Tar Lecce: i comuni, anche senza piano comunale delle coste, possono rilasciare nuove concessioni

 

wpid-torre-uluzzo_972zt.T0.jpgDa Antonio Smeragliuolo
http://www.portadimare.it/cronaca/6342-si-potranno-fare-stabilimenti-balneari-anche-senza-piano-delle-coste-ecco-come
NARDO’ – Ieri, con un’importante sentenza, destinata a far scuola, il TAR Lecce ha stabilito che i Comuni, anche se non sono ancora dotati di un piano comunale delle coste, possono rilasciare concessioni demaniali per nuovi stabilimenti balneari.
Nel caso di specie – dice l’avvocato Paolo Gaballo – il privato aveva chiesto il rilascio di una nuova concessione demaniale per una spiazza attrezzata con servizi; il Comune aveva rigettato l’istanza, perchè non era ancora dotato del piano delle coste, così come la Città di Nardò.
Il TAR di Lecce ha annullato, ritenendolo illegittimo, il diniego del Comune, fornendo utili interpretazioni sulla legge regionale vigente in materia.
L’art. 17 della L.R. 16/2006, infatti, vieta ai Comuni di rilasciare nuove concessioni demaniali fino all’approvazione del piano regionale delle coste; tale piano è stato approvato lo scorso 13 ottobre 2011; in tal caso, in base alla L.R. 16/2006, i Comuni hanno a disposizione 4 mesi per dotarsi di un piano delle coste adeguato a quello regionale, e, nelle more, sono tenuti ad applicare le disposizioni rinvenienti dal piano regionale approvato.
Ad oggi, il temine di 4 mesi è abbondantemente decorso: gli Enti locali, pertanto, non possono più negare nuove concessioni demaniali per l’assenza di un loro piano comunale delle coste.
E’ necessario, infatti, salvaguardare l’interesse pubblico del Comune a pianificare il suo territorio, ma anche il diritto di iniziativa economica del privato, che non può essere sacrificato a causa dei ritardi dell’Ente locale.
Al riguardo, nella recente sentenza, i Giudici amministrativi leccesi evidenziano che: “dopo l’entrata in vigore del piano regionale delle coste, l’attività concessoria è consentita e appare anzi doverosa esplicazione delle naturale obbligatorietà amministrative, nell’osservanza del Piano regionale”; ed ancora: “la necessità di salvaguardare la programmazione comunale non può tuttavia comportare dilatazione dei tempi tale da pregiudicare gli interessi privati, che sono anch’essi degni di tutela”; in conclusione: “in assenza del piano comunale delle coste, i Comuni possano ugualmente prevedere le aree concedibili in fedele applicazione del PRC e quindi nel rispetto delle condizioni ivi previste”.
Peraltro, già nei mesi precedenti, lo stesso TAR Lecce, in conformità ai suesposti principi, aveva evidenziato che i privati, interessati a realizzare uno stabilimento, potevano sollecitare la formazione del piano comunale delle coste ed ottenere la nomina di un Commissario in luogo del Comune che non ha rispettato il termine di 4 mesi assegnato dalla Legge regionale: “la necessità di salvaguardare la programmazione comunale non può comportare una dilatazione dei tempi tale da pregiudicare gli interessi privati, che sono anch’essi degni di tutela. Il punto di equilibrio del sistema normativo viene, quindi, ad essere costituito dalla possibilità del privato – che abbia dimostrato di rivestire una posizione differenziata rispetto alla generalità, ad esempio richiedendo la concessione di un’area del demanio marittimo – di sollecitare, attraverso la contestazione del silenzio dell’Amministrazione, la formazione del Piano comunale e di ottenere la sostituzione di un commissario ad acta all’Amministrazione rimasta inerte”.
La sentenza riveste grande importanza, in quanto è destinata a trovare applicazione in tutti i Comuni che si trovano nella stessa situazione, tra cui quello di Nardò.

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