta difficile individuare la struttura ricettiva prescelta.

Potenzialità da sfruttare, limiti riscontrati nella realtà ligure e sviluppi futuri.

Dopo una analisi delle peculiarità di questa Regione a 360 gradi è emerso chiaramente che la Liguria viene scelta prettamente per le seguenti motivazioni: bellezza del patrimonio naturalistico ambientale, vicinanza con le grandi città, presenza di molte seconde case dove farsi ospitare e spendere poco nonché abitudine a soggiornare nella struttura di fiducia.

D’altronde un territorio come quello Ligure, in cui bellezza, natura, storia, tradizioni ed enogastronomia si fondono insieme fino a creare un’inesauribile fonte di valore sia per il turista che per gli operatori turistici, ha certamente parecchie potenzialità ancora inespresse e su cui vale certamente la pena di investire.

Una potenzialità tra le prime è quella inerente l’enorme presenza di specialità culinarie/gastronomiche. Questi prodotti sono dei veri e propri ambasciatori d’eccellenza. Prodotti unici che acquistati nel corso del soggiorno turistico e portati a casa come souvenir possono permettere al turista di rinnovare le emozioni provate nel corso della vacanza magari ricordando anche il posto dove è stato effettuato l’acquisto (frantoio, caseificio etc etc). Un’ottima modalità di propaganda gratuita per un territorio piccolo ma intensamente dotato di qualità capaci di fare felici sia la vista, sia il gusto e sia l’olfatto dei turisti.

Eppure non si valorizza, probabilmente a causa dell’indole schiva dei liguri, la cucina che offre molte e gustose specialità. Giusto a titolo esemplificativo nella zona portuali delle città principali ci sono le caratteristiche friggitorie, dove si trovano la farinata, la focaccia, la panissa fritta, i tradizionali frisceu (frittelle) ma queste sono purtroppo note solo ai locali e fuori dai circuiti turistici. Molto meno noti al grande mercato rispetto a quanto meritano sono i vini liguri (i vini assolutamente da assaggiare il Pigato, il Vermentino e il Moscato bianco, oltre al tradizionale vino di mele). Iniziano i primi timidi tentativi di apertura delle cantine nella giornata dedicata in tutta Italia (ultima domenica di maggio) anche se aderiscono a questa iniziativa solo l’assoluta minoranza del totale. Grave limite perché è occasione fonte di flussi turistici consistenti (vedi ad esempio ciò che accade nell’Oltrepo pavese).

Ogni paese organizza nell’anno più fiere e sagre tradizionali e le stesse, aiutate anche dai contesti spesso suggestivi, divengono eventi unici. Ma anche su questo argomento mi sento di evidenziare due grossi limiti. Il primo è la scarsa pubblicità data agli eventi (rivolta esclusivamente ai locali con dei cartelloni colorati appesi sui muri dei soli paesi limitrofi a quello in cui si svolge l’evento) e secondo la concentrazione degli stessi nel periodo estivo causando congestioni nelle scelte del turista interessato. Paesi confinanti, ad esempio, organizzano serate pirotecniche la stessa sera limitando così di gran lunga la mole di persone coinvolgibili.

Infrastrutturalmente la Liguria è forse la Regione meglio dotata di autostrade (è totalmente percorsa per tutta la sua lunghezza da un’autostrada a due corsie) e dalle ferrovie. Ma le stesse divengono un elemento di disturbo passando o tra il mare ed il paese oppure tagliando il centro di alcune località in due con tutti i relativi disagi estetici e sonori. E’ un limite da superare quanto prima. Esistono progetti di spostamento a monte delle strade ferrate con recupero delle vecchie vie ferroviarie (vedasi il bellissimo lungomare Europa tra Varazze e Cogoleto) ma sono anni che tutto è fermo.

La Liguria ha solo due aeroporti di cui uno è praticamente inutilizzato (Albenga) e l’altro di Genova ha tratte rivolte più al trasferimento degli italiani verso mete estere che rivolto ad agevolare l’arrivo di turisti.

Essendo una regione marina ha a disposizione anche delle ottime stazioni marittime. A Genova è forte il movimento di traghetti diretti alle principali località del Mediterraneo: Sardegna, Corsica, Tunisia, Sicilia, Sardegna e Spagna. Ma è utilizzata solo come tappa di collegamento senza che i turisti di passaggio (parecchi milioni l’anno) siano agevolati o incuriositi nel fermarsi e visitare la città e le sue importanti bellezze. Stesso discorso vale per Savona dove le più importanti compagnie di crociere attraccano quotidianamente sbarcando in media 30 mila passeggeri alla settimana.
Tali poli turistici sono quindi solo percepiti dai locali quali portatori di disagi (traffico, inquinamento etc) rendendoli ostili e prevenuti.

Ultimamente attraverso appositi siti internet (forum, blog etc) si assiste ad un impegno un po’ più ampio per poter incrementare i flussi turistici e valorizzare al meglio le tantissime bellezze a disposizione ma ancora molto c’è da fare. Una novità in tal senso è il blog “La Liguria racconta” organizzato dall’agenzia In Liguria con lo scopo di promuovere il territorio e l’offerta turistica suggerendo spunti di viaggio proprio attraverso la testimonianza diretta dei viaggiatori. Chiunque potrà postare la propria esperienza di viaggio, le proprie foto, le proprie sensazioni andando a conquistare l’attenzione e la curiosità dei viaggiatori sia reali che della rete.

Altro limite che non può non essere evidenziato è la stagionalità dei flussi turistici. Per questa Regione è infatti un vero tallone di Achille da risolvere. I dati Istat dimostrano che l’alta stagione (giugno-settembre) copre nel 2011 il 54,1% degli arrivi ed il 62,1% delle presenze con una costante crescita nell’ultimo triennio.

La vicinanza alle metropoli del nord, i perfetti collegamenti con queste ed il clima sempre e comunque migliore rendono la Liguria sono certamente una arma a vantaggio dello sviluppo turistico Ligure. Ma non essendovi strategia unitaria alla base si assiste a vere e proprie invasioni da parte di ogni tipo di turista. Infatti sia a causa della crisi economica, che dei prezzi elevatissimi delle strutture ricettive che della forte ostilità che trapela verso i turisti stessi (così detti foresti) anziché assistere ad un conseguente sviluppo economico legato a così tanti arrivi, si nota che, specialmente negli ultimi tre anni, tantissimi fanno una gita in giornata portandosi da casa tutto il necessario ed impedendo così agli operatori turistici e non solo qualunque guadagno dal loro arrivo, ma lasciando agli stessi i soli disagi di tanto movimento. Si viene così ad aumentare l’ostilità innestando un circuito “pericoloso” specialmente per il turismo e gli operatori turistici che é ovviamente un grosso limite allo sviluppo.

Fatto salvo questo nuovo modo di fare vacanze, in merito al 2011 si è visto che l’impatto economico del turismo in Liguria è valso 5 miliardi di Euro di cui il 30% circa legato ai consumi dei turisti che alloggiano nelle strutture ricettive ed il 70% circa ai vacanzieri delle seconde case.

La Regione Liguria ha cominciato a cercare di aumentare questa importante fonte di reddito per i propri abitanti attraverso dei piani mirati e delle strategie ad hoc (grazie al nuovo piano triennale del turismo). Un’importante strategia con la quale la Regione tenta di implementare l’integrazione tra costa ed entroterra. Ciò è possibile inserendo l’entroterra in piani di promozione specifici dedicati alle eccellenze del territorio, ai percorsi naturalistici e a molte attività outdoor ad essi legate. L’idea è quella di ispirarsi alla vicina Toscana dove esistono forti e radicati flussi di turismo rivolti a scoprire l’entroterra senese piuttosto che il Chianti indipendentemente dalla bella e rinomata Versilia. L’assessore al turismo Berlangieri ha dichiarato che questa promozione dell’entroterra sarà inserita nel nuovo piano triennale regionale del turismo ed il suo nome sarà “Liguria da gustare”. Lo stesso Assessore ha dichiarato inoltre che: “Promuovere il turismo di destinazione fine a se stesso oggi non serve a nulla. Il turismo che oggi si muove è quello di motivazione e la Liguria ha tutte le carte in regola per muoversi in questa direzione“. Al suddetto piano triennale regionale del turismo la Regione ha destinato ben 35 milioni di Euro. Cifra molto importante. Obiettivo dello stesso piano è quello di mettere al centro delle politiche regionali il turismo facendo si che da economia residuale e marginale diventi una economia adulta, strategica e fondamentale per questa Regione, generando impresa, lavoro ed occupazione.

Insieme alla Regione Liguria collabora anche l’Agenzia “In Liguria” e un primo passo da fare per raggiungere questo scopo è quello di applicare la filosofia “web 2.0” individuando nella rete il luogo di ascolto degli operatori e dei turisti ancora prima che luogo di comunicazione o promozione.

Questo Piano, se portato a termine, avrà un forte potenziale e darà slancio a tutto il mercato turistico ligure. E’ un piano recentissimo (ottobre 2012) e molto audace. Da una sua analisi in sintesi oltre ai due asset strategici sopra descritti (implementazione della cultura digitale e dei fattori d’identità e di qualità) altri sono i punti di orientamento fondamentali per il progetto:

  • sviluppare offerta turistica qualificata capace di intercettare la nuova domanda puntando sulla tipicità e qualità del territorio ligure;
  • sviluppare una offerta “all season” diversificando al massimo l’offerta;
  • riconoscere al turismo un ruolo strategico per l’intera economia regionale donando ricchezza anche ai settori con esso correlati quali l’enogastronomia, gli eventi culturali etc;
  • sviluppare turismo sostenibile, intelligente ed alternativo al classico turismo balneare. Un investimento per il futuro volto a preservare una Regione che ha già sostenuto un elevato costo ambientale a seguito dello sviluppo selvaggio di alcuni decenni addietro.

Anche i numerosi parchi di cui è ricca la Liguria potrebbero garantire una forza unica all’economia locale. Basti pensare che ci sono un parco Nazionale (delle Cinque Terre), 9 parchi naturali regionali, 6 riserve naturali regionali e diverse arre protette. E i numeri dimostrano che vi è un crescente interesse da parte dei turisti per queste zone. Purtroppo però, essendoci pesanti tagli economici sul sistema ambiente, il rischio è quello di non riuscire a far decollare questa nuova ricchezza regionale.

Ultimi, ma non per importanza, strumenti di valorizzazione del patrimonio turistico ligure sono le bandiere blu e le bandiere arancioni assegnate a vari paesi sparsi sia lungo la costa che nell’entroterra.

La bandiera arancione (marchio di qualità turistico ambientale assegnato dal Touring Club Italiano) è rivolta a quei paesi/borghi che si distinguono per un’offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità. Ad oggi la Liguria registra ben 14 località che hanno soddisfatto i criteri necessari.

La bandiera blu invece è un ambito riconoscimento, che viene assegnato annualmente, valido per certificare la qualità delle spiagge e della balneazione (frutto anche di analisi della qualità ambientale generale). E’ un vero e proprio marchio di qualità e la Liguria ha vinto la classifica delle Regioni nell’anno 2012 con ben 18 bandiere blu ottenute su un totale di 131.

Una serie di riconoscimenti che dimostra quale sia la qualità globale di molte località dislocate nel territorio di questa Regione.

 

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