SPIAGGE ALLA MODA di Iaia Pedemonte di gender responsible tourism

imageAbbiamo chiesto a Iaia Pedemonte, fondatrice di http://www.genderresponsibletourism.org/ di scrivere un intervento da inserire nel nostro libro… eccolo!!! Grazie Iaia da parte di tutte le donnedamare… felice e onorata di averti conosciuta!

SPIAGGE ALLA MODA

Dagli studi della Banca Mondiale alla battigia che fa tendenza, il successo passa per un mare di conoscenza.

 

Che le Donnedamare siano straordinarie, lo sa chiunque stia in questo momento leggendo queste pagine, sotto un ombrellone o con un drink in mano, in uno dei loro specialissimi stabilimenti balneari.

Ma perché sono anche attuali e splendidamente innovatrici? Non solo per i fasciatoi, lo scalda pappa, l’orto, il riciclo dell’acqua di mare, i contadini che portano i prodotti a km zero in spiaggia, i “laboratori del mare” dei biologi, il riclico.

La ragione per cui si possono dire “alla moda”, è ben più globale e sistematica: perché i loro valori sono quelli delle nuove tendenze economiche e sociali del turismo e della sostenibilità, perché fanno rete, perché, insomma, sono donne. E non è un caso: è provato che le donne sono le più brave a “inventare turismo”.

Con questo articolo ci tuffiamo in un breve viaggio nel “turismo fatto dalle donne”, rubando opinioni e dati agli studiosi di Pari Opportunità e di Turismo Responsabile.

Dalle inchieste e dagli esempi raccolti (tutti sul sito del Turismo Responsabile di Genere www.g-r-t.org ), emergono alcuni punti certi su cui riflettere:

  • E’ provato che le donne sono la maggioranza degli occupati nel turismo. Gli ultimi dati (dal sondaggio Isnart 20013 dell’Osservatorio sull’Imprenditoria Femminile di Unioncamere), indicano una crescita delle imprese femminili superiore alla media nazionale (0,5 contro 0,3%), e un maggior dinamismo in assistenza sociale (+3,6%) e nel turismo (+2,9%). Inoltre, su un campione di 1351 imprese del settore turistico, la quota di donne tra gli addetti rappresenta il 55,5% del personale, sia pure non di alto livello.
  • E’ provato, dagli studi della Banca Mondiale alla pratica, che dove le potenzialità delle donne sono meglio messe a frutto, tutta la società è più avanzata ( e si sa che l’Italia deve fare molti passi avanti: nel Gender Gap Report è al posto numero 101 sui primi 135 Paesi, e ottava tra quelli del G20!).
  • Le attività delle donne nel turismo possono essere considerate un mercato a sé, con peculiarità da difendere e diffondere, in ogni paese e contesto sociale affrontano difficoltà diverse e stereotipi più o meno forti, fanno parte dei Millenium Goal e sono riconosciute dall’ Organizzazione mondiale del turismo e dall’ Associazione italiana del turismo responsabile.
  • Stiamo parlando di almeno una ventina di categorie di attività, dalle manager a guide, enologhe, cuoche, artigiane, gestrici di agriturismi o di stabilimenti balneari: tutte donne che in qualche modo, diretto o indiretto, si rivolgono ai turisti.
  • Il Turismo Responsabile è il più amato dai paesi più avanzati -e di tendenza anche da noi-, perché i nuovi turisti chiedono sempre di più viaggi che portino a conoscere persone, cultura, tradizioni, con diretto vantaggio per la comunità, etici verso i lavoratori locali e sostenibili verso l’ambiente.

 

Dalle teorie alla pratica, si apre un dibattito sulla scienza delle vacanze, che ci coinvolge tutti, bagnanti o bagnini, economisti o giovani in cerca di idee.

Le imprese turistiche, dati alla mano sia di domanda che di offerta dei nuovi trend del turismo, si “femminilizzano”, perché sono caratteri femminili tutela del territorio, riconversione ecologica dell’economia, diversificazione dell’offerta, maggiore attenzione alle esigenze individuali e familiari, e quindi un certo modo di fare cucina, ricevere, usare prodotti, oggetti, ricette locali, inventare itinerari culturali o ambientali.

Le imprenditrici del turismo, sostengono che l’imprenditoria femminile stia già dando un contributo al sistema-paese, soprattutto in un settore economico a forte presenza femminile e a positivo trend di crescita come quello turistico.

Nonostante le difficoltà.

Per esempio, la Banca centrale europea, in una sua indagine, evidenzia che le imprese femminili ricorrono meno  alla finanza esterna e utilizzano per lo più forme elementari di finanziamento, come lo scoperto di conto corrente. Dallo studio emerge, inoltre, che quando esse richiedono un finanziamento ottengono meno frequentemente l’intero ammontare e, con maggiore frequenza, si vedono negare il prestito o applicare condizioni ritenute troppo onerose. In più, analisi della Banca d’Italia mostrano come le imprese individuali gestite da donne, oltre a dover fornire garanzie più frequentemente rispetto a quelle maschili, sostengono anche tassi di interesse più alti sugli scoperti di conto corrente. D’altra parte, tale trattamento non risulta giustificato da condizioni di minore solvibilità delle imprese femminili che, al contrario, risultano più avverse al rischio e dunque più affidabili. Perciò, le reti di imprese, le cooperative, le associazioni femminili, hanno chiesto di recente al Governo di creare condizioni che agevolino la nascita e lo sviluppo, con servizi e strumenti che possano supportare questa grande risorsa del Paese.

Le soluzioni?

Su un fatto sono tutti d’accordo: oggi che la crisi ci porta a scelte più consapevoli, il turista farà meno viaggi, ma sarà indotto perciò a scegliere il meglio, attenendosi al suo modo di sentire e di vedere il mondo, il futuro e la realtà. Le donne rispondono bene a questo desiderio, in quanto più attente all’altro, all’ambiente e alle generazioni future. Sono più pronte a fare rete, a fare concorrenza su valori condivisi, sulla qualità, su questioni comuni, sono pienamente consapevoli di quanto cultura locale e territorio siano un bene e quindi li preservano e li esaltano.

Non a caso, la risposta è già sotto i nostri occhi, in un universo “in rosa”.

Perché i viaggi del futuro saranno sempre più quelli a casa di Lucia che tiene corsi di orecchiette in Puglia, di Grace che organizza safari culturali in Kenia per sostenere le contadine dei villaggi, delle artigiane sarde che ospitano secondo bio-architettura e bio-agricoltura, di Carmelina che ha trasformato un paese siciliano in albergo diffuso, delle tante produttrici in filiera tra loro, dall’India alle valli e alle coste italiane.

Ecco perché le Donnedamare sono di moda: dietro il biberon in spiaggia non c’è solo l’esperienza, ma una cultura, una scienza applicata alla vita, un lavoro condiviso. Una filosofia.

 

di
Iaia Pedemonte, giornalista di viaggi e autrice del sito www.g-r-t.org.

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