Vandana Shiva: l’ecofemminismo contro il degrado ambientale

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Vandana Shiva Terra Madre 2008

Fonte http://www.ecoblog.it

Peter S. Wenz in Environmental Ethics Today ipotizza che se l’attuale degrado ambientale deriva da secoli di predominio e gestione delle risorse nelle mani del genere maschile, un mondo governato in gran parte dalle donne forse sarebbe un mondo migliore. L’approccio alle tematiche ambientali è influenzato dal legame con la Natura. E sia le donne che la Natura, nel corso dei secoli, sono state considerate entità inferiori dal genere maschile, il loro grido di ribellione e dolore inascoltato.

Se l’uomo si è approcciato alle risorse naturali come a strumenti commerciali, di profitto, le donne si sono accostate alla Natura per soddisfare i bisogni primari, nel rispetto degli equilibri degli ecosistemi. Un atteggiamento che nasce dallo stretto rapporto tra la donna e la terra presente in diverse culture. In Asia, in Africa e nei Paesi dell’America Latina le donne dedite all’agricoltura hanno pagato un prezzo molto alto per i cambiamenti climatici, per la deforestazione e per lo sfruttamento commerciale delle risorse naturali. Contro il degrado ambientale e la subordinazione della donna è nato l’ecofemminismo, un movimento di denuncia di ogni forma di disuguaglianza: dallo specismo al razzismo al sessismo.

Le donne pagano un prezzo alto per il degrado ambientale ma sono ancora in gran parte escluse dai benefici. Parole di Vandana Shiva, una delle sette donne più influenti del Pianeta per il Forbes. Fisica, attivista, ecofemminista, in India ha seminato il germe dell’ambientalismo, fondando un movimento, il Navdanya, incentrato sull’agricoltura biologica. Il Navdanya ha contribuito alla creazione di spazi liberi dove coltivare senza utilizzare sostanze chimiche rilanciando il settore biologico nel Paese. Nel 1993 ha ricevuto l’Alternative Nobel Peace Prize, noto anche come il Right Livelihood Award, per aver messo le donne e l’ecologia al centro del dibattito sullo sviluppo globale. Riprendersi la terra, riappropriarsi delle risorse vitali distribuite in modo poco equo, piantare un mondo nuovo, che cresce in modo lento e naturale, ha rappresentato una forma di riscatto per le donne indiane.

 

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